Per il deputato “bisogna provocare una riflessione di fondo sull’educazione alla laicità piuttosto che continuare a dibattere sull’insegnamento delle religioni dominanti.”

CHIASSO – Introdurre nelle scuole ticinesi una Carta della laicità su modello di quanto proposto a inizio settembre in Franca dal ministro dell’educazione Vincent Peillon. È quanto chiede con un’interrogazione parlamentare il deputato PLR Matteo Quadranti.
I punti della Carta, spiega Quadranti nel testo depositato oggi, nascono da un rapporto dell’Osservatorio della laicità e sono suddivisi in quattro capitoli in cui si ribadiscono, oltre ai principi generali del rispetto di tutti i credo da parte dello Stato, della laicità dello Stato e la separazione dalla religione rispetto cui è neutrale, della libertà di credo e di espressione; il senso della laicità nella scuola. “La laicità nella scuola offre agli allievi le condizioni per forgiare la loro personalità, esercitare il loro libero arbitrio e fare l’ apprendistato alla cittadinanza. Essa li protegge da ogni proselitismo e da ogni pressione; essa assicura agli allievi l’accesso a una cultura comune. Essa implica il rifiuto di ogni violenza e discriminazione, garantisce l’uguaglianza tra ragazze e ragazzi e riposa su una cultura del rispetto.”
Vengono anche indicate le regole che impone all’interno della scuola: “il corpo insegnanti ha il dovere di mantenersi neutrale evitando di manifestare le proprie convinzioni politiche o religiose; nessun allievo può invocare una convinzione religiosa o politica per contestare ad un insegnante il diritto di trattare un argomento del programma scolastico; nessuno può prevalersi della propria appartenenza religiosa per rifiutare di adeguarsi alle regole applicabili nella scuola repubblicana; è vietato l’uso di segni o tenute tramite i quali gli allievi manifestano in modo ostentato un’appartenenza religiosa.”
E, infine, sono anche chiarite le dinamiche con cui si può far vivere la laicità a scuola: “Il corpo insegnante ha il compito di trasmettere agli allievi il senso e il valore della laicità tramite le loro riflessioni e attività, gli allievi contribuiscono a far vivere la laicità all’interno del proprio istituto scolastico.” A tal proposito, per far sì che la Carta non rimanga solo un foglio affisso su una parete, il ministro francese promette anche di dotare entro un anno gli insegnanti di un kit pedagogico che fornisca gli elementi per parlare della laicità in classe.
“La scuola – spiega Quadranti a ragione della sua interrogazione – non serve solo ad istruire ma anche ad educare e trasmettere i valori della Repubblica. Una missione alla quale ha rinunciato e che in Francia si ritiene fondamentale rilanciare di fronte all’insorgere dei vari estremismi. In Ticino invece, al solo accennare alla laicità si è tacciati d’essere persone dell’Ottocento. Al contrario, più una società è pluralista e più essa ha bisogno di principi, di difendere forte e chiaro i valori della tolleranza, del vivere assieme e del dialogo nella società, di colmare il vuoto nel quale s’insinuano gli estremismi d’ogni sorta. La laicità non è diretta contro qualcuno o contro una religione in particolare, bensì mira a permettere la libertà di ciascuno. Di fronte all’insorgere oggigiorno di questioni religiose nel contesto scolastico (porto del velo, crocifissi nelle aule o nei corridoi, lezioni di nuoto con burkini,…), ma non solo (si pensi a temi come i matrimoni omosessuali, l’aborto, l’eutanasia), rammentare la neutralità della scuola appare indispensabile quale presupposto all’educazione alla cittadinanza e al libero arbitrio. La laicità è altresì intrinsecamente connessa alla scuola obbligatoria e pubblica che è tale solo se accoglie allievi di ogni fede e senza fede.”
“Oggi – motiva ancora Quadranti – il problema è quello di garantire il pluralismo delle opinioni, religiose o non. Per questo si tratta di provocare una riflessione di fondo sull’educazione alla laicità piuttosto che continuare a dibattere sull’insegnamento delle religioni dominanti. Esercitare lo spirito critico usando il metodo razionale, che la laicità promuove a fronte dei dogmi fideistici, mi sembra il miglior modo per scongiurare le mode e il conformismo del gregge, che possono portare a votarsi a ideologie superficiali e persino pericolose, anche nella sfera dei cosiddetti “valori”.
La cultura laica non poggia su fondamenta inamovibili ma pone costantemente se stessa in discussione. Rendersi conto che, più i valori si assolutizzano, più diventano conflittuali, è un punto chiave della democrazia. Democrazia che necessita di allievi educati, appunto, alla cittadinanza. Perché anche in Ticino non siamo esenti da segnali di assolutismo conflittuale.”
Per questi motivi, il deputato chiede al Consiglio di Stato: “Se ritiene necessario, o anche solo opportuno, introdurre anche nelle scuole Ticinesi una Carta della laicità sulla falsariga di quella francese. In caso contrario, perché e come si pone questo Governo di fronte alla questione laica? Se invece è d’accordo, concorda di far affiggere tale Carta in tutte le scuole pubbliche? Inoltre ritiene necessario, o anche solo opportuno, che anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino venga esposta negli edifici pubblici e nella scuole, sia pubbliche sia private? Infine, considera opportuno fornire al corpo insegnate cantonale un kit pedagogico che dia loro degli elementi per parlare di laicità e di diritti dell’uomo e del cittadino?”