Intervista al coordinatore dei Verdi: "Le critiche di Gysin? Non ci ho perso il sonno: è l'opinione di un deputato su sette del gruppo parlamentare. Le mie priorità sono altre. Ma chi non la pensa come me ha il dovere di sfidarmi in assemblea"

Sergio Savoia, sono state giornate di passione all'interno dei Verdi, dopo l'intervista di Greta Gysin che non ha lesinato critiche al suo operato, e le dichiarazioni di Francesco Maggi che ha criticato l'operato di Gysin e ha difeso il suo lavoro. Giornate tumultuose e difficili, insomma, per il vostro partito. Come le ha vissute?
"Serenamente. È abbastanza normale che un partito, soprattutto in prossimità di appuntamenti congressuali importanti, discuta e lo faccia in maniera appassionata. Sarebbe un problema solo se queste polemiche si traducessero in qualcosa di concreto come una spaccatura. Ma non succederà".
La storia ci insegna però che i partiti che litigano al loro interno non hanno un grande futuro. Correte questo pericolo?
"Se continuassimo sicuramente il pericolo esiste. Credo che la storia recente del PLR sia emblematica. Un partito che passa il tempo a discutere del proprio ombelico non ha futuro ed è una manna per i suoi avversari. Non sono certo un caso le reazioni esterne che si sono registrate negli ultimi giorni. Comprensibilmente c'è chi stappa la bottiglia ogni volta che sulla stampa escono certe dichiarazioni. Soprattutto perché, dopo la straordinaria vittoria del 9 di febbraio, siamo forse il partito più al centro della scena politica. Diamo parecchio fastidio, sia a destra che a sinistra. Io però tengo a sottolineare che, a parte la parentesi degli ultimi giorni, parentesi che mi auguro si sia conclusa, nel nostro lavoro quotidiano abbiamo prodotto decine di proposte sul fronte del lavoro, della socialità, dell'ecologia, della scuola, e via di seguito. E lo abbiamo fatto sia a livello cantonale, attraverso il lavoro del gruppo in Gran Consiglio, che con quello del resto del partito in alcune splendide realtà locali. Questo per dire che ci siamo sempre praticamente solo occupati dei temi che stanno a cuore ai ticinesi, e non del nostro ombelico, ottenendo peraltro qualche significativo successo: penso all'abolizione notifiche online per i padroncini, all'obbligo di preferenza ai residenti nelle assunzioni dello Stato, allo statuto speciale, al fondo per le energie rinnovabili. E questo solo per citare gli ultimi e più eclatanti risultati".
Come ha trovato l'intervista di Greta Gysin?
"Un po' lunga…(ride)"
E al di là delle battute?
"Guardi io faccio il coordinatore e ogni mio collega presidente di partito potrà confermarle che in questo "mestiere" si vive più di critiche che di lodi. Grazie ai nostri avversari sono molto ben abituato a ricevere attacchi, di conseguenza diciamo che non ci ho perso il sonno per le osservazioni critiche di Greta. Anche perché faccio il presidente di partito e non il giornalista. Capisco che a livello mediatico le dichiarazioni di Gysin possano produrre il rumore di una pagina di giornale, soprattutto per la pressione di chi, all'esterno dei Verdi, cerca una sponda per dividerci e di conseguenza renderci inoffensivi. Ma io, dal mio punto di vista, devo "pesare" quell'intervista per quello che è: l'opinione di un deputato su sette del gruppo parlamentare".
Ma nel merito delle critiche di Gysin – partito troppo savoia-dipendente, vie solitarie e scarsa attenzione al gruppo – cosa risponde?
"Nella vita si può discutere di tutto. Ma credo che a chi non ha un lavoro o a chi è preoccupato di arrivare a fine mese, importi "zero" se i Verdi sono troppo "savoiacentrici", o troppo a destra o troppo a sinistra. Quello che interessa ai ticinesi è esclusivamente quello che vogliamo fare per migliorare la loro qualità di vita. È questo che ci chiedono ed è quello di cui io voglio occuparmi. Perché è su questo che saremo giudicati. Quindi, anche in questo caso, invito a relativizzare e "pesare", per dargli il giusto spazio, gli argomenti. Siccome il tempo non è infinito le mie priorità, e quelle della stragrande maggioranza del partito, sono altre rispetto alle questioni interne. Io continuo a lavorare per difendere i ticinesi".
