Fra gli enti che si sarebbero serviti di tipografie italiane per stampare i propri cataloghi, anche il MAX museo. I tre consiglieri comunali Schneeberger, Mazzoleni e Coen interrogano l’Esecutivo cittadino

CHIASSO – La notizia, o meglio, l’allarme era stato dato oggi, in un articolo apparsi su 20Minuti e Tio, dalla Viscom: alcuni enti pubblici, che beneficiano di sussidi cantonali, si rivolgerebbero a tipografie italiane per stampar ei propri cataloghi. Tra questi vi sarebbero l’Archivio del moderno, l'Accademia di architettura di Mendrisio, la pinacoteca Züst di Rancate, in alcuni casi anche l'archivio di Stato di Bellinzona e il M.A.X Museo di Chiasso.
E proprio da Chiasso si leva la prima voce ‘politica’ sulla notizia. “Apprendere che ci sia la possibilità che soldi pubblici svizzeri siano giunti a ditte italiane ci lascia senza parole”, scrivono i tre comunali Claudio Schneeberger (Lega), Gianandrea Mazzoleni (Lega) e Carlo Coen (PLR) interrogando l’Esecutivo cittadino.
"Anche noi riteniamo che i soldi dei sussidi pubblici andrebbero sempre spesi su suolo svizzero" incalzano i tre interroganti facendo eco alle dichiarazioni del presidente della Viscom, Stefano Gazzaniga per cui è scandaloso che questi sussidi, “che sono in fondo i soldi che la gente versa con le tasse”, finiscano in Italia.
Inoltre, ricordano, il MAX museo appartiene al Comune: “i soldi utilizzati sono quindi completamente pubblici, non solo per quanto riguarda i sussidi, ma anche per i costi sostenuti tramite le imposte sopportate dai cittadini di Chiasso".
Pertanto i tre consiglieri comunali chiedono al Municipio di Chiasso: "Il dicastero cultura ha speso dei soldi nelle tipografie d'oltre confine o altri soldi pubblici con ditte estere? Se sì, a quanto ammontano queste spese complessivamente e annualmente? A quanto ammontano annualmente le spese sopportate da tutti i dicasteri per quanto riguarda stampati, volantini, cataloghi, inviti, ecc...? Come vengono gestite queste spese tipografiche?"