SECONDO ME
Pierre Rusconi: "Le remunerazioni dei Top Manager vanno a beneficio di tutta la comunità. E 'calmierarle' si potrebbe solo a livello planetario"
SECONDO ME - "Ne beneficiano gli azionisti con tasse annesse, gli impiegati con un lavoro un po’ più certo, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni con le imposte che scaturiscono solo con gli utili..."

di Pierre Rusconi *

I mega introiti dei Top Manager tornano a far discutere e i nomi dei personaggi beneficiati balzano in prima pagina. Fatta la legge (iniziativa Minder) trovato l’inganno, questa parrebbe essere la reazione più diffusa. Le cose non stanno proprio così, i salari sono stati calmierati e le remunerazioni vincolate ai risultati operativi. Se fai bene guadagni bene, se fai male ne paghi le conseguenze.

Certo si parla di incentivi milionari, cosa che in periodi difficili desta indignazione e non lascia indifferenti i non avvezzi al sistema remunerativo in vigore nei mega gruppi economici. 
Il matematico confronto con gli stipendi medi è scioccante, un comune mortale necessiterebbe di almeno dieci vite lavorative per intascare quello che alcuni introitano in un anno. 

Una più disincantata valutazione mi fa dire che una forma di incentivo legata ai risultati dell’azienda non è altro che uno stimolo a garantire una somma di benefici per la comunità. Chi beneficia di risultati positivi, gli azionisti con tasse annesse, gli impiegati con un lavoro un po’ più certo, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni con le imposte che scaturiscono solo con gli utili.

Si deve anche evidenziare che si tratta di casi isolati tanto quanto ve ne sono in altre attività, pensiamo allo sport con gli atleti d’élite o al mondo dello spettacolo dove attori o cantanti, in grado di garantire introiti miliardari ne hanno un beneficio proporzionato. 

Il contenere tali “eccessi” ha senso solo se la prassi fosse mondiale perché altrimenti emigrare in altre realtà è troppo facile per chi è richiesto. Questi esodi li vediamo ad ogni rinnovo di contratto in ambienti dove la responsabilità è molto meno pesante che non nell’economia dove la buona o la cattiva gestione si ripercuotono su un Paese intero. 

A chi è chiamato a dirigere grandi imprese è fatto carico di assicurare crescita e garantire migliaia di posti di lavoro e il paragonare le responsabilità a chi deve calciare un pallone in porta è quantomeno improprio ma i guadagni sono uguali. 
I tentativi di calmierare salari, bonus, ingaggi e buonuscite tramite leggi ad hoc è realizzabile solo a livello planetario altrimenti è una pia illusione che crea dibattito ma non sorte risultato alcuno.

* ex consigliere nazionale

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