Però, indubbiamente, grande o piccola che sia, esiste un'opposizione interna alla sua linea politica. Che messaggio vuole mandare a questa parte del partito?
"Prima di tutto, siccome non amo il modello Corea del Nord, sono felice che ci sia un'opposizione interna. Ma a queste persone dico: la vostra opposizione su cosa si basa? Si basa su divergenze politiche e tematiche, o su aspetti francamente secondari per i ticinesi, come il mio modo di esprimermi o la mia personalità? La mia linea politica è chiarissima e lo è ormai da molti anni: basta ricordare che la svolta sulla libera circolazione risale ormai al lontano 2009. E ogni stimolo di cambiamento che io ho sottoposto al partito, lo sottolineo, è sempre stato plebiscitato attraverso i passaggi democratici interni. Quindi, tutti sanno, internamente e esternamente, chi votano se votano Sergio Savoia. La sfida che io lancio all'opposizione interna è dunque questa: qual è la vostra linea politica? Ditelo, ma ditelo concretamente. Diteci cosa fareste di diverso sui temi del lavoro, della socialità, dell'ecologia, eccetera. Diteci anche cosa fareste di diverso in termini di alleanze. La mia linea è chiara: i Verdi non si alleano con nessuno. La loro? Vogliono allearsi con il PS o con altri? Benissimo, ma lo dicano chiaramente, in modo che gli iscritti possano scegliere. Altrimenti è un giochino fin troppo facile quello di fare l'opposizione sul lavoro degli altri ma senza avere un proprio progetto. Non siete d'accordo con i contingenti sui frontalieri? Ottimo, ma qual è la vostra alternativa concreta? Perché poi si vota e le chiacchiere stanno a zero. In questi giorni riflettevo sul fatto che nessuno, esternamente, e penso soprattutto a sinistra, ha avuto niente da ridere per le nostre posizioni in vista delle votazioni del 18 maggio, al contrario di quanto accaduto il 9 febbraio. E questo perché, in questa circostanza, siamo su posizioni, sia a livello federale che cantonale, simili a quelle del PS e in contrasto con quelle di Lega e UDC. Ma nessuno scrive: lo strappo di Savoia dalla destra o i Verdi tornano a sinistra. Questo mi fa pensare che la nostra linea pragmatica, che prende posizione in base ai temi e non a chi li propone, sia quella giusta. Ed è anche l'elemento di forza che manda in confusione i nostri avversari, che non possono avere la stessa libertà di azione. Ma penso anche che chi si oppone internamente a questo approccio, dovrebbe riflettere su questo atteggiamento della sinistra e di una parte del panorama mediatico. Se siamo d'accordo con loro, siamo bravi e belli, se non lo siamo diventiamo xenofobi e razzisti. C'è chi sogna fuori dal partito che i Verdi tornino a fare i servi sciocchi o gli utili idioti. Io mi batterò con tutte le mie forze perché questo non accada mai più".
Riassumendo dunque il suo invito all'opposizione è: se avete un progetto alternativo al mio portatelo in assemblea il 5 aprile con relativa candidatura.
"Esatto. Ogni leadership è fatta per essere messa in discussione. Anche io quando critico il Governo faccio la stessa cosa, ma i ticinesi giustamente mi chiedono: va bene Savoia ma voi cosa fareste di diverso se vi mandiamo in Consiglio di Stato? Io dico lo stesso a chi mi critica: diteci cosa fareste voi se foste al mio posto. Ma concretamente, però, sui temi. Chi ha un progetto politico serio alternativo al mio non ha solo la possibilità ma il dovere di candidarsi sabato".
Per chiudere la parentesi Gysin-Maggi, come reputa le critiche mosse dal capogruppo alla deputata?
"Le critiche di Maggi sono state fate proprio come capogruppo, ruolo che per altro svolge in maniera eccellente. Valutare il lavoro che fanno i deputati, tutti i deputati, è parte del suo compito. Entrare nel merito delle sue critiche sarebbe un'invasione di campo che non mi compete".
In attesa di scoprire se ci saranno nuove candidature, lei di sicuro si ripresenta. Due anni fa, tuttavia, aveva lasciato intendere che questo sarebbe stato l'ultimo mandato. Perché ha cambiato idea?
