SECONDO ME
Rückert: "Lobby in Parlamento, sì alla trasparenza, anche preventiva, ma non apriamo una caccia alla streghe"
SECONDO ME - La candidata leghista prende spunto dall'intervento sul tema dell'avvocato Renzo Galfetti pubblicato da liberatv

di Amanda Rückert *

Alcuni giorni fa su questo portale ho letto l'interessante contributo dell'avv. Renzo Galfetti sul tema delle lobby. Voglio però fare astrazione dal caso del raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo, per proporre una mia personale riflessione di più ampio respiro sull'annosa questione riguardante il rapporto tra lobby e  politica.  

In Svizzera, da quando esiste il parlamento, esistono anche le lobby. Non credo proprio che si tratti di un fenomeno esclusivo alla realtà elvetica, anche se vi è da dire che spesso il nostro Paese viene citato da studi internazionali sulla democrazia come una nazione con i sistemi democratici più sviluppati al mondo, offuscati però dall'eccessiva presenza di gruppi d'interesse che influiscono sulla politica, soprattutto sulle decisioni parlamentari o finanziando lautamente vaste campagne sull'uno o sull'altro tema durante le votazioni popolari. L'eccessiva presenza delle lobby è quindi nociva per la democrazia del nostro Paese?

Innanzitutto, a mio avviso, bisognerebbe chiarire bene cosa s'intende per lobby. 
Nel parlamento federale sono ben rappresentate le lobby delle casse malati, degli assicuratori, dell'industria farmaceutica, dell’agricoltura, degli autotrasportatori…. e invece i rappresentanti dei sindacati non possono essere considerati, a loro modo, anche loro una lobby? E gli appartenenti a vari gruppi ambientalisti, stipendiati magari dalle varie associazioni che difendono in Parlamento? Non è che perché uno rappresenta le casse malati che sono brutte e cattive e costano tanto che allora è un lobbista nel senso cattivo del termine, mentre uno che lavora per un’associazione ambientalista e difende l'ambiente, che è un bene prezioso non può dirsi tale. La questione è a mio vedere ben più complessa.

Cito dalla Treccani la definizione di lobby: "Termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi".

Nel corso della mia breve carriera politica ho avuto modo di incontrare diversi cosiddetti lobbisti o presunti tali, perché su determinati temi in parlamento si schieravano da una parte piuttosto che dall’altra per motivi professionali o perché legati a certi ambienti. E devo ammettere che mi è anche servito parlare con persone con posizioni “interessate” su un determinato tema. Mi è servito a capire meglio certe problematiche, un punto di vista, o per completare la mia conoscenza su dossier complessi e con molte sfaccettature.

Certo, è triste leggere le dichiarazioni di alcuni deputati federali, come Andrea Caroni (PLR/AR) che parla di colleghi disposti a vendere la loro nonna pur di ricevere in cambio dei voti quando sono in gioco i loro interessi. O se leggo da un’intervista all'ex deputata PPD ticinese Chiara Simoneschi-Cortesi, che una delle cose più scandalose in parlamento era vedere colleghi che leggevano alla tribuna dei testi ricevuti dalle loro lobby, magari senza nemmeno capirli. O ancora Fulvio Pelli in una recente intervista su questo portale ha dichiarato che le lobby economiche in parlamento hanno bloccato la legge sul contratto d’assicurazione, mentre che la revisione della legge sui cartelli è stata osteggiata da un’alleanza tra sindacati e piccolo padronato, a cui si sono via via aggregati altri gruppi. 

A chi non l’avesse poi ancora visto consiglio il film del 2003 "Mais im Bundeshuus", dove alcuni giornalisti seguono 5 deputati federali durante una sessione parlamentare in cui si discuteva di ingegneria genetica. Guardatelo e fate le vostre riflessioni. 

Starei però molto cauta nel limitare il discorso sul tema lobby dicendo che queste devono stare fuori tout court dal parlamento. Non mi sembra infatti che buttare fuori tutti i gruppi d’interesse dal parlamento possa necessariamente portare del valore aggiunto a questo. Sono invece estremamente favorevole alla completa trasparenza relativamente ai deputati, rendendo pubblica e di facile accesso ai cittadini la lista con tutte le loro relazioni d'interessi. Ben venga quindi l'iniziativa popolare multipartitica lanciata dal Consigliere nazionale UDC Lukas Reimann, che chiede di obbligare i membri del Parlamento federale a dichiarare da chi ricevono compensi o altre indennità e quali conflitti di interesse potrebbero avere nelle diverse commissioni. 

Ben venga perché quando in un consesso parlamentare io vedo una persona, voglio sapere chi è, cosa fa e chi rappresenta: potrei anche avere l’occasione imparare qualcosa da lui e le sue - interessate- riflessioni potrebbero aiutarmi a sviluppare un’opinione più completa su un determinato tema. 

Ma perché non andare oltre, allora? La trasparenza dovrebbe essere preventiva e certe informazioni in merito al registro d’interessi dei politici o aspiranti tali dovrebbero essere già a disposizione dell’elettorato prima, quando si tratta di scegliere i candidati da votare. Scatenare una caccia alle streghe a elezioni avvenute e a parlamento insediato, accusando l'uno o l'altro deputato di lobbismo, è parzialmente un discorso fine a se stesso. Se invece tutti fossero obbligati a depositare le loro relazioni d’interessi assieme alla candidatura e i registri fossero già pubblici per tutti i candidati, prima delle elezioni, gli elettori potrebbero essere informati e decidere in piena coscienza.

Sarebbe un bel passo avanti, ma non illudiamoci di risolvere tutti i mali del mondo. Infatti, al di là delle dichiarate relazioni d'interesse del singolo deputato, nulla vieta che un insospettabile venga comunque raggiunto dall'uno o dall'altro gruppo per sostenere una determinata causa, magari dietro compenso. Ma questo è un rischio che si corre in tutte le democrazie e per evitarlo non resta che appellarsi alla coscienza e ai valori del singolo. Ogni politico sa o dovrebbe sapere quali sono le regole che la loro violazione rischia di avere componenti penali.

* candidata al Consiglio di Stato per la Lega dei ticinesi

 

 

 

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