Pane e Vino
10.11.2020 - 15:460
Aggiornamento : 13.11.2020 - 10:06

Tra innovazione e sperimentazione: i 4 nuovi nati di Casa Tamborini. Con un vino figlio di un "errore"

L'azienda di Lamone ha presentato le novità. Dall'Osè d’Hiver all'Arinarnoa cento per cento, dal Silenzio al Doppio Appassimento...

LAMONE - A volte i grandi vini nascono da piccoli errori. O da casualità che aprono vie inesplorate. Prendiamo per esempio la leggenda di Dom Pierre Pérignon, il giovane monaco benedettino che attorno al 1670 inventò lo Champagne. Incaricato di dare nuova vita a un vigneto abbandonato, fu il primo a usare la tecnica della spremitura dolce per ottenere un mosto chiaro anche dall’uva nera. Ma un giorno, in cantina, durante la preparazione di alcuni bianchi, commise un “errore”: forse, si narra, aggiunse dello zucchero al vino per renderlo meno acido, ma quello zucchero provocò un processo di rifermentazione e le bottiglie esplosero. Ecco, forse lo Champagne è nato così, e quando il monaco lo assaggiò esclamò: “Venite fratelli, sto bevendo le stelle!”.

 

Un “Amarone ticinese”

 

Da un errore (meglio, da una dimenticanza) è nata anche una delle ultime creazioni della Tamborini Vini. Si chiama “D.A.”, acronimo che sta per doppio appassimento. Questo vino, è stato spiegato nel corso di una degustazione svoltasi nella cantina dell’azienda, a Lamone, è il risultato di 15 anni di studi sull’appassimento delle uve Merlot. Ma anche di un caso: alcune cassette di uva sono infatti state dimenticate nel locale di appassimento, rimanendovi 32 giorni invece dei normali 16. Da qui, il nome della nuova etichetta D.A, uscita con l’annata 2017.

 

Questo vino, realizzato con le tecniche che in Valpollicella danno vita all’Amarone e in Valtellina allo Sforzato, è il frutto non solo di un appassimento prolungato, ma anche di una macerazione di sei mesi sulle bucce, in acciaio, e di un affinamento di due anni in barrique di rovere francese. L’imbottigliamento è avvenuto nel maggio di quest’anno, senza alcuna filtrazione.

 

Alla degustazione dei nuovi prodotti, oltre al patron, Claudio Tamborini, c’erano l’enologo Luca Biffi, il direttore della Cantina, Mattia Bernardoni, il direttore commerciale, Giovanni Antognini, e il sommelier Marco Rasetti. Mancava Valentina, la figlia di Claudio, che non ha potuto partecipare alla giornata, ma che va citata per aver portato nell’azienda di famiglia una ventata di creatività. Ma di lei parleremo tra poco.

 

Restiamo ancora un attimo sul D.A. L’idea iniziale, su spunto di Mattia Bernardoni, era creare un vino dolce. Per farlo sono state usate uve di vigne impiantate 35 anni fa sulla collina di San Zeno, in territorio di Lamone. Ma poi c’è stata la dimenticanza di cui abbiamo detto, e le uve hanno fermentato completamente. Niente più vino dolce, dunque, ma l’enologo Biffi, un friulano che vanta esperienze professionali in Australia, Francia e Toscana, ha avuto l’intuizione di produrre un “Amarone vecchio stile”.

“Il risultato – hanno detto i dirigenti dell’azienda – è un vino di grandissima complessità, dai sapori balsamici e con una struttura importante, ma al tempo stesso con tannini ben integrati che gli conferiscono eleganza”. Gli abbinamenti consigliati sono brasati di manzo, piatti di selvaggina o grandi formaggi stagionati, di alpeggio, blu o erborinati che siano. Ma il D.A. è anche un vino da meditazione che racconta le potenzialità ancora inesplorate del nostro territorio.

 

La vie en rose…

 

Facciamo ora un passo indietro, perché la degustazione in casa Tamborini è iniziata con un altro nuovo vino: l’Osè d’Hiver 2018. “Alcuni anni fa – racconta la scheda tecnica - la passione per il vino e il terroir Ticino ha portato Valentina Tamborini a volere fortemente un vino rosato 100 per cento Merlot, l’Osé. Valentina è rimasta talmente entusiasta da quanto ottenuto che, a distanza di alcuni anni, ha deciso di osare ancora di più, avanzando di un ulteriore passo in questo progetto. Perché “ci sono dei vini che vengono prodotti per realizzare un sogno”. Il risultato di questo sogno è appunto l’Osè d’Hiver, ottenuto tramite il metodo saignée, generalmente utilizzato dai produttori di Champagne.

La particolarità di questo rosato è che è rimasto ad affinare per 15 mesi in barrique nuove. In giugno è stato filtrato e imbottigliato, rigorosamente in magnum, forse il formato che permette al vino la migliore evoluzione. Un prodotto di alta gamma, dunque, che “grazie alla sua ampiezza aromatica è adatto ai più svariati accostamenti, da servire e degustare anche nella stagione fredda, come l’inverno”. I produttori consigliano di abbinarlo a piatti di pesce, formaggi freschi o di media stagionatura, carpacci, paste, carni bianche…

 

Parla il Silenzio…

 

Il terzo nuovo vino presentato durante la degustazione si chiama Silenzio, e ha ottenuto l’anno scorso la medaglia d’oro al Mondial du Merlot. Siamo dunque ancora sul vitigno ticinese più classico. Le uve provengono dalla storica tenuta Vallombrosa, in quel di Castelrotto, in particolare da quelle coltivate nella zona “Il Slenzio”, da cui deriva il nome dell’etichetta. Dopo la vendemmia, rigorosamente manuale e in cassetta, i frutti vengono lasciati macerare sulle bucce per un paio di settimane, e successivamente fermentare in barrique. Sempre in barrique francesi avviene l’affinamento, che dura 15 mesi. Imbottigliato un paio d’anni fa, il Silenzio è ora pronto per essere degustato. Le note tecniche parlano di un vino di grande complessità, con tannini eleganti e una grande persistenza.

 

Un esperimento…

 

L’ultimo dei quattro vini protagonisti della degustazione si chiama ESPE 7 (annata 2018), ed è prodotto al cento per cento con Arinarnoa, un vitigno ottenuto dall’incrocio di Tannat con Cabernet Sauvignon, che viene proposto in purezza forse per la prima volta in assoluto. Le uve provengono dai vigneti di San Zeno, sono state passite per 18 giorni a bassa temperatura e dopo la macerazione il vino è stato affinato per 15 mesi circa in barrique nuove. Ma solo il prodotto delle botti migliori è confluito in bottiglia. Sempre in tema, di sperimentazione, una curiosità: per questo prodotto è stato utilizzato un tappo sintetico, garantito per vent’anni, realizzato con tre componenti, una delle quali, quella a contatto con il vino è fatta con lo stesso materiale usato per fabbricare le valvole cardiache.

 

Insomma, questa carrellata sulle novità di Casa Tamborini si potrebbe concludere così: “Un’ESPErienza forse un po’ Osè, ma certamente D.A. (degustare e assaporare) in rispettoso Silenzio”.

 

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