CRONACA
Delitto di Garlasco, colpo di scena: l'impronta sulle scale appartiene a Sempio. Le frasi sul diario: "Ho fatto cose bruttissime"
Si riapre il caso dopo i nuovi elementi dell'inchiesta: il reperto "numero 33" fu giudicato "inutile" 18 anni fa

PAVIA – A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso si riapre con un colpo di scena: l’impronta sulla parete delle scale – repertoriata nel 2007 ma ignorata per anni – appartiene ad Andrea Sempio, 37 anni, all’epoca amico stretto di Marco Poggi, il fratello della vittima. A dirlo è una consulenza firmata da due esperti di peso: Gianpaolo Iuliano del Ris e il dattiloscopista forense Nicola Caprioli. I due parlano chiaro: “15 minuzie combaciano perfettamente con il palmo della mano destra di Sempio”. E ora tutto cambia.

La stessa impronta era stata etichettata come "inutile" 18 anni fa. Era il reperto numero 33. E invece, secondo i nuovi accertamenti, è la firma dell'assassino: si trova esattamente sul punto delle scale da cui fu trascinato il corpo di Chira. "Logico e fattuale che appartenga all'omicida", scrivevano già nel 2020 i Carabinieri della Omicidi di Milano. Ma nessuno li ascoltò. 

Il match è stato verificato due volte: prima con lo scanner ottico, poi con il classico metodo dell’inchiostrazione. E il risultato non cambia: l'impronta appartiene ad Andrea Sempio. Le nuove impronte sono state prelevate nel 2023. Ma Sempio, convocato in procura, ha scelto di non presentarsi. I suoi legali – Angela Taccia e Massimo Lovati – hanno parlato di vizio di forma: nell’atto di convocazione mancava la “lettera D” dell’articolo 375 cpp, quella che autorizza l’accompagnamento coatto. Ma la comunicazione della rinuncia non è arrivata per PEC, bensì… via social. Una “story” su Instagram dell’avvocata Taccia recitava: “Guerra dura senza paura”, accompagnata da un cuoricino blu, una tigre e un inno d’amore al Codice di procedura penale: “CPP, we love you”. 

Nel frattempo, agli atti dell’inchiesta sono finiti anche alcuni manoscritti sequestrati a Sempio. Frasi inquietanti, che secondo gli inquirenti potrebbero riferirsi proprio al delitto: “Ho fatto cose così brutte che nessuno può neanche immaginare.” Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio (all'epoca fidanzato di Chiara Poggi) continua a sostenere di non aver mai conosciuto Sempio, né personalmente né attraverso i racconti di Chiara. 

C’è di più. I PM hanno scoperto che nel 2008, durante un interrogatorio, Sempio si sentì male, tanto da rendere necessario l’arrivo di un’ambulanza. Ma questo episodio non fu mai verbalizzato, né ricordato dai due carabinieri che guidavano le indagini all’epoca, oggi nuovamente ascoltati dai magistrati. Un buco nero nel fascicolo, come tanti altri.

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