SECONDO ME
Savoia: "L'Italia si lamenta del casellario? Ma se noi dobbiamo tirarlo fuori anche per fare la pipì...E serve il certificato anti mafia per i padroncini"
SECONDO ME - Il coordinatore dei Verdi : "Ai padroncini dobbiamo chiedere la stessa quantità di documentazione che devono produrre per lavorare in Italia (vista l'infiltrazione della 'ndrangheta )"

di Sergio Savoia*

Nella calura estiva, ogni refolo sembra un aliseo. Fuor di metafora, ogni piccola notizia tende a gonfiarsi proprio perché ci sono in generale poche notizie. In realtà anche d’estate succedono le cose, solo che siccome pure i giornalisti vanno in vacanza, e gli inserzionisti investono meno perché c’è meno pubblico che legge i giornali o guarda la tivù, sembra che non capiti niente. Ma bando a queste osservazioni da documentarista britannico, passiamo alle nostre miserie quotidiane. Tra le poche cose che hanno fatto discutere c’è, da qualche tempo a questa parte, la decisione del Dipartimento delle Istituzioni del Canton Ticino di chiedere ai frontalieri la presentazione dell'equivalente italiano del nostro estratto del casellario giudiziale per poter lavorare in Ticino. 

La richiesta ha dato la stura alla prevedibile indignazione dei nostri vicini italiani. Dalla solita Lara Comi, la eurodeputata ad orologeria, al governatore lombardo Maroni, fino alla diplomazia romana che ha perfino convocato il nostro ambasciatore. Un gesto forte, come si dice. Un gesto che ha mandato, come spesso succede, in ‘sbattimento’ la Berna federale più attenta ai bisogni del nostro ‘secondo partner commerciale’ (Sommaruga) che a quelli riottoso ex-baliaggio meridionale. Al ticinese medio la misura non sembra invece per niente assurda né particolarmente scandalosa. Noi dobbiamo tirar fuori l’estratto del casellario giudiziale anche per andare a far pipì. Volete aprire un locale? Candidarvi al Gran Consiglio? Ricevere un appalto pubblico? Partecipare a buona parte dei concorsi in questo cantone? Vi viene chiesto di provare di non avere conti aperti con la giustizia. Per non parlare della carenza beni, della situazione debitoria. In alcuni casi anche del vostro stato di salute. Avete mai visto che razza di interrogatorio vi fanno quando volete cambiare cassa malati? Ma se chiediamo la medesima cosa ai frontalieri, apriti cielo! 

Per inciso, i frontalieri medesimi non si sono lamentati. Quelli che hanno bisogno di lavorare sono felicissimi di dover produrre un solo documento invece della miriade di scartoffie che sono richieste in Italia per qualsiasi inezia. Che il paese della burocrazia si indigni perché il Ticino chiede un documento fa abbastanza buon umore. A questo riguardo basterebbe, per aggirare l'accusa di 'discriminare' gli italiani, chiedere ai padroncini la stessa quantità di documentazione che devono produrre per lavorare in Italia, ad esempio il certificato anti-mafia (che sarebbe pure utile, vista la costante infiltrazione della 'ndrangheta nei nostri cantieri edili e nella nostra ristorazione). Non escludo di presentare un atto parlamentare simile giusto alla riapertura del Gran Consiglio. 

Ultima considerazione agostana: la deputazione ticinese, complice forse l’approssimarsi della scadenza elettorale, sembra aver trovato una unità di intenti anche sul tema frontalieri. Ieri, nell’incontro con il governo, la misura del casellario è stata sostenuta perfino dai più perdutamente euro-forici (es: Carobbio). E il PS ha chiesto misure draconiane contro i datori di lavoro che fanno dumping. Meglio tardi che mai. Vuoi vedere che anche la canicola pre-elettorale ha qualche buona conseguenza? 

*Coordinatore dei Verdi

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