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Nucleare: ancora nessun accordo tra Iran e 5+1
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Tutto rinviato al 2 luglio: dopo cinque giorni, si è concluso con un nulla di fatto il nuovo round di negoziati a Vienna sul controverso programma nucleare dell'Iran. Sono stati fatti "progressi", hanno fatto sapere i protagonisti, ma sulle questioni più spinose, hanno precisato, ancora "non c'è alcun accordo".

A giudicare dalle dichiarazioni, anche sull'atmosfera tra Iran e Stati Uniti ora sembrano gravare di nuovo pesanti nuvole, dopo che per mesi si erano registrate costanti schiarite, al punto da far sembrare possibile una loro collaborazione per far fronte alla crisi in Iraq. Anzi, proprio la crisi irachena sembra aver infiammato nuovamente gli animi. "Le recenti dichiarazioni di Obama dimostrano che la Casa Bianca non ha la seria volontà di combattere il terrorismo in Iraq e nella regione", ha detto oggi a Teheran il viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian.

Ieri il presidente americano aveva affermato che in Iraq "l'Iran può svolgere un ruolo costruttivo", se invia lo stesso messaggio "inclusivo" degli Usa e evita di incoraggiare le divisioni interconfessionali. Ma "se viene solamente come una forza armata conto degli sciiti...probabilmente peggiora la situazione".

Una stoccata agli Usa arriva direttamente da Vienna anche dal capo della diplomazia iraniana, il ministro Javad Zarif. "Sulle questioni principali non c'è alcun accordo", ha detto aggiungendo che "la posizione degli Stati Uniti è più dura di quella degli altri Paesi" che negoziano con Teheran, ovvero il cosiddetto gruppo dei 5+1, formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu - Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia - più la Germania.

Secondo varie fonti, tra i nodi ancora da sciogliere c'è il numero delle centrifughe per la produzione di combustibile nucleare. Gli Usa e altri Paesi a Vienna vorrebbero che l'Iran non ne avesse più di qualche migliaio, ma Teheran, che attualmente ne ha 19mila, pretende di averne decine di migliaia.

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