SECONDO ME
Merlini: “Il diritto alla mobilità pubblica è sacrosanto e le FFS devono tutelarlo. Non può restare il tallone d’Achille del nostro Cantone”
SECONDO ME: “Le FFS, come le altre aziende di settore, devono capire l’importanza della loro missione, non solo in termini di trasferimento merci e persone, ma pure a tutela della coesione nazionale, evitando che i territori periferici siano trascurati”

di Giovanni Merlini*

A metà settembre si sono riaperte scuole e università in tutta la Svizzera e per molti giovani è ricominciato il pendolarismo all’interno del nostro Cantone, così come fra il Ticino e oltre Gottardo. Le FFS sono tornate nuovamente sotto pressione. Lo confermano ad esempio le implacabili fotografie che vagano in Facebook e che segnalano un pubblico troppo spesso stipato e in piedi, malgrado l’acquisto – tutt’altro che economico – di biglietti o abbonamenti generali. L’insofferenza di studenti, lavoratori e lavoratrici è palpabile, specialmente quando si tratta di recarsi di buon’ora al lavoro. E mai come al mattino la puntualità è necessaria.

Le FFS sono uno dei pilastri della mobilità elvetica, le cui problematiche attuali e sfide future sono ben note, anche a sud delle Alpi. Che cosa può fare un parlamentare a Berna per contribuire  migliorare al situazione? È una domanda obbligatoria affinché la mobilità non resti il tallone d’Achille del nostro Cantone. Il diritto alla mobilità pubblica è sacrosanto e tutelarlo è un nostro dovere collettivo. Le FFS, così come altre aziende di trasporto pubblico, devono quindi comprendere l’importanza della loro missione, non solo in termini di trasferimento di merci e persone, bensì pure a tutela della coesione nazionale, evitando che i territori periferici siano trascurati. Il monitoring attento del servizio pubblico deve quindi giungere sino a Chiasso e oltre: occorre infatti vigilare affinché lo Stato italiano mantenga gli impegni presi favorendo il transito transfrontaliero su rotaia. È quindi necessario intensificare la pressione – da parte dei viaggiatori, della politica cantonale e federale – affinché migliorino le condizioni di trasporto non solo fra i grandi centri urbani della Svizzera tedesca, ma anche all’interno del nostro Cantone grazie all’aumento della capacità, tanto più che Luganese e Mendrisiotto sono soffocati da un traffico ormai quotidianamente al collasso.

Giustamente molti cittadini-utenti si attendono più vagoni e migliori cadenze. Invece è diffusa la sensazione che i prezzi aumentino ben più dell’offerta: un disincentivo all’uso dei mezzi pubblici. Prendiamo ad esempio la calca nei TiLo mattutini o l’intenzione di rinunciare al treno diretto Locarno-Basilea. L’arrivo di Alptransit esigerà che gli ingranaggi degli spostamenti più (inter)regionali siano oliati alla perfezione, non possiamo permetterci di giocare col fuoco dell’inefficienza.

Poco tempo fa scrissi della reticenza delle FFS a rafforzare le misure di sicurezza per il trasporto di merci pericolose e della mia ferma intenzione di agire a tutela soprattutto delle zone abitate attraversate da ogni genere di trasporto su rotaia. Se sarò stato rieletto, interpellerò a tale proposito il direttore generale Meyer, con cui la deputazione ticinese si incontrerà il prossimo 1 dicembre a Berna. Con particolare attenzione verificherò altresì, insieme ai colleghi della deputazione, che questa grande azienda svolga davvero il ruolo di custode di un federalismo della mobilità pubblica.

*Consigliere nazionale PLR

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