ARCHIVIO
Il futuro del PLR dopo la sconfitta di Lugano
I liberali radicali sono stati sconfitti con onore e dignità. Un partito che sfonda il tetto del 30% è un grande partito. Qualche consiglio non richiesto per ripartire

di Andrea Leoni

LUGANO – Il PLR ha perso, la Lega ha vinto. Ma i liberali radicali sono usciti sconfitti con onore e dignità.  E con onore e dignità si sono comportati, nel momento più difficile della loro storia. Le dichiarazioni di Rocco Cattaneo, Giovanna Masoni e Giorgio Giudici, sono l’esempio di come in politica bisognerebbe sempre concedere la vittoria all’avversario. E qualche parola in più la merita Giudici.
 
Mi è difficile immaginare cosa abbia significato per lui, nel suo intimo più profondo, il voto dei suoi concittadini che dopo 30 anni non gli hanno rinnovato il trono. Deve essere stato uno shock, o qualcosa del genere. Perché i politici sono uomini, con il loro carattere, la loro psicologia, le loro emozioni, anche se spesso tendiamo a dimenticarlo e a vederli come attori dello spettacolo politico e mediatico. 
 
Al di là delle asprezze, dei colpi bassi, degli interessi, delle eccezioni, che hanno composto il mosaico di questa campagna elettorale, al di là delle ragioni per cui i luganesi gli hanno preferito Marco Borradori, al di là degli errori che ha commesso, Giorgio Giudici si è battuto come un leone. È stato un Re guerriero. Ha dato a molti l’esempio e la dimostrazione sul campo, soprattutto ai più giovani, di cosa significa combattere, spendersi generosamente, essere un animale politico. Lo ha fatto alla sua età e misurandosi su un terreno di battaglia elettorale sconosciuto. Giù il cappello.

Troppo forte la Lega
 
Il PLR ha perso ma ha poco o nulla da rimproverarsi, oggi. Ha perso perché gli altri sono stati più forti. La Lega in questo momento è come il Barcellona quando i suoi migliori talenti sono ispirati, Borradori-Messi su tutti. Se giocano al massimo, come hanno giocato, non sono battibili. Quello leghista è un ciclo vincente: si è aperto con le Cantonali, è proseguito con le Nazionali e ha trovato conferma in queste elezioni Comunali differite. E nessuno può dire, con ragionevole attendibilità, quanto questa sequenza è destinata a durare.
 
Il PLR ha fatto il 33%, segnando addirittura una leggera crescita rispetto alle comunali di cinque anni fa. Certo, ha investito molto, in tutti i sensi, per difendere l’ultima roccaforte. In certi casi, troppo. E il risultato sostanzialmente rispecchia quello di cinque anni fa, quando la campagna era stata decisamente all’acqua di rose. Ciò significa che quella è attualmente la soglia massima del suo elettorato in Città.  Una soglia che si era decisamente abbassata, di una decina di punti, nelle consultazioni cantonali e federali a livello cittadino. Anche se paragonare le pere con le mele è sempre fuorviante. Giorgio Giudici ha comunque fatto circa di 2'600 voti personali in più. Il presidente della Sezione di Lugano, Giorgio Grandini, si è fatto da parte con parole amare: “Molti liberali non hanno capito l'importanza di questo voto e hanno dato moti preferenziali a Borradori". Sbaglia, il presidente. Non sono gli elettori che non hanno capito, e neppure i liberali radicali che non si sono spiegati. Semplicemente il voto non è più militarizzato e non è più un atto di fede. Quel che è successo è solo la storia che ha fatto il suo corso. 

Cattaneo non va messo in discussione. Ma...
 
Ma un partito che sfonda il 30% è un grande partito. Non c’è discussione. Non riconoscerlo sarebbe sciocco. Come sciocco sarebbe mettere in discussione Rocco Cattaneo. Il presidente del PLR, lo abbiamo scritto, nei primi mesi di presidenza ha fatto qualche scivolone troppo, anche in questa campagna elettorale.  Ma sta mostrando delle qualità da motivatore, da combattente, e di approccio popolare, che potranno rivelarsi armi preziose se coniugate con una proposta politica concreta e meno improvvisata. Il vero banco di prova saranno le elezioni cantonali: e lì che bisognerà giudicare il suo lavoro. Se posso permettermi di esprimere un consiglio non richiesto, l’impostazione con cui le sta preparando è sbagliata. Cominciare a ragionare oggi di liste e di candidature è un errore. Un grosso errore.

Da qui alla prossima campagna elettorale ne passerà molta di acqua sotto i ponti. Sono del tutto imprevedibili le dinamiche che si presenteranno da qui al momento del voto. E quelle dinamiche peseranno almeno al 50% sui risultati. Evoluzioni in cui certamente rientrano anche le persone, dunque i candidati da schierare. L’altra metà la faranno l’azione politica e la capacità di saperla vendere. Il PLR cominci da qui. Cominci concretamente a produrre politica. E a produrla sui temi che stanno a cuore ai cittadini e non al partito, senza essere schizzinosi nella forma, nel metodo e nella sostanza. E con un orecchio ben teso al dolore economico e sociale che esprimono i ceti più popolari che gli hanno voltato le spalle, come agli altri partiti storici. Come pure a quella medio-alta borghesia, “studiata”, direbbero a Napoli, che evidentemente non trova soddisfazione nel menù liberale radicale, viste le percentuali raggiunte dalla Lega.
 
Dopo la perdita della maggioranza relativa in Consiglio di Stato e a Lugano, il PLR abbandoni la frenesia isterica della vittoria, senza per questo perdere lo spirito vincente. Abbandoni gli accenti arroganti, pensi di più agli affari di tutti e meno agli affari di pochi o agli affari suoi. Abbandoni pure vecchi schemi di gioco, vecchie lobby del secolo scorso e una vecchia spartizione del potere che garantisce poltrone ma non consenso. E scopra la bellezza di misurarsi alla pari nell’arena politica, di coltivare idee e costruire progetti, di avere le mani più libere nell’azione politica.

Un partito normale
 
Perché in fondo il PLR sta semplicemente diventando un partito normale. Un partito come gli altri. Che vince, che perde, e che non comanda da solo. Questa è la realtà e bisogna saperla accettare. Per questo avrebbe poco senso avventurarsi nelle solite e interminabili discussioni sul “perché” o il “per come” è arrivata l’ultima sconfitta. Le origini della crisi, le colpe degli uni e degli altri, cominciano ad essere vecchiotte. E solo in parte potrebbero spiegare quello che è sostanzialmente un processo storico che investe larga parte dell’Europa. Il PLR si cali nella sua nuova dimensione. Non insegua la gloria e i fantasmi del passato. Insegua il futuro.

 

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Hotel Belvedere Locarno, dove il cinema vive oltre lo schermo

03 AGOSTO 2026
MEDICI IN PRIMA LINEA

Medici di famiglia, nasce SMaRTi: "Un modello unico in Svizzera"

02 AGOSTO 2026
LETTURE

“La montagna incantata”: il Monte San Giorgio come non l’abbiamo mai letto

16 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LETTURE

Tra amore, memoria e inquietudine: le novità di Dadò editore per l’estate

14 LUGLIO 2026
BANCASTATO

BancaStato pubblica il Rapporto di sostenibilità 2025: primi obiettivi per ridurre le emissioni

10 LUGLIO 2026
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

La nota del Governo: Zali rinuncia alla responsabilità politica di Polizia e Magistratura

23 LUGLIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026