Gli abitanti di via San Gottardo a Bellinzona protestano. Il sindaco Branda tranquillizza. I servizi cantonali spiegano il senso del centro e perché di giorno gli ospiti non vi possono restare

di Marco Bazzi
BELLINZONA – “Quegli asilanti nel nostro quartiere non li vogliamo”. Nevio Valsangiacomo si è fatto portavoce di un gruppo di abitanti di via San Gottardo a Bellinzona che protestano contro la trasformazione dell’ex Madonna di Re in un centro “di bassa soglia” destinato a profughi che non hanno ricevuto lo statuto di asilante e devono lasciare il Paese.
“Non ci hanno informati, li hanno messi qui senza chiedere nulla a nessuno – dice -. Paghiamo le imposte anche noi e abbiamo diritto alla tranquillità nel nostro quartiere”.
"La gente del quartiere ha paura"
Uno dei problemi è che gli ospiti, tutti uomini soli, non possono restare nel centro durante il giorno e sono in giro a bighellonare. Sul tema c’è stata anche un’interrogazione del Partito socialista. Valsangiacomo ammette che non vi sono stati particolari problemi, ma dice che la gente ha paura.
“Mi hanno detto che alcuni sono stati visti orinare contro i muri, un adolescente è stato spaventato da uno di quei signori che lo seguiva con intenzioni poco chiare. Al mattino li mandano fuori dal centro, col bello o col brutto tempo. La sera il nostro portone era aperto fino alle undici, ora è sempre chiuso. Ci sono diversi palazzi qui, è un piccolo quartiere popoloso. Preferivo un penitenziario, almeno i detenuti sono chiusi dentro”.
Così, Valsangiacomo ha promosso una raccolta di firme tra gli abitanti della zona e in un giorno e mezzo ne ha raccolte una cinquantina. Le ha inviate al Municipio e in copia al Consiglio di Stato. “La prossima settimana incontreremo una delegazione del Municipio ed esporremo i nostri problemi”, dice.
Branda: "Cercheremmo di tranquillizzare la popolazione"
Interpellato dal libertav.ch, il sindaco, Mario Branda, dichiara: "Sappiamo di qualche piccolo inconveniente. Il nostro intento è capire se ci siano problemi particolari e comunque tranquillizzare la popolazione. Ricordo tuttavia che la gestione del centro è di competenza cantonale".
Carmela Fiorini: "Cerchiamo di convincerli a lasciare la Svizzera"
Carmela Fiorini, caposervizio richiedenti l’asilo al Cantone, spiega: “È un centro di bassa soglia destinato a persone in partenza, ed è stato creato in situazione di emergenza, in seguito della chiusura della pensione Città Vecchia di Locarno. Il Cantone ha deciso di dotarsi di un centro dove collocare le persone a cui è stato negato l’asilo che erano ospitate in doverse pensioni. Abbiamo informato il Municipio di Bellinzona e non ci sono state preclusioni. Questi profughi non hanno più alcuno statuto, quindi nessun diritto di restare in Svizzera, ma dobbiamo prenderli a carico in attesa che lascino il Paese. Facciamo di tutto per convincerli ad andarsene, proponiamo loro anche degli aiuti per aprire attività in patria. Abbiamo inoltre uno stretto contatto con la Polizia, che sorveglia la situazione”.
Fiorini precisa che il Cantone ha messo a disposizione il centro di Bellinzona come “aiuto d’urgenza”, per evitare che queste persone, senza alcuno statuto, appunto, finissero in strada. “Sia chiaro che questo centro deve avere un ruolo dissuasivo, ecco perché abbiamo deciso di offrire agli ospiti unicamente l’alloggio per la notte: dopo colazione viene consegnato loro un pranzo al sacco e possono rientrare solo per cena. A parte il discorso dei costi, questa scelta è in linea con il nostro obiettivo di convincerli a lasciare la Svizzera”.
Non sappiamo fino a quando resterà aperto il centro, prosegue Fiorini, ma si tratta di una soluzione temporanea. In teoria dovrebbero essere persone che nel giro di poco tempo lasciano il nostro Paese. “Sappiamo che si tratta di una ‘non soluzione’, ma da qualche parte dobbiamo pur mettere queste persone. Comunque, da quando abbiamo aperto il centro, a fine luglio, ad oggi c’è stato un turn over rilevante di ospiti, segno che la maggior parte alla fine lascia la Svizzera”.