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Più di due ore di imbottigliamenti nel traffico per un percorso che 'sottoterra' di solito si compie in pochi minuti. In fila gli autobus rossi a due piani, affollati come non mai, procedono a passo d'uomo. I taxi neri non bastano, sono presi d'assalto. E alcune stazioni ferroviarie chiuse a singhiozzo per gestire il sovraffollamento. Londra senza la sua 'Tube' è nel caos. E la pioggia e il freddo non fanno altro che peggiorare la situazione.
Da ieri sera alle 21 per 48 ore i dipendenti della metropolitana londinese hanno incrociato le braccia in segno di protesta per il taglio di posti di lavoro (fino a 1'000) previsti nel piano di ammodernamento della rete e la città è paralizzata nel primo sciopero del genere da quasi quattro anni e che potrebbe ripetersi già la prossima settimana con una nuova serrata di due giorni a partire dall'11 febbraio.
Il punto è il piano di ristrutturazione elaborato dalla città di Londra, da avviare nel 2015, e che prevede la pressoché totale eliminazione della figura del 'bigliettaio', sostituito con un servizio automatizzato self-service. Ciò comporta la scomparsa di fino a 2'000 posti di lavoro, che si riducono poi a poco meno di 1'000 con il personale reimpiegato per servire l'apertura notturna, una delle novità proposta dal piano: ovvero il funzionamento della metropolitana per 24 ore non-stop durante i weekend.
I sindacati parlano di adesione massiccia all'agitazione e sono determinati ad andare avanti minacciando un altro sciopero di 48 ore per la prossima settimana. I tentativi di colloqui protratti in extremis fino a ieri sera non hanno portato a nulla, anzi. Tra i rappresentanti sindacali e il sindaco lo scontro è stato durissimo, anche verbale. Un'emergenza che ha indotto il primo ministro, David Cameron, a scendere in campo per condannare l'agitazione affermando che avrebbe colpito soprattutto i lavoratori. A fine giornata indiscrezioni secondo cui il governo è sul punto di dichiarare quello della metropolitana di Londra un servizio essenziale in modo da limitare l'impatto di possibili scioperi futuri, rendendo obbligatorio un servizio minimo garantito, mentre il partito conservatore starebbe considerando di includere questo punto nel suo manifesto per le prossime elezioni del 2015.
Intanto si tirano già anche le prime somme sul danno economico della mobilitazione, con la camera di commercio di Londra che calcola costi per 50 milioni di sterline al giorno.