CRONACA
"Una comunità in ginocchio", il dramma dei lavoratori di Campione
Le assicurazioni fuggono, i dipendenti del Casinò non conoscono il loro futuro, le maestre hanno perso il lavoro da un giorno all'altro

CAMPIONE – Lo shock, il non sapere cosa fare del proprio futuro, tanto da affermare che sarebbe quasi meglio essere licenziati piuttosto che vivere un momento del genere. A Campione d’Italia qualcuno parla già di futuro, di progetti, di investimenti, però ci sono ancora tante famiglie che non sanno cosa sarà di loro.
Alcuni impiegati comunali risiedono nel Mendrisiotto, sono senza stipendio da sette mesi. Anche le maestre d’asilo sono state licenziate in tronco, raccontano a La Regione: non vi sarà più un asilo e i piccoli saranno forse accolti da Maroggia e Bissone. Una docente lamenta che non ci siano state trattative preventive col comune e si fa notare come anche coprire le spese di un altro asilo. 

“Una comunità in ginocchio”, viene definita Campione, che persa la casa da gioco, ha visto crollare tutto come un castello di carte.
“Ormai non si sta facendo altro che prolungare l’agonia di queste famiglie, rimaste senza retribuzione. Per di più dopo il fallimento del casinò, la loro condizione è finita nel dimenticatoio”, dice a La Regione un dipendente comunale. Qualcuno addirittura, senza più stipendio, si è visto annullare l’assicurazione sulla casa. È svizzera, e non è l’unica che sta lasciando Campione. 

“Prima sfrutti tutto quello che hai messo da parte, poi fai capo agli anticipi dell’assicurazione sulla vita, vai in rosso con il conto in banca e se non ce la fai più cominci a chiedere aiuto ai parenti. Ma non si può andare avanti così per molto.Tutta questa incertezza fa vivere male. Sarebbe meglio sapere di aver perso il lavoro, così potremmo organizzarci. Invece questo immobilismo forzato è logorante. Non vedi un punto d’arrivo che ti fa dire: “ok, tiro la cinghia fino lì ma poi cambieranno le cose”, racconta un suo collega al Corriere del Ticino. Per vivere a Campione, serve un piano B. E peraltro possono essere assunti da qualsiasi comune con l’obbligo di accettare, non hanno diritto a contributi sociali ma all’80% dello stipendio, con la mobilità. 

“Noi abbiamo vissuto un impoverimento progressivo, con tagli dello stipendio tra il 10 e il 30% dal 2012. Quindi una famiglia di cinque persone come la mia è arrivata già quasi con l’acqua alla gola alla chiusura del casinò. Quando scadranno i 60 giorni dopo i quali saremo messi in mobilità”, aggiunge un croupier. 

Il comune è abbandonato da tutti, perfino nessuno vuole più dare i servizi in una struttura di anziani autosufficienti se non si paga alla mano.

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