SECONDO ME
Bruno Cereghetti: "San Gottardo: il sì della sicurezza, della logica e del progressismo"
SECONDO ME - "Il raddoppio è un'opzione moderna, è umanistica, è razionale nell’opera e nella spesa, rifugge dall’ideologia elevata a metodo politico, tutela il dettato costituzionale del non aumento della capacità di traffico"

di Bruno Cereghetti*

Un tunnel come quello odierno del San Gottardo non può ragionevolmente essere clonato perché non conforme alle norme di sicurezza, con rischio immane di scontri frontali. Un semplice principio umanistico deve porre al riparo dall’«odore dei corpi bruciati all’interno del tunnel», come ebbe a scrivere Gabriele Ramelli (CdT, 11.12.2015). Il fatto di essere stati relativamente fortunati finora in fatto di incidenti di massa non deve farci dimenticare le 37 vite stroncate nel budello a doppia percorrenza inversa, né che secondo il principio matematico della probabilità il peggio può avvenire da un istante all’altro. Appare dunque irresponsabile, sotto il profilo della logica umanistica, ripristinare una monocanna della morte. E nemmeno saggio sotto il profilo finanziario, in quanto si tratta di un investimento destinato a ripetersi ogni 30 o 40 anni, quando di nuovo la galleria dovrà essere risanata. Con nuove interruzioni di un contatto stradale diretto dal Ticino alla Svizzera per anni e anni. 


La soluzione del doppio tubo a traffico su una sola corsia mette al riparo da tutto questo: non isola il Ticino né ora, né quando si tratterà di risanare nuovamente il tubo, pone al riparo da chiusure della via europea nord-sud dovute anche a banalissimi incidenti in galleria e costituisce un mix ideale tra strada e ferrovia per il transito continuo di persone e merci. È in sostanza la logica delle logiche, e l’accettazione del progetto da parte delle FSS fuga dal vivo, e per atti concludenti, l'appunto- artato - della concorrenza a sfavore di Alptransit. Le FSS sono partite dalla semplice constatazione, peraltro elementare, che Alptransit non potrà garantire la percorrenza infinita e assoluta a tutto e di più. Quando tutto è dato per orientarsi al progresso con ottimismo e razionalità, ecco invece apparire le nubi conservatrici, che agitano spauracchi infondati per fermare il tempo. Si tratta manifestamente di fobia verso il progresso - prosofobia in termini tecnici -, che si evidenzia come opposizione a ogni riforma o innovazione.

Sempre, quando si presentano situazioni che esigono decisioni epocali, queste forme di pensiero si scontrano, e sempre, per frenare l’odiato progresso, vengono buttate là alla rinfusa soluzioni alternative, o pezzi di soluzione, funzionanti solo nel mondo delle idee ma non nella realtà. La tecnica è semplice, ossia quella di gettare dubbi, ansie e timori nella popolazione, nell’obiettivo di portare alla paralisi degli atti. Ossia al conservatorismo del tempo fermo.

Capita anche nella problematica del risanamento del tunnel del San Gottardo, con le ipotesi multiple di:  soletta che basta rattoppare (quando la realtà dei fatti ingegneristici dimostra che deve essere rifatta), logica invertita che in futuro saranno le auto a … guidare le persone (i progressi tecnologici sono benvenuti, ma non impediscono gli scontri frontali e gli urti sui fianchi), guardrail centrale (che farà solo aumentare le carambole dopo interminabili chilometri di stress di guida in un budello strettissimo, con a fianco una struttura fissa e un traffico a senso inverso continuo), galleria nuova di zecca ma in quota tra le nevi invernali (poi da dismettere a risanamento avvenuto per evitare un aumento incostituzionale di capacità; e destinata forse alla coltivazione di funghi come suggerisce don Vitalini?), Arlberg ripristinato in monocanna (quando le situazioni sono ben diverse sia per la percorrenza inferiore rispetto al San Gottardo, sia perché lì è ingegneristicamente comprovato che la soletta non richiede rifacimenti), soletta che tiene fino a 2035 (e dal 2036 cosa si farà?), soletta alzata solo per far passare camion più pesanti (quando invece sono le norme SIA che lo impongono, mentre i portali rimarranno all'altezza attuale), autostrade viaggianti su ferrovia (con lo scempio del territorio per terminali più grandi di quello dell’Euro tunnel di Calais e lo scempio finanziario conseguente al fatto che bisognerà disfarle a lavori di risanamento ultimati), ogni soluzione di oggi che non va mai bene perché fatalisticamente ce ne sarà una migliore domani.

La tattica è semplice: forzare a oltranza verso la fatidica pausa di riflessione in attesa di ponzare di nuovo il tutto. Intanto, in perfetto stile prosofobico, non si fa niente. A questo punto torna d’attualità anche la favola dell’asino di Buridano, che posto di fronte a diversi cumuli di fieno non sa scegliere da quale iniziare. E muore di fame.

Fuor di metafora: l’attendismo a oltranza porterà al fatto che il tunnel si dovrà chiudere per inagibilità, in quanto le soluzioni implementabili in un battibaleno non esistono nè ora nè in futuro. Gioiranno i bucolici che non vogliono alcun collegamento autostradale, il Ticino economico collasserà e il Ticino sociale andrà a carte quarantotto per mancanza di risorse da ridistribuire.

Di fronte a questi scenari tetri, l’antidoto è semplice: un sì all’opzione progressista del progetto di risanamento del San Gottardo in votazione, in quanto: è moderna, è umanistica, è razionale nell’opera e nella spesa, rifugge dall’ideologia elevata a metodo politico, tutela il dettato costituzionale del non aumento della capacità di traffico, è europeista in quanto conforme al diritto comunitario per esplicita ammissione dell’UE, rispetta le generazioni a venire consegnando loro un’opera razionale, vuole un Ticino dinamico e sociale.

*Già deputato PS

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