POLITICA E POTERE
Niente di fatto per l’insegnamento della storia delle religioni. Bertoli: “Manca il consenso da parte di tutte le chiese, ma la porta resta aperta”
A spingere il Governo a dare preavviso negativo sono state le divergenze con la Curia. Parere contrario anche per l’insegnamento della civica

BELLINZONA – Niente di fatto, per il momento, per l’insegnamento della civica e della storia delle religioni. La posizione del Consiglio di Stato sulla prima richiesta, presentata con l’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”, è stata presentata con una lettera rivolta alla commissione speciale scolastica del Parlamento, che viene invitata a far allestire una perizia giuridica esterna sulla ricevibilità del testo (sostenuto da 12 mila firme circa).

Il Governo ha deciso di non sostenere la richiesta così come presentata: le criticità riguardano appunto la forma (il testo affianca soluzioni concrete a una richiesta generica), i costi e la difficoltà di modificare la griglia oraria e i piani di studio dei ragazzi per inserire le due ore di civica. Il Consiglio di Stato sottolinea però di condividere la necessità di una maggiore educazione alla cittadinanza, per questo motivo, si spiega sempre nella stessa lettera, questa entrerà nel nuovo piano di studi delle medie, per cui si valuta anche l’elaborazione di un libro di testo specifico sul sistema democratico svizzero.

Diversa la questione invece per la storia delle religioni. La valutazione della sperimentazione è stata infatti positiva, ma a bloccare è la differenza di vedute tra Governo e Curia su chi debba esserne competente per il suo insegnamento: il primo vuole infatti sia compito del docente di storia, la seconda, invece, che ad occuparsene sia qualcuno con una formazione teologica.

Visto il “mancato consenso da parte di tutte le chiese”, ha spiegato il ministro Manuele Bertoli durante la conferenza stampa di oggi a Bellinzona, andare avanti significherebbe “aprirebbe un conflitto attorno al ruolo della religione del quale la nostra società non ha bisogno e che il Consiglio di Stato intende evitare”. La scelta del Governo è stata quindi quella di dare preavviso negativo all’introduzione del modulo obbligatorio di cultura religiosa, richiesta che risale all’iniziativa parlamentare presentata dall’allora deputata Laura Sadis nel 2002 e ripresa poi da Matteo Quadranti, ma la speranza è quella di poter trovare in futuro un compromesso. “La porta resta aperta”, ha infatti dichiarato il ministro.

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