SECONDO ME
Pardo in gabbia o Pardo libero? Sergio Morisoli rilancia il dibattito sul Festival: "Difendono una libertà da salotto, mentre fuori c'è gente che la libertà la paga con la vita"
SECONDO ME - Le riflessioni del deputato dopo la nostra intervista a Carlo Chatrian

LOCARNO – Il deputato Sergio Morisoli ci ha inviato alcune riflessioni dopo la nostra intervista al direttore del Festival del film di Locarno, Carlo Chatrian (leggi qui).
Riflessioni che rilanciano il dibattito sulla “libertà”, partendo dalla decisione del Festival - che Morisoli chiaramente non condivide - di escludere il film “Noun”, che racconta le persecuzioni dei cristiani in Iraq. Un’esclusione motivata principalmente con criteri estetici legati all’opera, che ha un taglio da reportage e non cinematografico… Morisoli si chiede insomma quanto sia davvero libero il Pardo, e se la sua libertà sia solo quella di ruggire ingabbiato (la gabbia è stata una metafora abusata negli ultimi dieci giorni) nello schermo di Piazza Grande, o se invece possa correre libero nella savana.

di Sergio Morisoli *

Premetto una cosa: la questione è troppo importante per metterla nella logica della polemica che continua. Non degradiamo quindi questa opportunità a un banale battibecco. Io non sono l'Anti-festival, anzi il Festival mi sta così a cuore che soffro vedendo i suoi dirigenti commettere errori così madornali, e metterci delle pezze ancora peggiori. 

Venendo all'intervista, le domande poste a Chatrian erano belle, ma le risposte mi sono sembrate un po' da funzionario che mette i timbri sulle pratiche, più che da direttore con il coraggio del leopardo.

Di sicuro Chatrian non è in chiaro su una cosa: non si tratta di una questione religiosa ma di libertà. Loro hanno scelto la libertà teorica da salotto e la difendono con i formalismi, con criteri e apparati burocratici, mentre fuori la libertà, quella reale, c’è gente che la paga con la vita.

Non capiscono, quelli del Festival, che rompere le regole interne per mostrare e denunciare il massacro, non è creare un precedente ma è l'unico modo per far sì che la loro libertà piccolo borghese un giorno non sia minacciata e calpestata.

Se non difendi le libertà fondamentali, i diritti dell'uomo, non meravigliarti se poi ti scippano le altre libertà. 
Ecco, un Festival che si definisce liberale e pretende libertà dovrebbe essere il primo a capire queste dinamiche. Quindi anche fare lo strappo alla regola se in gioco c'è la libertà del prossimo distrutta in tempo reale e non nella fiction.
È grave affermare che la realtà drammatica e liberticida della persecuzione "live" deve restar fuori perché non soddisfa i criteri tecnici della fiction. L'estetica messa sopra ai valori di libertà e di realismo ha sempre prodotto drammi e sciagure. È come respingere un vero richiedente d'asilo perché non ha sul passaporto il visto di uscita del governo che fugge.

* deputato Area Liberale 

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