MEDICI IN PRIMA LINEA
Vuoi andare dal medico? Prima devi chiedere all'assicurazione
Molti assicurati prima di andare dal dottore devono chiamare un call center. Ma chi risponde dall'altra parte? Che ne é della riservatezza medico-paziente?

MEZZOVICO - Di assicurazione malattia se ne parla parecchio. Da sempre il problema principale per l'assicurato, ma non solo, è l'entità del premio da pagare. Sul tema il dibattito politico è sempre acceso. L'ultimo capitolo in ordine di tempo riguarda il rifiuto della Commissione sanità del Consiglio degli Stati di riconoscere il versamento, almeno parziale, dei premi pagati in eccesso dagli assicurati negli anni scorsi. Decisione che ha scatenato un'onda di proteste in Ticino e Romandia.

Il tema insomma è uno di quelli complessi. Così come complesse sono tutte le procedure e clausole contenute quando si firma un contratto d'assicurazione. Condizioni per ottenere le prestazioni che si perdono in un'infinità di carta che, una volta archiviata, rimane nel cassetto della contabilità famigliare. Ciò che invece è semplice da capire è che, comunque sia, alla fine di ogni mese il premio è da pagare. E per molti assicurati l'unica relazione con l'assicurazione è quella con la fattura. Soprattutto per chi gode di buona salute. Coloro insomma che dal medico ci vanno raramente. 

Il caso: quando per andare dal medico bisogna chiedere prima all'assicurazione

Prendiamo un caso concreto. Un 33enne, sposato e padre di due figli, che puntualmente paga le fatture, d'improvviso avverte un fastidio addominale. Decide quindi di rivolgersi al suo medico. L'ultima volta che lo ha fatto, 5 anni fa, ha preso semplicemente un appuntamento dal medico e si è fatto visitare. Punto. Ora ha scoperto che non è più così. Almeno secondo le condizioni imposte dalla sua assicurazione. Prima di chiamare il medico e prendere appuntamento, il 33enne deve comporre il numero di un call center. Dalla altra parte del telefono una signora in un italiano incerto (probabilmente il servizio ha sede oltre Gottardo) chiede il motivo che lo spinge a rivolgersi a un medico e a quale dottore intende fare capo. 

Il 33enne capisce che probabilmente la procedura è contemplata nel contratto firmato con l'assicuratore. Ciò che non capisce è perché mai deve condividere al telefono con una persona sconosciuta, della quale nulla si sa - così come non si sa dove si trovi e quali siano le sue competenze - informazioni che pensava essere riservate al rapporto medico-paziente. Altro quesito che si pone il 33enne: che fine fanno e come vengono trattate le informazioni che l'assicurazione malattia riceve. 

Risponde l'Ordine dei medici del Canton Ticino. 

"Tra le forme particolari di assicurazione previste dall’ordinamento sull’assicurazione malattie obbligatoria vi è anche quella innovativa che prevede in primo luogo di contattare telefonicamente il servizio medico dell’assicuratore in caso di bisogno. In cambio di questa limitazione alla libera scelta del medico, è prevista una riduzione del premio LAMal" ci dice il dottor Franco Denti, presidente dell'Ordine dei Medici che aggiunge "Si tratta di un’opzione che, se sottoscritta dall’assicurato, diventa però vincolante. In pratica l’assicurato si impegna a riferirsi per ogni caso di malattia al servizio medico dell’assicuratore"

E come la mettiamo con i dati personali?

"Questa forma particolare di copertura è soggetta, in teoria, alle regole del rispetto dei dati personali. In base alle direttive di applicazione, al servizio medico dell’assicuratore sono richiamabili i medesimi doveri di riservatezza rispetto a uno studio medico ordinario. Certo, può suscitare perplessità il fatto di affidarsi a un presuntomedico (che forse è uno studente o quant’altro) via telefono, senza un contatto diretto e basandosi quindi unicamente sulla buona fede dell’assicuratore. È comunque doveroso osservare alcune particolarità". 

Quali?

"La prima: il servizio medico dell’assicuratore deve essere cosciente dei limiti di un responso telefonico, quindi in assenza di osservazione diretta del paziente cosa che, sulla base della mia esperienza avviene 9 volte su 10. Per questa ragione l’assicuratore sa che, in caso di dubbio serio, è tenuto a consigliare al paziente una visita nello studio medico. In caso di forzatura nel percorso diagnostico o terapeutico il rischio è quello dell’intervento inappropriato, con tutte le conseguenze del caso, penali comprese. L’assicurato deve essere ben cosciente, al momento dell’accettazione di questa opzione, dei vincoli a cui si sottopone".

Quindi questa opzione che in molti scelgono per avere uno sconto come può essere giudicata?

"Se applicata correttamente, questa impostazione assicurativa non è di principio negativa nella forma. Per quanto attiene alla sostanza, bisogna tuttavia rilevare che questa forma di assicurazione, con premio ridotto, dovrebbe esse riservata agli assicurati senza troppi problemi di salute cioè “giovani, sani e belli”. Mentre risulta di fatto problematica nei casidi malattie gravi o croniche. Questo, di fatto, è suscettibile di intaccare il principio della solidarietà, che deve essere annoverato tra i pilastri portanti della LAMal. Ma questo discorso vale anche, a maggior ragione, per le franchigie opzionali, che possono essere vantaggiose economicamente, come risparmio sul premio, solo per gli assicurati in buona salute o in ogni caso con poche affezioni".

Lei cosa consiglia?

"Il mio consiglio, se si vuole comunque limitare la libera scelta del medico e avere degli sconti, è quello di scegliere il Modello Medico di Famiglia, senz’altro più sicuro per il cittadino – paziente".

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