Piergiuseppe Vescovi: “Votare Sì significa scegliere questa libertà, il diritto della Svizzera di decidere da sola la propria strada”

di Piergiuseppe Vescovi *
Il 27 settembre non saremo chiamati semplicemente a scegliere se essere o non essere neutrali. La questione è più profonda: vogliamo continuare a considerare la neutralità un pilastro della nostra indipendenza oppure accettiamo che venga progressivamente svuotata dalle decisioni politiche del momento e dalle pressioni esterne?
La neutralità svizzera, affermatasi storicamente e riconosciuta a livello internazionale con il Congresso di Vienna del 1815, è parte integrante della nostra identità e della nostra politica estera e di sicurezza. Ha permesso alla Svizzera di restare al di fuori delle rivalità tra le grandi potenze, rafforzando la propria credibilità nella mediazione, nei processi di pace e nella promozione del diritto internazionale umanitario. Una larga maggioranza della popolazione continua a sostenerla, riconoscendole un ruolo importante per la stabilità e il successo del Paese.
Oggi, però, quella scelta è sottoposta a nuove pressioni. Le guerre sono tornate nel cuore dell'Europa e, parallelamente, la Svizzera si è avvicinata sempre più a strutture e organizzazioni internazionali, con un crescente allineamento alle posizioni dell'UE e delle grandi potenze.
Cooperare con il mondo non è il problema. Al contrario: la Svizzera deve continuare a dialogare, collaborare e mantenere aperti i propri rapporti internazionali. Ma cooperazione non può significare adesione sistematica alle scelte altrui, così come solidarietà non deve trasformarsi in dipendenza.
In materia di politica estera e sicurezza si è purtroppo manifestata una crescente tendenza ad adeguarsi agli orientamenti dei nostri partner internazionali. Non si tratta di mettere in discussione le nostre istituzioni, ma di porsi una domanda di principio: quanto margine deve conservare la Svizzera per decidere autonomamente quando gli interessi dei nostri partner e quelli del nostro Paese non coincidono?
Troppo spesso le nostre scelte sembrano essere influenzate più dalle aspettative esterne che dalla volontà di preservare la nostra posizione particolare e i nostri interessi. La domanda, allora, è inevitabile: possiamo affidare soltanto alla discrezionalità delle autorità la difesa di un principio che la maggioranza della popolazione considera fondamentale?
L'iniziativa «Salvaguardia della neutralità» propone di mettere questo principio al riparo dalle decisioni contingenti. Chiede di sancire nella Costituzione una neutralità «permanente e armata», di limitare la collaborazione con alleanze militari o difensive e di impedire, in linea di principio, l'adozione di sanzioni contro Stati belligeranti, salvo quelle decise dall'ONU e quelle necessarie a impedirne l'elusione. Al tempo stesso, vuole rafforzare la funzione attiva della neutralità: prevenire e contribuire a risolvere conflitti e offrire i buoni uffici della Svizzera come mediatrice.
Non è isolamento, è autodeterminazione.
Essere neutrali non significa voltarsi dall'altra parte né rinunciare alla cooperazione internazionale. Significa, prima di tutto, conservare la libertà di decidere. Una Svizzera neutrale può collaborare, mantenere rapporti diplomatici e tecnici e dialogare con tutti, senza rinunciare alla propria autonomia nella politica di sicurezza e nella gestione dei conflitti.
Ma c'è un'altra condizione, spesso dimenticata: la neutralità va anche difesa. Una neutralità credibile non può fondarsi sull'idea di essere protetti da altri. Servono quindi un esercito moderno e adeguatamente equipaggiato, un approvvigionamento sicuro e una solida capacità industriale. Una neutralità che dipendesse dalla protezione di altri Paesi sarebbe fragile e poco credibile. Neutralità e sicurezza, dunque, non sono concetti contrapposti. Una neutralità credibile presuppone la volontà e la capacità di assumersi la responsabilità della propria sicurezza.
Anche la geografia conta. Al centro dell'Europa e lungo importanti collegamenti tra Nord e Sud, la Svizzera dispone di infrastrutture ferroviarie, stradali ed energetiche attraverso le Alpi strategiche per l'intero continente. In una situazione di crisi internazionale, questa posizione rende ancora più essenziale una politica di sicurezza autonoma e una concreta capacità di difesa.
È questa combinazione — posizione strategica e capacità di difendersi — a rafforzare la nostra indipendenza e a preservare ciò che la neutralità deve garantire: la libertà di decidere autonomamente come comportarci in una crisi.
Proprio perché la Svizzera non appartiene a un blocco militare, una posizione realmente non schierata può conservarle una credibilità particolare come mediatrice, permettendole di offrire i propri buoni uffici e di mantenere aperti canali di dialogo quando le parti non riescono più a parlarsi. Una Svizzera neutrale può quindi offrire ciò che un Paese apertamente schierato difficilmente può garantire: la possibilità di parlare con tutti. È un ruolo che la Svizzera deve avere l'ambizione di recuperare e rafforzare.
Per questo la neutralità non può essere adattata alle convenienze del momento. Ha bisogno di una base chiara e duratura. Portarla nella Costituzione come principio permanente e chiaramente definito, significa proteggerla dalle oscillazioni delle maggioranze politiche e dalle pressioni internazionali. Non significa sottrarre la politica estera alla democrazia. Significa stabilire democraticamente un principio entro il quale le autorità sono chiamate ad agire, garantendo continuità quando cambiano governi, maggioranze ed equilibri internazionali.
La vera domanda del 27 settembre, allora, è semplice: chi deve decidere come si comporta la Svizzera quando il mondo entra in crisi? Le pressioni del momento? Le aspettative dei nostri partner? Oppure dobbiamo conservare, come Paese sovrano, la libertà di scegliere autonomamente?
Votare Sì significa scegliere questa libertà, il diritto della Svizzera di decidere da sola la propria strada.
* economista