SECONDO ME
Gobbi: "Sicurezza, dobbiamo prepararci al peggio"
Il Direttore del DI: "L’instabilità globale influisce direttamente anche sulla nostra realtà in Svizzera e nel Ticino. Ecco cosa dobbiamo fare"

di Norman Gobbi*

La sicurezza del nostro continente e del nostro Paese è sotto minaccia come mai negli ultimi anni, sfuggendo spesso all’attenzione mediatica. Siamo costantemente informati su guerre e conflitti, come quelli in Ucraina e Medio Oriente, che rappresentano però solo la superficie di un problema ben più ampio. L’epoca attuale è caratterizzata da un eccesso di informazioni, spesso di dubbia qualità, che richiede un approccio critico e attento per distinguere le notizie di reale importanza.

Il Nord Africa è una regione di continua instabilità, con situazioni in Libia, Tunisia e Algeria che prefigurano potenziali flussi migratori verso l’Europa. Queste situazioni non rappresentano solo una sfida immediata, ma richiamano l’attenzione su problemi più profondi che necessitano di risposte globali.

Le minacce terroristiche dallo Yemen incidono sulle rotte commerciali nel Golfo di Aden e il Mar Rosso, evidenziando l’interconnessione delle nostre società. I conflitti hanno radici complesse e spesso trascurate, che vanno oltre le immediate implicazioni economiche e toccano questioni culturali e storiche profonde.

Nel Medio Oriente, la persistenza di conflitti aperti contribuisce a destabilizzare ulteriormente la regione, con implicazioni dirette per l’Europa. Oltre al conflitto a Gaza - le tensioni e i combattimenti tra Israele e Libano, la Siria ancora oggetto di attacchi, i conflitti turco-curdi, la presenza ancora di cellule terroristiche di Daesh sono solo gli indicatori di una diffusa e profonda instabilità. Per effetto il rischio è di nuovi e diffusi flussi migratori verso il continente europeo.

I Balcani rimangono una zona di tensione, con quasi 100 soldati della KFOR attaccati lo scorso anno, segnale di una instabilità che rischia di avere effetti anche sulla nostra percezione di sicurezza. È previsto un aumento degli effettivi della KFOR nel 2024, dimostrando la serietà della situazione e l’impegno internazionale verso la stabilizzazione della regione.

Il conflitto in Ucraina e la reazione dell’Europa e della NATO sono ulteriori indicatori della vicinanza e dell’impatto delle crisi regionali sulla sicurezza continentale.

Questa analisi, pur non volendo essere esaustiva, evidenzia come l’instabilità globale influisca direttamente anche sulla nostra realtà in Svizzera e nel Ticino. La situazione attuale mostra poche prospettive di miglioramento, con una sicurezza che per decenni abbiamo dato per scontata ora fortemente in discussione.

L’obiettivo è quello di prepararsi per il peggio, mantenendo forze armate e di sicurezza pronte a proteggere la popolazione e il territorio. E in questo senso ribadisco quanto scritto su questo giornale nel febbraio 2022 allo scoppio della guerra in Ucraina: «Per questo una Svizzera neutrale e armata è essenziale per assicurare l’autonomia del nostro Paese, visti i tempi che corrono!». Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere politiche che favoriscano la stabilità, la pace e la cooperazione internazionale. L’impegno richiesto è di visione e determinazione, riconoscendo che, in un mondo interconnesso, la sicurezza di ciascuno dipende dalla sicurezza di tutti.

*Direttore del Diperimento Istituzioni - articolo pubblicato dal Corriere del Ticino

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