Cronaca
15.04.2019 - 11:540

Stefano Piazza: "Il caso Assange: eroe o traditore dello Stato?"

Il giornalista esperto di terrorismo internazionale va contro corrente: "Non ci ho mai trovato nulla di eroico nel tradire il proprio Paese. Lo Stato ha il diritto-dovere di proteggere i suoi cittadini e se stesso"

di Stefano Piazza*

Dopo sette anni passati all’interno dell’ambasciata londinese dell’Ecuador, Paese che gli aveva concesso nel 2012 asilo politico, cofondatore nel 2006 di Wikileaks, è stato arrestato. Tutto era iniziato nel 2010 in Svezia dove Assange venne accusato da due donne di stupro e molestie sessuali e per questo venne emesso un mandato di cattura internazionale. Julian Assange che si trovava a Londra, si consegno’ alle autorità inglesi che dopo una settimana di detenzione, lo liberarono previo il pagamento di una cauzione di 240mila sterline. Dato che su di lui pendeva ancora un mandato di cattura internazionale, i suoi avvocati decisero di fare ricorso ma nel novembre del 2012, i giudici rigettarono la richiesta confermando il mandato di arresto. I legali a quel punto, si rivolsero alla Corte suprema che nel 2013 stabilì senza possibilità di ricorso, che Assange doveva essere estradato in Svezia.

Il giornalista australiano invece che affrontare la situazione, decise di rifugiarsi nell’ambasciata dell’Ecuadora qual tempo governato dal presidente socialista Rafael Correa. Da quel momento intellettuali, giornalisti e numerose personalità politiche di tutto il mondo, contribuirono a costruire a tavolino “il personaggio Assange” che divenne “un perseguitato dai poteri forti”, la “vittima di un complotto ordito dagli americani,  insomma una sorta di eroe modernotanto che a qualcuno venne persino in mente di candidarlo al Premio Nobel per la Pace. Mentre lui restava barricato nell’ambasciata dell’Ecuador da dove continuva nelle sua attività via internet, le due accuse di stupro e molestie in Svezia, si sciolsero come neve al sole. Nonostante questo pero’ Assange non usci’ mai dall’ambasciata di Londra perché temeva che gli inglesi, lo avrebbero subito consegnato agli americani.

La sua situazione con l’elezione di Lenin Moreno alla presidenza dell’Ecuador e con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump (entrambi eletti nel 2017), si fece sempre più’ difficile visto che l’Ecuador decise un cambio di passo nei rapporti con gli Stati Uniti. Possibile come sostengono i suoi legali, che Julian Assange sia stato arrestato a seguito di accordi commerciali e aiuti miliari all’Ecuador ? Non ci sono prove che sia andata cosi’, ma è certo che Donald Trump nel commercio anche con metodi spregiudicati, abbia ben pochi rivali.Wikileaks come è noto è un sito internet dove si possono trovare senza censura documenti riservati di Stati (guerre e operazioni segrete comprese),istituzioni finanziarie, ambasciate o di personaggi pubblici dei quali sono state pubblicate senza alcun riguardo, anche le email private. E’ bene precisare che questi documenti, Wikileaks se li è procurati in maniera illegale attraverso operazioni di “cyber-attack” oppure con il furto dei dati da parte di funzionari infedeli.

Julian Assange è attualmente ricercato in diverse nazioni ma quelli che piu’ lo vorrebbero sentire sono gli americani con i quali il giornalista australiano, ha ingaggiato una battaglia a colpi di dossier pubblicati su Wikileaks. Le autorità USA ne chiedono l’estradizione “per violazioni informatiche”,ma è sicuro che appena atterrato sul suolo americano, lo sommergerenbbero di accuse, ad esempio per la pubblicazione dei dossier che rivelarono quanto accaduto nei campi di progionia in Iraq e Afghanistan.

