CRONACA
Sei in assistenza? Vietato rassegnarsi! DSS e DFE propongono una misura innovativa, "un coaching individuale". Se le istanze parlamentari diranno sì, si partirà con una sperimentazione
Questa settimana sono stati pubblicati i numeri dei beneficiari dell'assistenza, quasi 8'000 in Ticino: Albertoni della Cc-Ti ha fatto notare come solo 1'000 sono collocabili, dunque chiede di non puntare il dito sulle aziende. Ma i due dipartimenti intanto agiscono assieme per dare una mano
BELLINZONA – Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i nuovi dati relativi alle persone in assistenza, quasi 8'000 a dicembre 2017. Numeri che fanno parlare, e Opinione Liberale in edicola domani non ha potuto esimersi dal toccare il tema: il direttore della Camera di Commercio Luca Albertoni ha specificato come non si debba puntare il dito sulle aziende, in quanto i collocabili sarebbero un migliaio.

Ma il settimanale liberale riporta anche i dettagli di un progetto di coaching interdipartimentale.

Come scrive il Direttore della Divisione Economia Stefano Rizzi, “dl profilo operativo, la delicata relazione tra persone in cerca di impiego e assistenza sociale è gestita dal Cantone in maniera proattiva e coordinata grazie a un’apposita strategia interdipartimentale tra DFE e DSS. In breve, quest’ultima permette di attribuire in gestione agli Uffici regionali di collocamento (URC) gli utenti in assistenza che presentano buone prospettive di collocamento”.

Una strategia che sinora ha avuto buoni risultati, se è vero che nel 2017 si è occupata di 417 persone, fra cui 109 hanno trovato un lavoro  (il 40% tramite URC, anche se ben il 56% in modo autonomo, e questo deve senza dubbio far riflettere).

DFE e DSS intendono far partire un metodo innovativo, il coaching appunto, qualcosa di individuale e, spiega Rizzi, “orientato più ai bisogni di ogni singolo profilo. Questa nuova possibile misura si rivolgerebbe a persone in disoccupazione di lunga durata, alla fine del termine quadro e indipendentemente dall’assistenza sociale, con lo scopo di proporre un accompagnamento personalizzato fino a quando non vi sarà un effettivo inserimento professionale”

Una proposta ora al vaglio delle istanze parlamentari: “l’intento è quello di partire con una possibile sperimentazione, sull’arco di due anni, con un primo gruppo di beneficiari dell’assistenza”. 

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