Ecco come Andrea Trinca, dell’Osteria Centrale di Intragna, immagina la cena di San Silvestro: “A casa come al ristorante, puntate su un ricco aperitivo. E lenticchie e zampone non possono mancare. Come le cucino? Proprio come mia mamma”

INTRAGNA – Per un cenone perfetto? Il segreto è la semplicità. Nessun menù abbondante o piatti elaborati, secondo Andrea Trinca, chef dell’Osteria Centrale di Intragna, che si stia a casa o in un ristorante, la cena di San Silvestro deve essere… di contorno.
Le persone spesso, ci spiega raccontandoci come immagina la cena di questa occasione, soprattutto se escono, si aspettano un pasto dalle molte portate. “Ma per me deve essere un momento di festa e anche il cibo deve permettere di poter socializzare con gli altri presenti, che si sia fra amici o fra ‘sconosciuti’ in grandi alberghi o ristoranti”.
Secondo Trinca quindi, ideale è puntare su un bell’aperitivo, “un ricco buffet, da spizzicare in piedi di modo da avere la possibilità di muoversi, mescolarsi e parlare con più persone”. Stare a tavola è sì un momento importante, ma non deve essere, al pari dei pranzi natalizi, un impegno che richieda ore e ore. “Consiglio un menù semplice, ma di qualità: se si resta a casa, un bel classico come la chinoise per me resta una delle scelte più azzeccate. Altrimenti per il cenone non andrei oltre le tre portate e un bel dessert, che non può mancare e meglio ancora se organizzato a mo’ di buffet”.
Per il buffet dell’aperitivo si può lasciare libero spazio alla propria fantasia e inventiva, l’importante è che sia ricco. Dalle terrine di paté, alle insalate di arrosti o pesce, senza dimenticare le tartellette e il salmone servito con diverse salsine, “dei classici, ma sempre buoni e apprezzati”.
La cena non dev’essere abbondante, insomma bisogna avere poi le energie per brindare e non finire preda dell’“abbiocco” digestivo. Qualche spunto allora? “Punterei sulla semplicità, magari cominciando con una zuppetta di patate all’olio di oliva, servita con del luccio perca, come entratina. Per il primo invece dei ravioli ai carciofi, che sono anche di stagione, con una fonduta di formaggio e come secondo un bel filetto alla Wellington”.
Quello che non può mancare, secondo tradizione, sono poi le lenticchie e zampone da mangiare dopo la mezzanotte per procacciarsi la giusta dose di fortuna per l’anno nuovo. Un piatto popolare e conosciuto, la curiosità è allora: come lo cucina lo chef?
“Come la mia mamma. Un bel soffrittino di cipolle, carote e sedano a cui si aggiungono le lenticchie (che devono essere state lasciate minimo un’ora a bagno e poi risciacquate) lasciandole stufare. Metto anche del pomodoro tagliato a tocchetti, qualche foglia di alloro e i chiodi di garofano, ma sulle spezie si può variare a seconda del proprio gusto. Se le si vuole più legate, si può anche aggiungere una patata tagliata a dadini. Dopodiché le si lasciano cuocere piano piano col brodo, proprio come quando si prepara il risotto, fino a raggiungere la consistenza che si desidera”. Il tocco in più arriva però alla fine: “Aggiungo un cicchettino di aceto di vino rosso che dà quel tocco di acidità che è spettacolare”.