Per il futuro, l’organizzazione intende rafforzare ulteriormente le infrastrutture ortopediche locali e sviluppare nuovi progetti

Si è tenuta sabato 18 aprile, alla sala multiuso della Chiesa della Trasfigurazione di Breganzona, l’Assemblea generale di SwissABILITY, organizzazione non governativa ticinese attiva nella riabilitazione fisica di persone con disabilità nei Paesi del Sud del mondo.
All’incontro hanno preso parte 37 tra membri, sostenitori e amici dell’associazione. Durante l’assemblea è stato presentato il Rapporto annuale 2025, che evidenzia risultati record: oltre 2’000 beneficiari diretti in 9 Paesi africani, contro i 1’200 registrati l’anno precedente.
Nel corso del 2025, SwissABILITY ha portato avanti la propria attività con otto missioni formative, la formazione di 117 tecnici ortopedici, l’apertura di un nuovo centro ortopedico in Uganda e l’avvio di una clinica mobile in Senegal.
Tra i progetti di punta figura la diffusione della “MonoLimb”, protesi transtibiale innovativa sviluppata in Ticino. Realizzabile in circa tre ore, a costi contenuti, e più leggera del 40% rispetto alle protesi tradizionali, questa soluzione punta a rendere più accessibili gli ausili ortopedici anche alle persone più vulnerabili.
Durante l’incontro è stata ricordata anche la storia di Joan Nanono, giovane madre ugandese che, dopo l’amputazione di una gamba e l’abbandono da parte del marito, ha potuto ricevere una protesi grazie a un progetto sostenuto da SwissABILITY. Oggi lavora di nuovo, mantiene il figlio e ha ritrovato un ruolo attivo nella sua comunità.
L’associazione può contare su una rete internazionale di professionisti attiva in 35 Paesi e sul sostegno di partner, donatori e volontari. Il presidente Tomislav Matiević ha sottolineato proprio il valore di questo supporto condiviso, definendolo la base che consente a SwissABILITY di continuare a fare la differenza.
Per il futuro, l’organizzazione intende rafforzare ulteriormente le infrastrutture ortopediche locali e sviluppare nuovi progetti, con l’obiettivo di ampliare l’accesso alle cure riabilitative nei contesti più fragili.