CRONACA
Sanzionato il poliziotto che voleva "crocifiggere" il tassista milanese. In aprile il caso finì sul Corriere della Sera. L'agente punito dal Comando, ma il tassista continua a contestare la multa: "In Svizzera non ci porto più nessuno"
L'uomo era stato fermato mentre transitava con i suoi clienti nella galleria Vedeggio-Cassarate e multato per "cabotaggio"
CRONACA

Un tassista milanese: "Il poliziotto mi ha detto che mi faceva fare la fine di Gesù e mi ha minacciato mettendo mano alla pistola"

07 APRILE 2016
CRONACA

Un tassista milanese: "Il poliziotto mi ha detto che mi faceva fare la fine di Gesù e mi ha minacciato mettendo mano alla pistola"

07 APRILE 2016
BELLINZONA - "Forse lei non ha capito: qui non siamo a Milano. Qui detto io quello che si fa! Erano 400 franchi, ma spero sia il doppio o il triplo e questo signore, glielo dico io, va via in croce: 2016 anni fa un tizio veniva messo in croce, oggi lo metto in croce io un tizio". Queste parole, pronunciate da un agente della polizia cantonale nei confronti di un tassista milanese, finirono sul Corriere della Sera. La storia della crocefissione era venuta in mente al poliziotto perché si era in periodo pasquale.

Era il 3 aprile scorso. Il tassista era stato fermato mentre transitava con i suoi clienti nella galleria Vedeggio-Cassarate. Sospettato di aver effettuato un trasporto illegale di persone (tecnicamente di parla di “cabotaggio”), è stato multato con 400 franchi. Ha pagato la multa seduta stante, pena il sequestro dell’auto, e non ha mai presentato reclamo, anche se continua a ritenerla ingiusta. Ma qualche giorno fa anche il poliziotto che voleva “crocifiggerlo” è stato sanzionato. Lo ha reso noto ieri Radio Fiume Ticino.

Il Comando ha infatti concluso l’inchiesta decidendo di sanzionare il proprio agente con un “grave” provvedimento disciplinare. “Come da prassi non comunichiamo il dettaglio della nostra decisione - ha spiegato alla radio il portavoce della polizia cantonale Renato Pizolli - in ogni caso si tratta di una sanzione amministrativa, più grave di un semplice richiamo, con la quale abbiamo deciso di punire un comportamento non conforme al nostro regolamento e a quello che ci saremmo aspettati per un intervento di questo genere”.

Ma il tassista, raggiunto telefonicamente dall’emittente locarnese, ha sottolineato un altro elemento poco chiaro della vicenda. Ha caricato i propri clienti nel Milanese, li ha portati in Ticino per poi accingersi a riportarli in Lombardia, senza caricare nuovi clienti durante tragitto.

Non ha mai spento il tassametro nel percorso andata-ritorno fra Milano e il Ticino. E nega di aver effettuato il cosiddetto ‘cabotaggio’. Nega cioè di aver caricato altri clienti al di fuori del territorio italiano.

Secondo il tassista, i due avvisi di contravvenzione (quello firmato dall’agente e quello dell’ufficio della Circolazione) “sono evidentemente discrepanti. Il primo descrive i fatti come sono realmente avvenuti, anche se la multa è comunque ingiusta. Io ho infatti caricato a Milano, sono passato per Lugano, e al rientro sono stato fermato nella galleria col tassametro in funzione: quello che ho fatto è stato un servizio perfettamente legale che ho effettuato decine di altre volte. Il secondo verbale invece mi accusa di aver caricato in due punti situati in Svizzera. E questo non è assolutamente vero. In Svizzera non ho mai caricato nessuno”.

Quindi? “O il poliziotto ce l’ha con i tassisti o è una questione di razzismo – sostiene il tassista -. Io in ogni caso se mi dovesse capitare ancora una persona che vuole andare in Svizzera – fossero anche le 3 del mattino senza un taxi in giro – beh, io in Svizzera non la porterei mai. Per me potrebbe rimanere a piedi”.

Sia la polizia sia l’Ufficio della Circolazione, contattati da Radio Fiume Ticino, hanno risposto non hanno fornito altri dettagli sulla motivazione della multa: “Se l’interessato avesse ritenuto ingiustificato il provvedimento adottato nei suoi confronti avrebbe dovuto inoltrare tempestivamente una formale opposizione. Ora la multa è cresciuta in giudicato e i termini per i rimedi giuridici sono decorsi”.

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