"Da un parte perché me lo ha chiesto il partito e dall'altra perché il partito stesso ha accolto all'unanimità la mia proposta di rinnovare la nostra casa. Già nel novembre del 2012, durante una due giorni di approfondimento politico, tutti mi chiesero esplicitamente di non lasciare la presidenza prima delle elezioni del 2015. È un ragionamento logico: nessuno cambia l'allenatore a una settimana dalla finale di Champions. D'altro canto però anch'io, personalmente, avevo bisogno di una motivazione ulteriore per continuare a guidare i Verdi. Perché ritenevo che, per quel che il partito era stato, il mio compito si fosse esaurito. Così ho fatto la proposta di costruire qualcosa di nuovo. Proposta che è stata accolta positivamente e che da sabato il partito sarà chiamato a concretizzare".
Quello che solleciterà sabato sarà l'ultimo mandato, come auspica esplicitamente Gysin?
"Se le cose vanno come io mi auguro in autunno avremo un nuovo movimento capace di rispondere meglio, e a 360 gradi, ai bisogni dei ticinesi. Questo porterà automaticamente nuove persone, avviando quel progetto di rinnovamento che anch'io auspico, a tutti i livelli. Non sono un uomo per tutte le stagioni né ho l'interesse a fare il presidente a vita. Ma è altrettanto chiaro che non sono disponibile neanche a fare il presidente a termine. Non voglio avere alcuna data di scadenza, non sono mica uno yogurt. All'assemblea chiedo fiducia non solo sulla mia persona, ma sulla strategia e su una linea politica chiara. Questo, e lo sottolineo, significa che non sono a disposizione per qualunque progetto. E non è certo un aut aut. Semplicemente significa mettere le carte in tavola con trasparenza: io posso portare avanti la linea in cui credo. Se dovesse prevalerne un'altra è giusto che siano altri ad assumersi la responsabilità del coordinamento. Ripeto: le idee su come intendo condurre il partito alle elezioni sono note a tutti. Io sono convinto che con questa impostazione possiamo vincere. E se invece il risultato nel 2015 dovesse essere negativo, non sarà necessario un altro confronto in assemblea perché la sera stessa darò le dimissioni".
Insomma, facendo una metafora calcistica, lei come allenatore è consapevole di rischiare il posto giocando con il suo modulo. La partita delle elezioni può vincerla o può perderla, ma vuole giocarsela secondo la sua filosofia di gioco. È questo che chiede ai suoi giocatori?
"Sì, io sono convinto che attraverso la mia strategia arriveremo alla vittoria. E ne sono talmente convinto che sono disponibile a giocarmici il posto. Non sarà elegante, ma ricordo che quando sono entrato nel partito avevamo due Gran Consiglieri, oggi ne abbiamo sette. Non sarà stato tutto merito mio, ma qualcosa di buono avrò pur fatto. Io chiedo di essere giudicato in base ai risultati, che in politica sono l'unica cosa che contano, e non sulla scorta di impressioni, sensazioni, o condizionamenti esterni. Ai miei giocatori, per seguire la sua metafora, chiedo di applicarsi a giocare questa partita secondo i miei schemi. Come ogni allenatore di buon senso sono evidentemente disponibile a discutere, di volta in volta, le varie fasi della partita. Ma è chiaro che per vincere non possono fare tutti l'allenatore, che ha l'onere e l'onore di ascoltare tutti, fare una sintesi, e poi decidere, anche da solo, quando è necessario. Un'impostazione diversa, a mio avviso, porterebbe soddisfazione solo ai nostri avversari, che infatti puntano alla confusione e a dividerci".
Ne è convinto?
"Assolutamente sì. Ed è del tutto normale. Quando non dai fastidio ti fanno i complimenti, quando capiscono che sei pericoloso elettoralmente cominciano ad attaccarti. Per me è un ottimo segnale il fatto che i Verdi siano così combattuti dall'esterno. Quando gli avversari ti fanno troppi complimenti è il momento che devi cominciare a preoccuparti. Invece ci attaccano e questo dimostra che vedono vacillare alcune loro posizioni, perché probabilmente stiamo riuscendo a parlare con i loro elettori e molti li abbiamo già convinti. E questa è l'unica strada per vincere le elezioni: farsi votare da chi fino all'ultima volta non ti aveva votato. Io un altro modo per vincere non lo conosco".
AELLE