Il caso giudiziario oggi

Della sua estradizione si inizierà a discutere nel prossimo mese di maggio ma i tempi per una decisione non saranno di certo brevi, potrebbero volerci anche anni a seconda dell’abilità degli avvocati difensori. C’è poi una variabile di non poco conto; oltre agli Stati Uniti, potrebbe tornare d’attualità anche la Svezia visto che per due procedure chiuse se ne è aperta un’altra nei confronti di Assange e sempre per stupro. Di fronte ad una doppia richesta di estradizione il caso si complicherebbe ulteriormente e l’unico che potrebbe decidere a chi consegnarlo sarebbe il ministro dell’Interno britannico. Quando? E di quale partito ? Altra variabile non di poco conto. Se Assange dovesse essere estradato negli Stati Uniti (cosa non improbabile) rischia di passare il resto dei suoi giorni in un carcere di massima sicurezza visto che le leggi in materia di sicurezza dello Stato a Washington e dintorni, sono severissime. Talmente severe che in alcuni casi, è prevista la pena capitale. Per aver consegnato documenti a WikiLeaks, l’ex analista dell’intelligence in Iraq Chelsea Manning (nata Bradley Edward Manning), era stata condannata a 35 anni di carcere da un tribunale militare americano. Venne graziata dopo sette anni dall’allora presidente Barack Obama, poco prima della scandenza del suo ultimo mandato. Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere e sul nuovo caso Assange hanno preso la parola molte personalità politiche; ad esempio il leader laburista Jeremy Corbyn, si è subito schierato contro la consegna di Assange facendo storcere la bocca a molti deputati laburisti già messi a dura prova dalle posizioni espresse da Corbyn contro Israele e la sua imbarazzante vicinanza alla Fratellanza musulmana. Sulla deriva presa dal “Labour” basta pensare al fatto all’ultimo congresso del partito laburista c’erano più’ bandiere palestinesi che inglesi…

 In Italia tra i piu’ strenui difensori di Assange ci sono alcuni esponenti del MoVimento Cinque Stelle (che sui dossier veri e presunti e le fake news ha costruito il suo successo), come il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, che sostiene che l’uomo non è mai stato sulla Luna ed è autore tra le molte cose della proposta di legge; “Matrimonio omosessuale, di gruppo e tra specie diverse. Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili) , a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti” ha chiesto che “l’Italia gli conceda asilo”. C’è poi il suo collega agli Esteri, Manlio Di Stefano che si definisce “antisionista”e che ritiene che “Hamas non può essere chiamata organizzazione terroristica” Il  sottosegretario pentastellato è fervente ammiratore di Vladimir Putin e della buonanima di Chávez, vorrebbe normalizzare i rapporti con Assad e “rivedere il ruolo dell’Italia nella Nato”, senza contare il sincero trasporto per l’Ecuador di Correa e la simpatia per Maduro, ha definito l’arresto di Julian Assange, “un inaccettabile attacco alla libertà”.

Io non ci ho mai trovato nulla di eroico nel tradire il proprio Paese, non mi sono mai appassionato dei destini di chi fa fortuna rubando dei documenti dello Stato e non mi piacciono nemmeno coloro che si guadagnano da vivere guardando dal buco della serratura. Lo Stato ha il diritto-dovere di proteggere i suoi cittadini e se stesso, anche secretando dei documenti che se dati in pasto alla stampa, potrebbero mettere in pericolo le istituzioni democratiche oltre a delle vite umane. Chiedere maggiore trasparenza da parte dei governanti è totalmente legittimo cosi’ come è giusto richiedere di togliere il segreto di Stato su alcuni dossier. Alle istituzioni il compito di decidere.  In una democrazia compiuta nessuno  è al di sopra della legge, nemmeno i giornalisti australiani che non possono rubare (perché di questo si tratta), segreti di Stato. Comunque a proposito di trasparenza e di “democrazia in rete, sarebbe molto bello se coloro che si schierano con cosi’ tanto trasporto per gli spioni e i ladri di segreti di Stato, mettessero in rete i loro redditi prima e dopo aver iniziato la carriera politica, sarebbero di grande interesse  i resoconti fotografici e documentali di alcuni loro viaggi ed i relativi incontri ad esempio quelli tenutisi a Damasco, a Mosca o a Gaza.

*articolo tratto dal blog Confessioni Elvetiche

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