Pronini di AET: "Ecco la differenza tra una società pubblica e una privata". Ceschi di SES: "Le nostre linee non sono vetuste e vengono continuamente rinnovate"

LOCARNO - Ci sono posizioni nettamente diverse sulla lettura del black out verificatosi nelle valli tra Natale e Capodanno a causa dell'eccezionale nevicata. La rete della Società elettrica sopracenerina non ha retto il carico e alcune località sono rimaste al buio. Il deputato Massimiliano Robbiani ha anche presentato un'interrogazione al Governo.
"Ecco cosa fa la differenza fra un’azienda pubblica e una privata - dice oggi a LaRegione il direttore dell'AET, oggi proprietaria della SES, Roberto Pronini -; la prima può permettersi di programmare investimenti sul medio e lungo periodo, la seconda no, che invece ottimizza facendo utili"
La debolezza infrastrutturale della rete della Sopracenerina "era già nota - aggiunge Pronini -. Infatti ne abbiamo tenuto conto durante la trattativa col Alpiq, il precedente proprietario. Il prezzo d’acquisto, non a caso, è stato un buon prezzo anche perché s’è tenuto conto degli investimenti futuri". Ma per mettere a posto la rete ci vorranno non meno di dieci anni: il tempo necessario per interrare tutti i fili e cavi attualmente aerei (circa le metà dell'intera rete elettrica).
"Almeno dieci anni, se non di più - dice Pronini -. Perché il personale in organico è quello e non si può lavorare simultaneamente sull’intera rete perché si deve procedere zona per zona. Poi va considerato l’iter procedurale, nonché gli accordi con i Comuni interessati per gli scavi del caso".
Diversa la visione di Pier Angelo Ceschi, membro di direzione della Sopracenerina, che a TeleTicino ieri ha dichiarato: "Le nostre linee vengono continuamente rinnovate e non sono vetuste. In questo caso la colpa è da attribuire a nevicate eccezionali e ha riguardato pochi casi isolati, il 3% per essere precisi, e si trattava di abitazioni in alta montagna, abitate in quel periodo a causa delle vacanze invernali”.
Robbiani nella sua interrogazione chiedeva perché le linee non vengano interrate per evitare situazioni del genere. E Ceschi replica: “Non sempre l’opzione sottoterra è la migliore, esistono problemi anche con i fili interrati, e poi in determinati casi dobbiamo per forza avere delle linee aeree”.
Il dirigente della SES aggiunge che nelle valli l'azienda investe più della cifra d’affari prevista e su progetto di interramento di cui parla Pronini conclude: “Saremmo contenti di poterlo fare, ma si parla di centinaia di milioni di franchi, dobbiamo aspettare i finanziamenti, anche se probabilmente scatteranno ulteriori interrogazioni, questa volta per i costi proibitivi dell’operazione”.