SECONDO ME
"Neutralità: o è credibile o è inutile"
Alain Bühler: "Necessaria una scelta netta per proteggere la Svizzera. Ciò che è negoziabile viene, prima o poi, sacrificato e svenduto sull'altare della convenienza politica"

*Di Alain Bühler

In un contesto internazionale sempre più polarizzato, la Svizzera non può assolutamente permettersi una neutralità a fisarmonica, tirata e mollata secondo le pressioni del momento. C’è chi la chiama "flessibilità", come se ciò fosse un valore. Ma una neutralità flessibile è, in realtà, una neutralità negoziabile. E ciò che è negoziabile, prima o poi, viene sacrificato e svenduto sull’altare della convenienza politica.

Il dibattito parlamentare in corso lo conferma. Di fronte all’iniziativa popolare 'Sì alla neutralità svizzera' che chiede di ancorare la neutralità in modo chiaro e vincolante nella Costituzione federale, si risponde con un controprogetto che ne conserva il nome ma ne diluisce la sostanza. Una neutralità definita secondo la "prassi attuale", senza paletti netti, senza limiti operativi chiari, senza quelle linee di guardia che fanno la differenza quando giungono le pressioni esterne. È una neutralità di principio, ma non di fatto.

Il rischio è semplice. Dove mancano regole nette, crescono le eccezioni. Oggi si parla di "caso particolare", domani diventa prassi consolidata. E all’estero il messaggio che ne deriva è chiaro: la Svizzera non è più un punto fermo, ma un paese che può essere spinto, convinto, trascinato e allineato. In materia di neutralità, questa ambiguità compromette la nostra credibilità. Non basta percepirsi neutrali.

La neutralità deve essere riconoscibile e inequivocabile agli occhi degli altri. La credibilità nasce dalla coerenza e dalla prevedibilità. Una neutralità applicata "caso per caso" non è più un principio cardine, ma una semplice banderuola. L’iniziativa popolare va esattamente nella direzione opposta. Chiede una neutralità permanente, integrale e armata, esclude l’adesione ad alleanze militari e impedisce che la Svizzera venga trascinata nei conflitti altrui anche tramite misure coercitive non militari, fatti salvo gli obblighi emanati dall’ONU. Non è ideologia. È chiarezza. Neutralità non significa isolamento, ma utilità. È la condizione che rende credibili i buoni uffici e consente alla Svizzera di parlare con tutti quando gli altri smettono di parlarsi.

Per questo è necessaria una scelta netta. Un controprogetto annacquato non protegge la neutralità, la consuma lentamente. Iscrivere regole chiare nella Costituzione significa sottrarre la neutralità ai capricci dei politici del momento e restituirla al suo compito originario: proteggere la Svizzera. Sosteniamo l’indipendenza anziché una pericolosa ambiguità, diciamo Sì alla neutralità svizzera!

*Capogruppo UDC in Gran Consiglio

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