Viaggio tra Medoc, Margaux, Pauillac, tra piccoli e grandi chateaux... GUARDA LE FOTO
di Marco Bazzi
La regione di Bordeaux è uno sconfinato labirinto di vigneti e di “terroir”, nel quale è molto difficile orientarsi. La parola che ti viene in mente quando ci sei in mezzo è: vastità. Lo sguardo si perde seguendo i filari dei tralci di vite, tra pianure e lievi colline, e ogni tanto sullo sfondo, in lontananza, appare il fiume.
Siamo in Acquitania, in quella fascia di terra fertilissima che si trova a sud, a nord e ad est della città di Bordeaux, una vasta landa che abbraccia l’ultimo tratto della Gironda prima che sfoci nell’Atlantico.
Il territorio si articola in terroir i cui nomi sono celebri nel mondo: Medoc, Margaux, Pauillac, Saint-Estèphe, Saint-Julien, Graves, Pessac-Léognac, Sauterne, Graves, Pomerol…
Qui nascono i più grandi vini rossi (ma anche bianchi) del mondo. Qui sorgono i templi del vino: castelli - o ville nobiliari - che a volte rievocano per la loro sontuosa bellezza quelli della Loira, con parchi, giardini fioriti e fontane. I più celebrati chateaux si chiamano Latour, Margaux, Cheval Blanc, Mouton Rothschild, Petrus, Lafite, La Mission Haut-Brion… E d’Yquem, naturalmente.
La Classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux risale al 1855 e venne redatta in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi, su ordine dell'Imperatore Napoleone III. I negozianti dell'industria vinicola stabilirono una classifica in funzione della reputazione degli chateaux e del costo di produzione, che all'epoca (ma quasi sempre anche oggi) era direttamente proporzionale alla qualità. I vini furono così classificati in ordine d’importanza dal primo al quinto cru.
Eleganza - a volte con un tocco eccessivo di lusso -, accoglienza, ospitalità, caratterizzano questi templi del vino (anche i meno reputati) dove l’antico si coniuga spesso con soluzioni architettoniche di grande modernità.
Il cuore degli chateaux sono le barricaie, dove i vini maturano separatamente nelle botti di rovere prima di essere assemblati nella misura e nelle percentuali che gli enologi decideranno.
I vitigni sono principalmente cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot. Mentre i bianchi nascono da uve sauvignon, sémillion e muscadelle.
Questo è il breve resoconto, molto fotografico, di un’esperienza sensoriale resa possibile grazie ad Andrea Arnaboldi e Giovanni Antognini, titolare e direttore dell’azienda vinicola Chiodi di Ascona, da anni punto di riferimento per i vini del Bordeaux in Svizzera.
In queste settimane nel Dipartimento della Gironda va in scena un rito; la degustazione dei “primeur”. I vini dell’ultima annata (quindi del 2015) vengono tolti dalle botti e assemblati dando vita a campioni, detti “échantillon”, per essere sottoposti al giudizio di appassionati, enologi e commercianti. E il 2015 viene giudicata dagli esperti un’annata molto promettente.
Acquistare “in primeur” conviene, ma i vini non saranno pronti prima di cinque o sei anni. E non è facile indovinare la loro evoluzione, quando avranno terminato la maturazione in botte e un minimo affinamento in bottiglia.
Alcuni campioni sono ancora molto tannici, altri già più morbidi, ma va detto che i grandi chateaux non mentono nemmeno all’assaggio prematuro.
È un lavoro da oracoli, quello della degustazione dei primeurs, e questo racconto in parole e in immagini passa attraverso la visita in pochi giorni di ben 25 cantine e dall’assaggio di circa centocinquanta etichette.
Ovviamente il vino non va bevuto (almeno non tutto). Va solo “testato”. Per berlo è meglio attendere il pranzo o la cena, quando nei ristoranti ti puoi anche portare le tue bottiglie senza che nessuno ti guardi storto, anzi. Si paga solo il “diritto di tappo”. Anche questa usanza fa parte della tradizione bordolese e sarebbe un esempio da seguire pure in Ticino.
Un'altra tradizione del Bordeaux è che negli chateaux in genere non puoi acquistare il vino. La distribuzione avviene attraverso una rete di “negociants”, come l’azienda Ulysse Cazabonne, nel cuore del Margaux, che propone sia grand cru sia piccoli chateaux.
Durante le giornate dedicate ai primeurs, entrando nelle grandi sale di questa vecchia dimora di campagna si possono però degustare anche vini d’annata, senza alcuna limitazione. Lungo i banconi in cui sono esposte le bottiglie può anche capitare di imbattersi in un Chateau d’Yquem 2005. E non ci si può tirare indietro. Chiaramente queste degustazioni sono riservate ai commercianti e non aperte al pubblico.
Ma per bere un ottimo Bordeaux bisogna per forza “svenarsi”? Falso. Dipende da cosa si sceglie (e la scelta è difficile) e dall’annata, ma va considerato che anche gli chateaux più reputati propongono comunque un secondo vino. Inoltre ci sono i produttori piccoli o emergenti, che vendono anche a 15/30 euro la bottiglia.
Una citazione, anche per la squisita ospitalità dei proprietari, meritano in questo senso i vini del Gran Enclos del Chateau de Cérons (con bianchi notevolissimi, essendo nella regione del Graves), ripreso qualche anno fa dal produttore italiano Giorgio Cavanna, che fu tra gli artefici della celebre azienda Castello di Ama, con il suo vino di punta, l’Apparita. E il Chateau Seguin, nella regione del Pessac Leognan, a due passi dal Graves, il cui titolare, Denis Darriet prima di dedicarsi anima e corpo al vino si occupava di orologeria di precisione. Grandi produttori che il tempo saprà valorizzare.