SECONDO ME
Marco Romano bombastico! Quota Cassis: "È l'uomo giusto al posto giusto". E attacca i vodesi: "I segnali e gli argomenti provenienti dalla Romandia sono lesivi dei principi fondanti del nostro Stato. Sta manifestando un'arroganza non svizzera. Abbiamo un
Il consigliere nazionale: "Un ministro ticinese non è una questione nostra, ma una necessità nazionale. È irrazionale insegnare a scuola, e ripeterlo a ogni 1° agosto, che la Svizzera integra le differenti culture e lingue nazionali, e che valorizza le minoranze, per poi trovare una scusa per escludere la minoranza italofona ad ogni vacanza in Governo"
foto: TiPress/Samuel Golay
di Marco Romano *

Ancora cinque giorni e sapremo chi sarà il successore del Consigliere federale dimissionario Didier Burkhalter. Nei corridoi di Palazzo durante tutta la settimana non si parlava di altro. Pure la cruciale votazione per la Previdenza 2020, un progetto che necessita assolutamente un doppio SÌ, passa in secondo piano.

Da decenni non si presenta una costellazione migliore per completare il Consiglio federale in un’ottica di vera ed equa rappresentanza delle “diverse regioni e componenti linguistiche del Paese”, come sancito all’articolo 175 della Costituzione. La situazione è favorevole alla Svizzera italiana per svariati motivi. Non è tuttavia una questione ticinese, ma una necessità nazionale; sia in ottica di politica interna di coesione nazionale sia nelle relazioni con i Paesi circostanti.

La Romandia sta tuttavia manifestando un’arroganza “non svizzera” e una grande mancanza di rispetto verso la coesione nazionale. È irrazionale insegnare a scuola, e ripeterlo a ogni 1° agosto, che la Svizzera integra le differenti culture e lingue nazionali, e che valorizza le minoranze, per poi trovare una scusa per escludere la minoranza italofona ad ogni vacanza in Governo. A livello internazionale proponiamo il nostro Paese come modello eccezionale di condivisione della forza del potere, e nella pratica?

I segnali e gli argomenti provenienti dalla Romandia sono lesivi dei principi fondanti del nostro Stato: non esistono, nell’elezione del Governo, Cantoni più o meno forti o quotazioni di potere in base al numero di residenti. Così fosse, la Svizzera non esisterebbe!

Data la legittima maggioranza svizzero-tedesca (quattro membri) e la vacanza di uno dei tre seggi latini, l’occasione è propizia per ripartire questi seggi tra la svizzera-francese (due) e la svizzera-italiana (uno). Una costellazione simile è unica e difficile da ripetere, anche se guardiamo al logico sviluppo (comunque sempre passibile di sorprese) di partenze e successioni future.

Il seggio è PLR e questo non è avversato. Ignazio Cassis, deputato rodato a Palazzo, capogruppo del PLR e persona con evidenti capacità umane e politiche, si trova letteralmente al “momento giusto - al posto giusto”. Ci vuole fortuna, non capita purtroppo a tutti. Ha legami di interesse chiari, ma una volta in Governo li abbandonerà automaticamente.

La sua elezione è avversata da una candidatura vodese sfacciata poiché Vaud ha già un seggio in Governo (con i due bernesi avrebbe la maggioranza; impensabile!) e da un candidato ginevrino che propone un approccio antitetico al funzionamento del nostro sistema democratico (abbiamo un Governo consociativo e non una monarchia illuminata). Non hanno argomenti per protrarre la vacanza svizzero italiana. Questi giorni sono cruciali.

Ho posizioni politiche e visioni talvolta divergenti da Cassis, ad esempio, in materia di famiglia e società. Come lui, so però quanto è importante per la Confederazione avere la Svizzera italiana in Governo. Su molti dossier siamo in sintonia, su altri lo avverserò in Parlamento e davanti al Popolo.

Attendersi un Ticino compatto dietro Cassis è sbagliato: nessun Consigliere federale gode del sostegno unanime di tutti i suoi colleghi di cantone. Vi sono differenti Partiti, divergenze interne ai medesimi e questioni personali. L’esasperazione è tuttavia regina in Ticino.

Personalmente la scelta di campo l’ho fatta: per la Svizzera italiana e per la Svizzera. Il voto dell’Assemblea federale mercoledì prossimo sarà un segnale chiaro della maturità politico-istituzionale (appassita?) della Svizzera.

* consigliere nazionale PPD e Municipale di Mendrisio

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