BANCASTATO
BancaStato-Tuto Rossi: radiografia di un accordo
La convenzione riletta alla luce della sentenza della Cassazione. I punti ancora da chiarire da parte della Banca. Il valore del risarcimento. Fatti, cifre e personaggi del "crack" che sconvolse il Ticino

di Marco Bazzi

BELLINZONA – Adesso che sull’accordo BancaStato-Tuto Rossi – fino al 2001 vicepresidente dell’istituto di credito - si è detto e scritto di tutto e di più, proviamo a fare il punto sulla vicenda. E di capire anche quanto vale in soldoni per la banca questa transazione.

È passata una settimana esatta dalla rivelazione di libertav.ch del raggiungimento di un accordo tra le parti, undici anni dopo il “crack” e sei anni dopo la condanna alle Criminali di Rossi e di Urs Betschart - ex condirettore della filiale locarnese della banca -, per amministrazione infedele qualificata. Nel frattempo si è scatenata una bufera politica e le polemiche hanno alimentato ipotesi e indiscrezioni.

Riassumiamo allora gli elementi principali e cerchiamo di capire se questo accordo era l’unico possibile e il più conveniente per entrambe le parti in causa. Considerando che, a causa della fragilità dei sistemi di controllo di allora, la Banca non può considerarsi esente da colpe, il che probabilmente avrebbe profilato il rischio di un risarcimento in sede civile alla sorella di Rossi. Siamo comunque certi che nei prossimi giorni i vertici di BancaStato vorranno rispondere ai molti interrogativi emersi sulla transazione.

La sentenza della Cassazione è la bussola

Riteniamo opportuno inquadrare il caso aiutandoci con alcuni passi della sentenza della Corte di Cassazione del 2 ottobre 2009, una sorta di bussola per orientarsi in questo labirinto. La sentenza confermò la condanna di Rossi e Betschart, riducendo la pena da due anni a 22 mesi. Perché rileggere quella sentenza? Perché fornisce cifre precise ed elementi che ora sembrano novità, ma che in realtà erano già emersi nel procedimento penale. Ragioniamo allora sui fatti accertati.

Il danno secondo i giudici e i conti della sorella

Incominciamo a cifrare esattamente il danno provocato a BancaStato delle operazioni con i derivati senza copertura. Sta scritto nella sentenza: “franchi 13'826’560.- al 27 settembre 2001”. Dalla sentenza si deduce anche chiaramente che Tuto Rossi, con la consulenza di Betschart, operò su diversi conti, compreso quello di sua sorella. C’è quindi poco da stupirsi se il misterioso cliente (misterioso in quanto tutelato dal segreto bancario) citato al punto 3 dell’accordo è la sorella di Rossi.

L’accordo tra BancaStato e la sorella di Rossi

L’accordo – che liberatv.ch ha pubblicato in esclusiva giovedì sera – dice al punto 3: “L’avvocato Rossi assume a proprio esclusivo carico ogni rischio legato alle pretese del cliente che ha agito contro la Banca in giustizia per 3'300'000 franchi circa (più interessi dal 2001/2004), liberando interamente la Banca; la causa contro l’Istituto viene ritirata”.

Cosa significa? Significa che la sorella di Tuto Rossi ha fatto causa a BancaStato per aver perso un ingente capitale nel 2001 quando, dopo il crollo delle borse seguito all’attentato alle Torri Gemelle, la banca decise di chiudere tutte le operazioni in derivati gestite da Rossi e da Betschart.

Significa pure che, con l’accordo firmato giovedì in Pretura, Tuto Rossi si assume eventuali rischi legati alle future pretese di sua sorella, e che quest’ultima ritira la causa di risarcimento da tre milioni.

"Rossi operava sui conti della sorella"

Dalla sentenza della Cassazione del 2009 si deduce però che, sul conto della sorella era lo stesso Tuto Rossi a operare coi derivati. Leggiamo: “Rossi, nella sua qualità di vicepresidente del consiglio d’amministrazione e membro della commissione ristretta del consiglio di amministrazione di BancaStato, obbligato per legge e negozio giuridico ad amministrare il patrimonio dell’istituto bancario e a sorvegliarne la gestione, ha ripetutamente e intenzionalmente violato i propri doveri, in particolare effettuando sul suo conto nominativo, nonché sui conti di pertinenza economica di **** (sorella di Rossi), ma di fatto gestito da Rossi - relazioni di cui Betschart era il consulente - numerose operazioni di investimento ad alto rischio senza sufficiente copertura, facendo sì che il patrimonio di BancaStato venne messo a rischio e quindi concretamente danneggiato per un importo dell’ordine complessivo di fr. 13'826’ 560.- al 27 settembre 2001”.

Spunta la comproprietà con Michela Delcò

Perfino la controversa vicenda dello stabile che Rossi aveva in comproprietà con l’ex collega di studio legale Michela Delcò salta fuori marginalmente nella sentenza penale. L’allora vicepresidente di BancaStato aveva infatti messo insieme tutti i conti (intestati a diversi membri della sua famiglia) di cui poteva in qualche modo disporre per effettuare operazioni dalla strabiliante redditività. Perfino quello che aveva in comune con l’attuale deputata dei Verdi Michela Delcò.

Si legge nella sentenza: “Rossi ha pure eseguito operazioni - ancorché semplici - su un conto di modesta consistenza di cui era titolare, insieme alla collega di studio, presso BancaStato e sul quale affluivano gli affitti di uno stabile, di cui i due erano comproprietari”.

