CRONACA
La storia di Mark, il 19enne costretto a rimpatriare in Ucraina. La protesta del SISA: "Si faccia chiarezza subito"
Gli studenti della CSIA – dove studiava il giovane a rischio rimpatrio – protestano davanti alla Stampa e in stazione: "La dignità delle persone va rispettata"
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LUGANO – Sta facendo parecchio discutere la vicenda di Mark, un 19enne studente alla CSIA costretto a rimpatriare in Ucraina dopo che l’Ufficio cantonale della migrazione e la SEM ha respinto la domanda d’asilo del 19enne e della famiglia “incurante del pericolo che corre in caso di un suo ritorno in patria”, scrive l’avvocato del giovane in una nota.

Ieri pomeriggio, i compagni di scuola di Mark si sono recati davanti alla Stampa, dove il giovane ha trascorso la giornata in attesa del trasferimento all’aeroporto di Zurigo. Da lì, infatti, avrebbe dovuto partire per l’Ucraina questa mattina, ma qualcosa – forse – si è mosso. Il volo – riferisce La Regione – sarebbe stato ritardato a causa di un ricorso inoltrato da un’associazione per i diritti dell’infanzia.

Intanto, i compagni del 19enne hanno continuato la protesta contro i rimpatri forzati anche nella notte e stamattina. “Free Mark”, “Non per Mark, ma per tutti”, “Stop ai rimpatri forzati”, “la dignità di una persona va rispettata”. Sono solo alcuni degli slogan che i gli studenti della CSIA hanno scritto su dei cartelloni esibiti questa mattina alla stazione di Lugano.

Sulla vicenda si è espresso anche il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) che, tramite una nota stampa, "prende atto con viva preoccupazione di quanto sta accadendo allo studente del CSIA di origini ucraine. Occorre ricordare che l'intero nucleo familiare del ragazzo, proveniente dalla zona russofona del paese, si trova in stato di fermo a Zurigo, in attesa del rimpatrio forzato che dovrebbe avvenire in data odierna".

E ancora: "Quanto preoccupa il sindacato studentesco sono tanto le modalità con cui il ragazzo è stato prelevato quanto la grave situazione in cui versa il suo paese di origine: sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati. In tal senso basta unicamente ricordare la strage di Odessa nella Casa dei Sindacati per comprendere le violenze consentite nel paese, nel quale la presenza di gruppi paramilitari e le modalità di eliminazione di vite umane ricordano lo squadrismo fascista e le violenze naziste".

"Al contempo, il ragazzo in questione si è integrato con successo nel percorso formativo e nella realtà sociale della regione. Risultano perciò poco chiare le ragioni per le quali non è stato concesso il permesso di soggiorno e d’asilo alla famiglia, la cui situazione risulterebbe precaria, se non addirittura, seriamente in pericolo, qualora tornassero in Ucraina. Per il sindacato studentesco, tale decisione è quindi incomprensibile e lesiva dei diritti dello studente, in primis del suo diritto allo studio, un principio universale che deve valere per tutti i giovani, anche quelli provenienti da zone di guerra o da altri contesti socialmente fragili".

Per queste ragioni il SISA "esprime tutta la propria solidarietà allo studente a rischio espatrio e alla sua famiglia, così come sostiene con decisione l’odierna mobilitazione degli studenti del CSIA. Allo stesso tempo, chiediamo che le autorità, facciano al più presto luce sulla vicenda, interrompendo la procedura di rimpatrio e adoperandosi per garantire i diritti dello studente e della sua famiglia".

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