CRONACA
Burkini, il segretario della Conferenza episcopale italiana Nunzio Galantino: "La paura dell’abbigliamento delle musulmane mi pare strumentale. Questo della guerra sui simboli è un terreno nel quale mi è difficile capire fino in fondo la Francia"
Il vescovo: “Penso alle nostre suore, penso alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi"
CRONACA

Vietato il burqa e ora anche il burkini. A Cannes stop al costume islamico nelle spiagge. Il sindaco: "Chi va al mare rispetti le buone usanze e la laicità della Francia"

14 AGOSTO 2016
CRONACA

Vietato il burqa e ora anche il burkini. A Cannes stop al costume islamico nelle spiagge. Il sindaco: "Chi va al mare rispetti le buone usanze e la laicità della Francia"

14 AGOSTO 2016
ROMA - “Dobbiamo imparare a vivere insieme, e questo vuol dire anche conoscenza dei simboli di altre culture e loro accettazione quando non ledano le esigenze della sicurezza. La paura dell’abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale. Se posso permettermi: coglierei questa circostanza per alzare un po’ il tono del confronto che, in alcune circostanze, m’è parso un tantino mortificante nei toni e nelle parole”. Così si esprime in un’intervista al Corriere della Sera il vescovo Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana, sulla questione del burkini che sta facendo discutere dopo la decisione di vietarlo su alcune spiagge francesi.

“Questo della guerra sui simboli è un terreno nel quale mi è difficile capire fino in fondo la Francia – aggiunge il vescovo -. Per me e per l’Italia dico che il mondo dei simboli non si presta a ordinanze stagionali magari dettate da esigenze elettorali. Il modello francese ha le sue ragioni e le rispetto, ma nel caso specifico di sicuro non lo vedo facilmente esportabile in Italia.

E sul velo delle donne islamiche dice: “Penso alle nostre suore, penso alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi. Lo stesso, si capisce, deve valere per un cattolico che voglia portare una croce, o per un ebreo che indossi la kippà. Ogni persona ha diritto a mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento, se lo ritiene opportuno. Si vigili che non vi siano usi strumentali dei simboli religiosi, ma se ne garantisca la piena libertà, legata alla libertà di coscienza, alla libertà di opinione e alla libertà religiosa. La libertà da riconoscere ai simboli religiosi va considerata alla pari della libertà di esprimere i propri convincimenti e di seguirli nella vita pubblica”.

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