"La libertà economica e la solidarietà non sono incompatibili. Uno Stato efficiente deve incoraggiare l'autonomia, contrastare gli abusi e proteggere chi si trova realmente in difficoltà"

di Roberto Caruso *
C'è una parabola che torna in mente leggendo alcune dichiarazioni pronunciate al congresso dell'UDC ad Ascona, il 24 ottobre scorso, e riportate da laRegione e dal Corriere del Ticino.
A richiamarla è soprattutto questa affermazione: «Noi siamo dalla parte dei cittadini, di chi paga le imposte, di chi si alza la mattina per fare qualcosa come imprenditore, impiegato od operaio, contribuendo a far progredire la Svizzera».
È la parabola del leone e della gazzella. Ogni mattina entrambi devono correre: il leone per mangiare, la gazzella per non essere mangiata. Non importa chi tu sia, quando sorge il sole è meglio che cominci a correre.
Il lavoro, l'iniziativa e la responsabilità individuale sono valori fondamentali. Senza chi lavora e produce ricchezza non sarebbe possibile finanziare neppure la solidarietà. Ma il leone e la gazzella non si trovano nelle stesse condizioni. E, soprattutto, non tutti possono correre.
Che posto occupano, in questa rappresentazione della società, gli anziani, i malati, le persone con disabilità, chi ha perso il lavoro o chi si prende cura di un familiare?
In queste parole si intravede una visione economicistica della società, utilitaristica nel senso più immediato del termine: il cittadino viene valorizzato soprattutto per ciò che produce e per il suo contributo economico. Il rischio è che l'utilità economica, da criterio per valutare un contributo, diventi un metro per giudicare le persone.
È in questa prospettiva che assume significato anche il linguaggio utilizzato durante lo stesso congresso: «nemico», «immaturità», «torpore intellettuale», «peste», «cancro», «insetto che entra nella testa e diventa letale».
Le parole non servono soltanto a esprimere idee, ma anche a orientare il giudizio di chi ascolta. Definire lo statalismo un «cancro» o una «peste» significa rappresentarlo come una minaccia. Parlare di «immaturità» e «torpore intellettuale» porta invece la critica oltre le idee, fino a mettere in discussione le qualità personali attribuite a chi condivide quella visione dello Stato.
Criticare gli eccessi dell'intervento statale, la spesa pubblica superflua e le forme di assistenzialismo che scoraggiano l'autonomia è legittimo. Ma non ogni intervento pubblico è statalismo, né ogni richiesta di aiuto è indice di irresponsabilità.
La libertà economica e la solidarietà non sono incompatibili. Uno Stato efficiente deve incoraggiare l'autonomia, contrastare gli abusi e proteggere chi si trova realmente in difficoltà.
Le parole pronunciate ad Ascona non rispecchiano necessariamente le convinzioni morali degli oratori. Possono anche essere espressione di una retorica fatta di immagini forti e contrapposizioni nette, capace di suscitare consenso, ma poco incline a riconoscere la complessità della società.
Il linguaggio politico, tuttavia, non è soltanto una questione di stile. Contribuisce a formare il modo in cui vengono percepiti gli altri e le loro idee. E quando l'autosufficienza viene associata alla maturità e la dipendenza al torpore intellettuale, il rischio è che una distinzione economica finisca per diventare, agli occhi di chi ascolta, un giudizio sul valore delle persone.
* docente