CRONACA
L'impresa di Rocco: per la seconda volta vince nella sua categoria la Maratona delle Dolomiti, 138 chilometri e 4'000 metri di dislivello. 36esimo assoluto su 4'900 ciclisti. "Ora penso alla politica. Mi do un mese per decidere sulla presidenza del PLR"
"Al di là della classifica, il bello di questa corsa è che sei in un luogo fantastico, tra le Dolomiti, e su strade completamente chiuse al traffico. È una vera festa del ciclismo che richiama appassionati da tutto il mondo"

LUGANO – Domenica scorsa Rocco Cattaneo ha vinto per la seconda volta consecutiva la Maratona delle Dolomiti, classificandosi primo nella sua categoria (55-59 anni) su 449 partecipanti e 36esimo assoluto su 4'900 ciclisti provenienti da tutto il mondo.

La Maratona delle Dolomiti è una gara impegnativa di 138 chilometri con oltre 4'000 metri di dislivello. Partenza e arrivo a Corvara.

“Mi sono allenato regolarmente negli ultimi mesi, in media un’ora, un’ora e mezza al giorno e di più durante i week end. Al di là della classifica, il bello di questa corsa è che sei in un luogo fantastico, tra le Dolomiti, e su strade completamente chiuse al traffico. È una vera festa del ciclismo che richiama appassionati da tutto il mondo. Molti corridori arrivano già due o tre giorni prima e per il turismo è un vero toccasana, con alberghi completamente esauriti in un momento dell’anno ancora considerato di bassa stagione”.

La gara è stata teletrasmessa in diretta dalla Rai. Tra i big, c’era anche un certo Miguel Indurain. Ma anche il ticinese Mauro Gianetti. Cattaneo è ovviamente soddisfatto della sua prestazione: “L’anno scorso sono andato alla Maratona per caso, invitato da Alpiq, che è tra i principali sponsor della manifestazione. Mi sono trovato sul gradino più alto del podio. E quest’anno sono tornato per difendere il titolo”.

Adesso il presidente del PLR può tornare a pensare alla politica. Lo aspetta non una maratona ma una decisione importante: “Mi do un mese di tempo per decidere se sollecitare un nuovo mandato quadriennale alla presidente o se lasciare il posto a qualcun altro”. Di più non dice: non si sbilancia proprio.

Meglio la politica o il ciclismo, visto che lei usa spesso metafore sportive durante le campegne elettorali?, gli chiediamo.

“Sono due cose diverse, anche se accomunate dall’agonismo. C’è molta più lealtà nello sport, almeno a questi livelli”.

Il suo idolo tra i ciclisti del passato? “Senza dubbio il campione svizzero Hugo Koblet”.

emmebi

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