SINDACATO E SOCIETÀ
“La falsa meritocrazia che condanna i poveri”
Nel solco di Leone XIV, il presidente OCST Gianluca D’Ettorre mette in guardia da una visione della società che premia i più forti e colpevolizza chi fatica a sopravvivere
Archivio TiPress / Maria Linda Clericetti

di Gianluca D'Ettorre * 

In questo secondo articolo vorrei sottolineare altri aspetti dell’Esortazione apostolica Dilexi Te di papa Leone XIV, in particolare relativamente all’idea di merito. Anche questo tema, secondo il quale ciascuno sarebbe artefice della propria fortuna o della propria sfortuna, è molto attuale nella discussione sociale nel nostro paese.

Leone XIV dichiara che “l’illusione di una felicità che deriva da una vita agiata spinge molte persone verso una visione dell’esistenza imperniata sull’accumulo della ricchezza e sul successo sociale a tutti i costi, da conseguire anche a scapito degli altri e profittando di ideali sociali e sistemi politico-economici ingiusti, che favoriscono i più forti (…); non possiamo dire che la maggior parte dei poveri lo sono perché non hanno acquistato dei meriti, secondo quella falsa visione della meritocrazia dove sembra che abbiano meriti solo quelli che hanno avuto successo nella vita”. La valorizzazione evangelica del dono dei talenti individuali e della responsabilità personale non deve rovesciarsi nel disprezzo e nell’indifferenza verso chi è povero.

Il Papa precisa che, sebbene possa esserci una minoranza che sceglie di non lavorare, tuttavia ciò non dimostra che la maggior parte dei poveri si sia meritata la povertà. Riferisce di tante persone che, pur lavorando duramente dalla mattina alla sera, riescono a malapena a sopravvivere senza poter migliorare le proprie condizioni, talvolta per intere generazioni. Respinge dunque indirettamente le idee della “teologia della prosperità” vicina a Trump.

La dottrina sociale della Chiesa afferma che il lavoro deve dare reali prospettive di miglioramento della situazione di vita ed essere un’esperienza di effettiva emancipazione invece di degenerare in uno strumento di impoverimento o di mantenimento di condizioni di povertà a vantaggio di pochi.

Al contempo Leone XIV chiede a ogni persona di non lasciarsi contagiare da ideologie mondane fuorvianti che ridicolizzano la carità e rammenta che la generosità dell’elemosina, attuabile in diverse maniere, rompe la logica del calcolo e dell’orgoglio, che angustia il nostro essere, e apre il cuore all’amore di Dio e alla sua ricompensa, che è ben superiore a quanto viene donato con misericordia. 

 
* Presidente OCST

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