CRONACA
Terrorismo islamico, pazzia (o entrambe le cose)? Questo è il dilemma
Il giornalista Roberto Antonini traccia su La Regione un interessante parallelismo tra il profilo dell'autore della strage di Nizza e l'accoltellatrice della Manor di Lugano

LUGANO - Terrorismo islamico, pazzia (o entrambe le cose)? Questo è il dilemma. Non solo in Ticino. In Francia si è infatti aperto oggi il processo contro Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, autore della strage di Nizza. Il 32enne tunisino fu ucciso dalla polizia al termine della folle corsa alla guida del suo camion sulla “Promenade des Anglais”, dove investì e assassinò 86 persone. Era il 14 luglio del 2016.


Il giornalista Roberto Antonini, stamane, sulle colonne della Regione, traccia un interessante parallelismo tra il profilo dell’attentatore di Nizza e quello della ragazza autrice dell’accoltellamento alla Manor, processata la scorsa settimana in Ticino: “Per alcuni aspetti, con tutte le debite proporzioni e le dovute cautele, i dibattimenti alla Corte d’assise del Palais de Justice ricorderanno i contorni delle questioni che si sono poste alla Corte del Tribunale penale federale di Bellinzona (…): il dilemma che pone il rapporto, a volte estremamente problematico da decriptare, tra terrorismo e salute mentale, tra radicalizzazione religiosa e turbe psichiche, tra psicopatologia e violenza ideologica”.

“L’autore della strage di Nizza - prosegue il giornalista - (così come gli otto accusati presenti in aula, non considerati complici, ma che dovranno rispondere di reati minori) non era radicalizzato. Solo negli ultimi giorni aveva iniziato ad ascoltare delle sure del Corano, visionato filmati di esecuzioni capitali e attentati jihadisti, letto sul web numerosi comunicati dell’Isis. (…). Che il profilo di Mohamed Lahouaiej-Bouhlel fosse più vicino a quello di uno psicopatico, una personalità disturbata perversa e sadica, che a quello di un militante islamista appare evidente dagli atti dell’inchiesta. La sua è una storia di violenza e disagio mentale: due tentativi di suicidio da adolescente, un tentativo di autocastrazione, violenze contro la moglie sulla quale dopo averla picchiata urinava, ripetuti problemi di alcol e violenza. Nella cabina del camion oltre a una pistola semiautomatica con cui aveva aperto il fuoco, quattro fucili e granate di plastica sui quali non si riescono a fornire spiegazioni. “Non era né credente, né praticante e mangiava carne di maiale” ricordano i conoscenti”. 

“Si può dunque considerare Bouhlel - conclude Antonini - un lupo solitario “soldato del Califfato”, convertitosi all’ultimo minuto nel suo odio anti-occidentale, come pretende l’Isis? È molto probabile che i tre mesi e mezzo del mega processo (865 persone costituitesi parte civile, oltre 250 testimoni) non forniranno una risposta definitiva. Anche perché l’estremismo islamista ben si concilia con quelle turbe mentali nelle quali l’individuo disadattato cerca al tempo stesso una radicale sedizione contro l’ordine costituito, e un nuovo ordine superiore nel quale possa trovare conforto. È questa una delle maggiori insidie del terrorismo religioso”.

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