SECONDO ME - Amanda Rückert "Nessun ripensamento, come invece qualcuno vorrebbe far credere, nella maggioranza del popolo dopo il voto su Ecopop, tantomeno da parte degli elettori ticinesi"

di Amanda Rückert, deputata Lega
Non ritengo che il No all’iniziativa Ecopop scaturito dalle urne abbia rinnegato il voto del 9 febbraio scorso. Nessun ripensamento e nessun pentimento, come invece qualcuno vorrebbe far credere, nella maggioranza del popolo, tantomeno da parte degli elettori ticinesi. Sostenere il contrario è pura demagogia, finalizzata a sdoganare operazioni politiche che strapazzano la democrazia diretta:
In realtà, credo che i nessi tra le due iniziative – freno all’immigrazione di massa ed Ecopop - erano ben pochi e pure assai labili. Anche per il Ticino, dove l'iniziativa è stata bocciata da oltre il 63% dei votanti, concretamente l'utilità di Ecopop non era affatto chiara e provata. Del resto, l’idea di limitare la crescita della popolazione è difficilmente coniugabile con la difesa dei posti di lavoro e con la rimessa in discussione dei bilaterali: Ecopop non parlava di frontalieri e di padroncini, di lavoro e di dumping. Chiedeva, genericamente, un freno all’immigrazione in Svizzera e lo stanziamento di fondi per limitare il proliferare dell’umanità nel “Terzo Mondo”. È un problema reale, quello del sovrappopolamento, che ogni nazione europea dovrà affrontare seriamente, cercando soluzioni concrete e percorribili. Per quanto riguarda la Svizzera, che ha poco più di otto milioni di abitanti, è evidente che non potremo permetterci di crescere al ritmo di 80'000 persone all’anno.
L'unico argomento in linea con il voto del 9 febbraio era quello di ribadire un segnale nei confronti di Berna, affinché inizi a proporre qualcosa di serio e di concreto per applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa e dia finalmente qualche indicazione chiara ai ticinesi, che legittimamente se lo aspettano. Ma Ecopop non avrebbe contribuito a risolvere uno dei problemi principali dei ticinesi, che è quello di porre un freno all’aumento esponenziale e costante del numero dei frontalieri, e di arginare l’invasione di padroncini e lavoratori distaccati.
Sono sicuramente molti gli elementi che hanno determinato la vittoria dei NO a Ecopop. La campagna a favore dell’iniziativa è stata scialba, nemmeno minimamente paragonabile a quella che ha preceduto il voto del 9 febbraio. Le posizioni dei partiti erano sfumate: molti contrari, pochi favorevoli, con raccomandazioni di voto decisamente timide. Mediaticamente, Ecopop, non ha inoltre scatenato dibattiti e controversie virulente. Insomma, non ha spaccato più di tanto il Paese tra favorevoli e contrari. Ma di una cosa sono certa, e le reazioni della politica e dell’opinione pubblica al lancio della nuova iniziativa che mira ad annullare il voto lo dimostrano: la richiesta di concretizzare quanto è scaturito dalle urne il 9 febbraio rimane, soprattutto in Ticino. L’iniziativa contro l’immigrazione di massa va applicata senza se e senza ma.
Per il nostro Cantone questo si traduce concretamente nel trovare delle soluzioni con la S maiuscola all'emergenza lavoro, tra cui spiccano la necessità di contingentare i frontalieri, di porre mano ai problemi del traffico da essi generato e che sta paralizzando la nostra rete viaria, del dumping salariale e dell’effetto sostituzione. E in questo senso dobbiamo davvero a mio avviso iniziare ad essere uniti come Cantone senza perderci in inutili personalismi e manie di protagonismo. Dobbiamo sostenere in modo convinto tutte le proposte serie – da qualunque parte politica vengano - che vanno nella direzione di porre rimedio a problemi legati al frontalierato.
Occorre inoltre una presa di conoscenza collettiva su un principio molto semplice: il lavoro va dato prima ai ticinesi e ai residenti, a coloro che vivono e pagano le imposte nel nostro Cantone. Sarò forse idealista, ma ci credo: questa presa di coscienza deve maturare sia nei datori di lavoro, sia nella gente: non possiamo più permetterci di chiamare l’imbianchino, il muratore, l’idraulico, l’elettricista, il piastrellista o il giardiniere da oltre confine. Facendolo risparmiamo qualche franco, certo, ma mettiamo in ginocchio l’economia della società in cui viviamo, che garantisce il nostro futuro, le nostre infrastrutture, le nostre reti sociali, il sostegno alle famiglie in difficoltà, ai disoccupati, che finanzia la formazione dei nostri giovani. Non possiamo buttare tutto alle ortiche per un pugno di franchi.
È inoltre necessario insistere a livello federale presentando proposte concrete e intelligenti, che anche nelle ultime settimane non sono mancate, senza mollare la presa. Da Berna, motu proprio, infatti arriva poco: la recente notizia che con il varo del messaggio sulla revisione dell'imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa si prevede che i frontalieri possano scegliere se essere assoggettati alla fonte o secondo il regime ordinario è l’ennesimo esempio di come a Berna non si voglia capire il problema: con questa modifica di legge ci saranno maggiori oneri amministrativi per il Ticino e minori entrate fiscali.
Confidiamo dunque nel (difficile) lavoro della Deputazione ticinese alle Camere affinché quella proposta sia spazzata via dal tavolo della politica. Forse, se il messaggio sulla revisione dell'imposizione dei frontalieri fosse arrivato qualche settimana prima, in Ticino Ecopop avrebbe avuto qualche sostegno maggiore, più che altro di protesta nei confronti della Berna federale. Ma poco importa: ora impegniamoci davvero con tutte le nostre forze, unendole e non disperdendole, per realizzare quello che il popolo ha democraticamente deciso.