SECONDO ME - "Il risultato è una perdita complessiva per il Ticino e i suoi Comuni di 2 milioni. La Confederazione invece, ironia della sorte, incamera 4 milioni supplementari"

di Claudio Zali *
Ho già avuto modo di esprimermi criticamente al riguardo dell’accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri, di cui si apprestano ad iniziare i negoziati, per il motivo che esso sarà subordinato ad una messa in pratica da parte elvetica dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa accolta il 9 febbraio 2014 non lesiva degli Accordi bilaterali sulla libera circolazione, il che è però impossibile qualora si voglia realmente mettere in pratica la volontà popolare che chiede contingenti per titolari di permessi B e frontalieri. Torno sul tema per constatare che l’accordo, a dispetto dei primi altisonanti comunicati, è in realtà assai deludente anche dal punto di vista economico per il Cantone e i Comuni ticinesi sulla base dei dati seguenti:
1 - Nel 2014 il Ticino ha versato all’Italia un ristorno di 61 milioni, pari al 38.8% del gettito complessivo delle imposte federale, cantonale e comunali a carico dei frontalieri di circa 150 milioni. La parte che rimane in Svizzera di queste imposte è perciò, al netto dei ristorni, di circa 90 milioni.
2 - Secondo il nuovo accordo, il Ticino potrà prelevare al massimo il 70% delle imposte sui frontalieri, quindi 105 milioni (70% di 150). Di conseguenza l’aumento delle imposte federale, cantonale e comunali è di 15 milioni (105-90). Il Cantone avrebbe un vantaggio di 6 milioni circa, i Comuni di 5 milioni e la Confederazione di 4. Una prima valutazione mi fa dire che questo risultato non costituisce un reale successo sul piano politico.
3 - L’Italia nell’ambito delle trattative ha però chiesto che il Ticino rinunci all’applicazione della legge recentemente votata quasi all’unanimità dal Gran Consiglio che ha portato il moltiplicatore comunale a carico dei frontalieri dall’80% al 100%. La Confederazione sembra propensa a dar seguito a questa imposizione proveniente da uno Stato estero e a rendere in tal modo inefficace questa nostra legge. Anche dal profilo economico si tratta di una brutta notizia, poiché in tal caso vi sarà una diminuzione di gettito dell’imposta cantonale di 4 milioni e dell’imposta comunale di 9 milioni circa. In Svizzera, in base alle cifre del 2014, rimarranno perciò solo 92 milioni.
Il risultato complessivo dell’operazione è quindi il seguente:
- Il gettito dell’imposta cantonale aumenta di 2 milioni (+6-4),
- Il gettito dell’imposta comunale diminuisce di 4 milioni (+5-9),
- Il gettito dell’imposta federale aumenta di 4 milioni.
Il risultato è in definitiva quello di una perdita complessiva per il Ticino e i suoi Comuni di 2 milioni. La Confederazione invece, ironia della sorte, incamera 4 milioni supplementari. A conti fatti, parlare di successo e di accordi vantaggiosi mi sembra fuori luogo. Siamo al punto di dover rimpiangere perfino l’Accordo del 1974 attualmente in vigore, benché esso oggi non si giustifichi più in alcun modo. All’epoca infatti esso costituiva il prezzo da pagare all’Italia per il segreto bancario, ora sparito; l’Italia non aveva la base legale per tassare i propri residenti che esercitavano un’attività lucrativa dipendente all’estero, introdotta nel 2003, mentre che la nozione di frontaliere è stata modificata dall’Accordo sulla libera circolazione pattuito tra Svizzera ed Unione europea nel giugno 2007.
Per capire quanto sia deludente la situazione va ricordato che la Svizzera ha concluso cinque accordi su questo tema con gli Stati confinanti: Francia, Germania, Italia, Liechtenstein e l’Austria. L’unico stipulato dopo l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali sulla libera circolazione è quello con l’Austria e prevede un ristorno delle imposte sui frontalieri del 12.5%. Se si applicasse questa percentuale nei rapporti con l’Italia, il ristorno sarebbe soltanto di 19 milioni (12.5% di 150 milioni), per cui il gettito complessivo dell’imposta federale, cantonale e comunale, al netto dei ristorni, ammonterebbe a 131 milioni (150-19). Sulla base del nuovo accordo con l’Italia si raccoglieranno soltanto 92 milioni. Dopo infinite discussioni e alla vigilia di una trattativa con l’Italia si può purtroppo già annunciare che il Ticino esce nuovamente sconfitto politicamente e finanziariamente.
* consigliere di Stato