Il deputato leghista interroga il Governo: “Quanti soldi dei contribuenti ticinesi sono finiti in Italia per la stampa dei cataloghi?”

BELLINZONA – Da Chiasso alla capitale: di ieri la notizia, data dalla Viscom, che alcuni enti pubblici, beneficiari di sussidi pubblici, si sarebbero rivolti all’Italia per stampare i propri cataloghi. E a dover dare risposte, oltre all’Esecutivo chiassese (fra i nomi vi era il MAX museo, vedi suggeriti), sarà ora anche lo stesso Consiglio di Stato. A interrogarlo è il deputato leghista Massimiliano Robbiani.
Fra quanti si sarebbero serviti di tipografie italiane per stampare i propri cataloghi vi sarebbe anche l’Archivio di Stato di Bellinzona. “Un brutto esempio da parte dello Stato che invece di usare i soldi dei contribuenti in Ticino, per sollevare o perlomeno aiutare l’economia locale, non trova niente di meglio che spenderli all’estero”, scrive Robbiani.
Il deputato chiede quindi al Governo: “Quanti sono e chi sono gli enti pubblici cantonali che si rivolgono a tipografie italiane per stampare i propri cataloghi? Corrisponde al vero che tra questi figura pure l’archivio di Stato di Bellinzona? Da quanti anni si è deciso di rivolgersi all’estero per la stampa dei cataloghi? Quanti soldi dei contribuenti ticinesi sono finiti in Italia per la stampa dei cataloghi?”