Dal 2022 Governo e Parlamento hanno abbandonato l’imparzialità sancita dalla Costituzione e dalle Convenzioni dell’Aja. L’appello: “Ripristiniamo la nostra sicurezza con un chiaro SÌ all’Iniziativa”

di Bruno Cereghetti *
La neutralità svizzera è stata riconosciuta internazionalmente dal 1815, quando il Congresso di Vienna sancì e garantì la neutralità perpetua della Svizzera. Da allora essa è divenuta un valore costitutivo del nostro Paese. Con le Convenzioni dell’Aja del 1907, la neutralità è stata codificata nel diritto internazionale. La Svizzera, quale Stato neutrale, gode di diritti, ma assume anche precisi obblighi verso i belligeranti. Tra i primi, l’inviolabilità del territorio; tra i secondi, il divieto di fornire armi ai belligeranti e l’obbligo di trattamento imparziale.
La Costituzione impone espressamente al Consiglio federale (art. 185) e all’Assemblea federale (art. 173) di tutelare la neutralità. Tutto è proceduto per il giusto verso, anche durante le due guerre mondiali, fino al 2022, quando, con la guerra russo-ucraina, Governo e Parlamento si sono apertamente schierati per una parte belligerante, violando le Convenzioni dell’Aja e venendo meno al mandato costituzionale di tutela della neutralità.
I fatti concreti si sprecano. A partire dal deprecabile intervento del 19 marzo 2022 sulla piazza federale del Presidente della Confederazione, che si è letteralmente prostrato davanti a un Capo di Stato estero in guerra. Per passare al 15 giugno 2023, quando l’Assemblea a federale si è fatta catechizzare da un Capo di Stato in guerra. Con ovazione finale della maggioranza del parlamento.
Avendo manifestamente violato le Convenzioni dell’Aja e addirittura la Costituzione federale, Consiglio federale e Assemblea federale hanno gettato al macero la nostra neutralità. Con la ripresa delle sanzioni UE contro uno solo degli Stati belligeranti, la Svizzera ha fatto di peggio, perché le sanzioni economiche sono un vero e proprio atto di guerra. Esse sono la declinazione moderna degli assedi che avevano lo scopo di prendere il nemico per fame. Ora, giulivamente, Consiglio federale e sostenitori del NO all’Iniziativa sulla neutralità ci dicono, senza vergogna, che “La Svizzera è e rimane neutrale”. Solo che “Applica la neutralità in modo flessibile”. Ora la neutralità è o non è. Un valore non può essere, per sua natura stessa, flessibile, ossia applicato o non applicato, oppure applicato in modo diverso, a dipendenza del comodismo che deriva dalle circostanze.
Ridotta a una banderuola che cambia direzione secondo il vento, la neutralità svizzera appare oggi bloccata in una sola direzione: quella indicata da UE e NATO.
Ma in Svizzera alcuni si ostinano a credere di essere ancora neutrali per il semplice fatto di (auto)crederlo. Attenzione al delirio di identità! Di fatto oggi la Svizzera, avendo optato per una delle parti belligeranti, ha gettato la neutralità alle ortiche. Punto e basta.
Come ha ricordato il capo dell’esercito svizzero, essendo passata nel campo degli Stati ostili, “La Svizzera è nel mirino della Russia e la popolazione elvetica non è ancora consapevole del pericolo”. A questo punto facciamo nostro il monito di Niccolò Salvioni: “Se l'iniziativa per la neutralità non passa, la responsabilità non sarà più solo del Governo e del Parlamento: sarà del popolo”.
Si ripristinino dunque la nostra sola e vera neutralità, oggi perduta, e con essa la nostra sicurezza, con un chiaro SÌ all’Iniziativa.
* già responsabile dell'Ufficio assicurazione malattia