La palazzina entra nel risarcimento

Si tratta della palazzina (stimata da Michela Delcò 600'000 franchi e da BancaStato 800'000 franchi) la cui metà Rossi ha ceduto alla banca, oggetto del punto 2 dell’accordo: “Banca Stato riceve una partecipazione immobiliare valutata in 200'000 franchi (al netto di oneri ipotecari)”. Il valore immobiliare ammonta a 200'000 franchi dedotta l’ipoteca che Tuto Rossi ha accesso sulla comproprietà, pari ad altri 200'000 franchi.

Al punto 2 si legge anche che BancaStato “introita valori mobiliari per un importo indicativo di 300'000 franchi”. Se si parla di un importo indicativo è segno che non si tratta di contanti ma di titoli.

Il mutuo: risarcimento o semplice rimborso?

C’è poi la parte meno convincente dell’accordo BancaStato-Tuto Rossi: il punto 1, nel quale si dice: “L’avvocato Tuto Rossi versa a Banca Stato un milione e mezzo di franchi (in parte quale rimborso di un mutuo) tramite il finanziamento di un istituto terzo”.

Cosa vuol dire? Sostanzialmente che Rossi ha trasferito l’ipoteca che aveva sulla sua villa di Bellinzona a un’altra banca, e che ha saldato gli interessi dovuti a BancaStato e non pagati in questi anni. Sul Corriere del Ticino di ieri, sabato, replicando al deputato Sergio Savoia che ha cifrato in solo mezzo milione di franchi il reale risarcimento versato a BancaStato, Tuto Rossi ha fornito la sua versione contabile.

Ha detto: “I 13 milioni sono composti da 1,250 milioni di franchi di mutuo (950mila di debito e 350mila di interessi) e 11,750 di buco per i derivati”. In realtà, sempre stando alle sentenze penali di primo e secondo grado, il buco provocato dalle operazioni sui derivati attribuito a Rossi sfiora i 14 milioni. Ma non formalizziamoci troppo sulle cifre, visto che tanto ormai l’accordo è stato fatto.

Molti annotano però che, tecnicamente, più che un risarcimento, il milione e 250'000 franchi di mutuo è un puro e semplice rimborso. Soldi che Rossi già doveva alla banca, insomma, e che nulla hanno a che vedere con i derivati.

La moltiplicazione dei milioni e la voragine

Vale forse ancora la pena di ricordare, citando sempre la sentenza della Cassazione, quanto fu, prima del “crack”, il guadagno che l’allora vicepresidente di BancaStato accumulò grazie alle operazioni senza copertura sui conti suoi e dei suoi famigliari: “Grazie all’intensissima attività di investimento del patrimonio proprio e di famiglia - in cui era affiancato da Betschart - a partire dal 1995 e, in particolare dal 1998, con le cosiddette strategie, ovvero le combinazioni short call/put, accumulò un patrimonio che, partito da circa fr. 1'000'000.-, a fine 2000 non era lontano dai fr. 5'000’000.-, con performances che nel 1999 e nel 2000 ruotavano intorno al 50%”.

Vale anche la pena di ricordare che il danno provocato da quelle operazioni avrebbe potuto anche essere molto superiore. Sempre nella sentenza: “Sulle operazioni in essere al 21 marzo 2001, la perdita latente per il gruppo (ndr: i conti gestiti da Tuto Rossi) è venuta a configurarsi in circa fr. 3'000’000.-, data alla quale i conti si trovavano ad avere in essere 2000 contratti put e 2800 contratti call per un importo di fr. 42'160’000.-“.

Tiriamo le somme dell’accordo

Rimane infine il punto 4 dell’accordo: “Da tale cliente la Banca introita inoltre valori mobiliari per un importo indicativo di 950'000 franchi”. Il cliente in questione è sempre la sorella di Tuto Rossi, sui cui conti Tuto Rossi operava direttamente.

Quindi, questi 950'000 franchi di risarcimento vanno sommati ai 200'000 della palazzina, ai 300'000 dei beni mobiliari incamerati da BancaStato e, probabilmente, alla differenza tra il milione e mezzo citato al punto 1 e il milione e 250'000 franchi di mutuo e interessi rimborsati.

Facendo il conto finale arriviamo un milione e 700'000 franchi tondi. Non il mezzo milione stimato da Savoia, ma nemmeno i due milioni e 950'000 franchi calcolati da Tuto Rossi.

La casa donata a un familiare

Chiudiamo con un dato di cronaca di cui ha riferito questa mattina il Caffè: una donazione che, esattamente undici mesi fa, Tuto Rossi ha fatto a favore di un suo stretto familiare. “Oggetto: la proprietà di un immobile a Bellinzona che sarebbe potuto rientrare nel contenzioso per il risarcimento. Ne ha accennato il coordinatore dei Verdi, Sergio Savoia, in una dichiarazione alla Regione, e il Caffé ha voluto approfondire”.

Nel registro fondiario, scrive il domenicale, l’immobile è registrato col numero 166. “Una casa di 216 metri quadrati più 1400 di giardino, valore di stima ufficiale poco meno di 700 mila franchi, ma in realtà di gran lunga superiore, almeno attorno ai due milioni. Pochi giorni prima del Natale dell’anno scorso, l’immobile, con una donazione passa di mano, dalla proprietà dell’ex vice presidente di BancaStato a quella di un suo stretto congiunto”.

Un altro punto interrogativo che forse avrà una risposta.

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