CRONACA
Smantellata la 'banda dell'Audi gialla'. Con quell'auto, targata Ticino, un clan di giovani albanesi terrorizzò Veneto e Friuli compiendo razzie e manovre spericolate. Un centinaio di furti in villa per un bottino di 200'000 euro
L’Audi RS4 gialla, targata Ticino, venne rubata all’aeroporto di Malpensa a un cittadino russo residente a Lugano. Su quell’auto i banditi sfrecciarono a 260 chilometri all’ora in autostrada e a 200 contromano, speronando anche auto della polizia che li inseguivano
PADOVA – Gli inquirenti hanno smantellato
seminando il panico con manovre folli. In carcere sono finiti sei giovani albanesi, autori di un centinaio di razzie in villa che hanno fruttato un bottino stimato in 200'000 euro.

L’Audi RS4 gialla, targata Ticino, venne rubata all’aeroporto di Malpensa a un cittadino russo residente a Lugano. Su quell’auto i banditi sfrecciarono a 260 chilometri all’ora in autostrada e a 200 contromano, speronando anche auto della polizia che li inseguivano. Venne poi abbandonata e data alle fiamme in provincia di Treviso. Il conducente fu arrestato circa un anno fa, e ora i carabinieri di Padova hanno smantellato l’intera banda, composta da sei albanesi, tra i quali il fratello e il nipote dell’autista.

Al momento sono stati accertati 34 furti, ma si parla di oltre un centinaio. Sceglievano la zona e la battevano a tappeto: “Vuoi fare venti case?”, chiede uno di loro al compagno mentre si muovevano nella notte al volante di un’auto rubata, scrive il Mattino di Padova. Si sono presi orologi (anche un Patek Philippe da 30 mila euro), gioielli, denaro in contanti, persino la pistola di servizio di un brigadiere. Le batterie erano due, formate da sei uomini in tutto.

Due di loro sono il fratello e il nipote di Rama Vassili, l’autista della famigerata Audi gialla che ha terrorizzato il Nordest lo scorso inverno. Giovani, agili, spregiudicati e tutti provenienti dalla stessa città: Kruja.

Bledar: “Quanto ha urlato poveraccia, era solo la vecchia”. Ergys: “Con il marito. Il vecchio era un figlio di p...”. È solo una delle decine di conversazioni intercettate dagli uomini del Nucleo operativo di Cittadella.

“Veri funamboli, atleticamente preparati e pronti a tutto”, li ha descritti il colonnello Oreste Liporace, che ha coordinato l’indagine. Alcuni di loro erano alloggiati in un bed&breakfast di Fontaniva. Una base strategica, che gli consentiva di muoversi a cavallo di tre province, con scorribande continue.

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