Respinta la soluzione più favorevole all’istituto. UBS stima 16 miliardi di dollari di capitale aggiuntivo per la nuova soglia. Economiesuisse chiede al Nazionale di correggere la decisione, mentre il PS vuole il 100%

BERNA – Quanto capitale deve avere UBS in Svizzera per far fronte a eventuali perdite delle sue società all’estero? Il Consiglio degli Stati ha dato oggi una prima risposta: il 90% del valore di quelle partecipazioni dovrà essere coperto con capitale di base di prima classe, chiamato CET1. È il capitale che può assorbire direttamente le perdite in caso di crisi.
La proposta è stata approvata con 29 voti contro 16. Nel voto finale, il progetto di legge è passato con 33 voti contro 10 e due astensioni. Riguarda le banche di rilevanza sistemica, ma nei fatti interessa UBS.
La Camera dei Cantoni ha scelto una via vicina a quella del Consiglio federale, che chiedeva il 100%. Ha invece bocciato la soluzione sostenuta dalla maggioranza della propria commissione e preferita da UBS: metà copertura con capitale CET1 e metà con obbligazioni AT1, titoli che possono contribuire ad assorbire le perdite in determinate condizioni.
UBS non l’ha presa bene. In un comunicato diffuso dopo il voto, la banca afferma che la decisione "non è un compromesso" e "non affronta le cause profonde del crollo di Credit Suisse". Se la soglia del 90% diventerà legge, UBS stima di dover detenere circa 16 miliardi di dollari di capitale aggiuntivo per questa misura.
Anche economiesuisse chiede di rivedere la scelta. Secondo l’associazione, regole così onerose "potrebbero rendere più cari i finanziamenti e altri servizi bancari per le imprese svizzere". Toccherà ora al Consiglio nazionale trovare una soluzione che tenga conto anche di questi effetti. Economiesuisse riconosce comunque "l’esigenza di avere una grande banca solida, capace di resistere a una crisi".
Il PS la vede all’opposto: il 90% è un passo avanti rispetto alla proposta della commissione, ma resta "insufficiente". I socialisti chiedono il 100%, affinché i rischi delle attività estere siano coperti dalla banca e non possano ricadere sui contribuenti.
La discussione nasce dalla lezione di Credit Suisse e dal timore di dover intervenire ancora con risorse pubbliche per una grande banca in difficoltà. Per ora non cambia nulla nei requisiti di UBS: quella degli Stati è la posizione della prima Camera. La prossima parola spetta al Consiglio nazionale.