CRONACA
Ricatto a luci rosse e ombre sul caso Poggi: arrestato in Svizzera il latitante Flavius Savu
L'uomo era sparito nel nulla dopo la condanna per estorsione aggravata. Sarà interrogato anche sul caso mai risolto di Garlasco

ZURIGO – Era sparito nel nulla dopo la condanna definitiva a 5 anni di carcere per estorsione aggravata. Ma la fuga di Flavius Savu, cittadino romeno latitante, è finita nei giorni scorsi in Svizzera: l’uomo è stato arrestato a Zurigo. Savu era stato condannato per aver orchestrato, insieme a Florin Tanasie, un ricatto a luci rosse ai danni dell’ex rettore del Santuario della Bozzola di Garlasco, don Gregorio Vitali.

I due, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avevano adescato il sacerdote con l’obiettivo di filmarlo in situazioni compromettenti per poi chiedergli denaro in cambio del silenzio. Un’estorsione da 250 mila euro rivolta persino alla diocesi di Vigevano. Ma al momento della condanna, Savu e complice erano già irreperibili.

Le ombre sul delitto di Chiara Poggi

Il nome di Flavius Savu era tornato alla ribalta nei mesi scorsi, in modo clamoroso, per un presunto collegamento con l’inchiesta-bis sul caso Chiara Poggi, la giovane uccisa nel 2007 nella sua casa di Garlasco. Un caso mai del tutto risolto, che ha alimentato per anni teorie alternative e piste oscure.

Secondo alcune ipotesi rimbalzate sui media, Chiara Poggi avrebbe scoperto qualcosa proprio sul Santuario della Bozzola. Forse un segreto. Forse un dettaglio legato agli ambienti frequentati da don Vitali. Forse nulla. Ma c’è chi ha parlato apertamente di un possibile movente legato a quell’ambiente, mai confermato ma preso in considerazione dagli inquirenti, tanto che la Procura ha acquisito gli atti del caso Savu-Tanasie.

L'avvocato difensore di Andrea Sempio, l'ultimo tra gli indagati nel caso Chiara Poggi, ha parlato in diverse interviste di ipotesi inquietanti. "Chiara - sostiene - potrebbe aver scoperto qualcosa di troppo".

I fatti del 2014

La vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto di Savu risale a più di dieci anni fa. Precisamente al 2014, quando, grazie all’intervento dei carabinieri, fu bloccato un tentativo di estorsione da 250 mila euro. I due romeni avevano già minacciato don Vitali più volte, con richieste di denaro e pressioni continue. Il video compromettente – secondo gli inquirenti – aveva contenuti sessuali, ma non è mai stato trovato. Condannati, i due si erano dati alla latitanza, e per anni erano spariti nel nulla. Ora, l’arresto a Zurigo riapre non solo la partita giudiziaria sul ricatto al sacerdote, ma riaccende i riflettori anche sul mistero mai risolto di Garlasco.

 

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