Politica e Potere
16.12.2015 - 17:080
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Signore e signori, ecco a voi il Preventivo! La pillola che alla fine si ingoia. Cannonate da Destra e Sinistra. E il PPD sale sull'Aventino

Ecco in sintesi le posizioni emerse in Gran Consiglio. Gli interventi di Dadò, Farinelli, Caverzasio, Kandemir, Savoia, Morisoli e Pronzini

BELLINZONA – Come sempre a pochi giorni dal Natale la politica cantonale si occupa del Preventivo. Come sempre c’è un rapporto di maggioranza (in questo caso firmato dai commissari di Lega, PLR, e Verdi, in alcuni casi con riserva, ma non da quelli del PPD) e uno di minoranza (firmato dai commissari socialisti). Un dato politico rilevante arriva dunque dal PPD, che di fronte a questo preventivo sale, per così dire, sull'Aventino, firmando un chiaro atto di sfiducia al Governo (storicamente, la “secessione aventiniana” fu un atto di protesta attuato da alcuni deputati d'opposizione contro il governo fascista, in seguito all’assassinio di Giacomo Matteotti, il 10 giugno 1924).

Nel suo intervento il relatore di maggioranza, Michele Guerra (Lega) ha difeso il preventivo. Mentre il socialista Saverio Lurati, illustrando il rapporto di minoranza, lo ha duramente criticato, ponendo una serie di domande: “Risanare le finanze attraverso il taglio della spesa pubblica é un dovere nei confronti dei cittadini. Di quali cittadini? E come mai adesso si deve operare con la motosega quando fino alla dipartita del Nano il debito pubblico poteva aumentare a dismisura?

Il Governo deve dare prova di incisività e rigore agendo prioritariamente sulle spese. E poi continueremo a riversare sui comuni il surplus dimenticandoci che i comuni ricchi se ne fanno un baffo mentre quelli poveri saranno costretti a riversarli sui cittadini? Però, gli investimenti devono essere mantenuti (naturalmente in funzione anticiclica) mentre il sostegno ai cittadini meno abbienti può tranquillamente essere dimenticato, tanto la maggior parte sono stranieri! E poi quali investimenti? Naturalmente quelli sul mattone, sulle strade, e su altre voci che, per finire, di investimento hanno poco. Ma la scuola è un investimento o un costo? E se come crediamo noi è un investimento perché dovremmo disinvestire proprio sul nostro futuro? Mistero!..”.

Poi è toccato ai capigruppo e ai rappresentanti delle varie forze politiche. Ecco una sintesi degli interventi, con i passi salienti. Prendetevi il tempo per leggerli. Contengono spunti molto interessanti per capire dove siamo arrivati (o cacciati) e dove andremo a finire…

Fiorenzo Dadò: “Un preventivo da mangia ‘sta minestra…”

In quattro anni in commissione della Gestione non mi è mai capitato di assistere a tanta inerzia nell’affrontare le singole proposte di un preventivo, persino quelle più problematiche legate alla scuola, alla socialità o a quelle trite e ritrite sul personale, dove nessuno ha cercato seriamente delle alternative che non andassero ad umiliare per l’ennesima volta i dipendenti.
Il Preventivo, con alcuni altri messaggi come la Tassa di Collegamento, sono stati affrontati con il ricatto dell’aumento delle imposte, all’insegna del detto popolare “mangia ‘sta minestra o salta dalla finestra”.
Un modo di fare che ha visto consolidata la nuova e fraterna alleanza tra il Partito liberale radicale e la sua costola incarnata nella Lega, che abbiamo già visto all’opera in questi mesi in altri ambiti commissionali, ma che il nostro Gruppo non è assolutamente disposto né a seguire né ad accettare, come soldatini.
Pertanto non abbiamo firmato nessun rapporto commissionale, né che affossi i conti oggi in discussione, come neppure che li sostenga.
Questo preventivo, e le argomentazioni che si sono sentite in queste settimane, non sono nient’altro che un déjà vu che possiamo ritrovare scorrendo decenni di verbali, dove da questo pulpito, al nostro posto erano altri a chiedere la revisioni di compiti, di licenziare i fuchi, oppure a criticare le nuove tasse, la posa di nuovi radar, a biasimare i preventivi di transizione, eccetera; salvo poi, per chi si è adagiato dall’altra parte della barricata, fare la stessa identica cosa, e in certi casi anche di peggio.

Questo Parlamento, all’inizio della legislatura scorsa, approvando la Road Mapp,  ha dato mandato al Governo di allestire un piano di risanamento che prevedesse il pareggio di bilancio entro il 2015. Per rinfrescare la memoria ai veterani e non lasciare dubbi ai cadetti, gli incontri avuti qui a Palazzo, alle 8 di mattina, non sono stati che una plateale e collettiva presa in giro.
Di tutto quanto chiesto da questo Gran Consiglio, e di questo è doveroso dargliene atto, l’unico che si è dato da fare portando sul piatto 20 milioni di risparmi è stato il ministro Paolo Beltraminelli, andando a toccare un settore tra i più difficili e sensibili per i cittadini quali sono i sussidi di cassa malati.
Il Governo, in lieto bighellonare tra montagne e grotti della mia valle, ha detto ora di aver capito la gravità della situazione e di voler presentare un pacchetto di rientro da 180 milioni entro la primavera e ha persino manifestato la volontà di giungere in porto, tra 4 anni, con il pareggio di bilancio.
In pratica, all’incirca quel che chiedeva la Road Map. Ascolteremo pertanto e con interesse le parole del Governo e soprattutto dei singoli Dipartimenti, quanto ognuno intende concretamente e singolarmente fare,  per fare in modo che il nuovo responsabile delle finanze, Christian Vitta, possa portarci tra 4 mesi il piano di rientro annunciato”. 

Pelin Kandemir-Bordoli: “Basta coi tagli lineari. Ci vuole un progetto per il Ticino”

“Anche oggi discutiamo il preventivo con l’approccio che ormai caratterizza il nostro Cantone da troppi anni: tagliare le spese dello Stato
ridimensionando il ruolo del servizio pubblico.
È da molti anni che purtroppo la nostra classe politica non affronta una discussione di fondo su dove vogliamo andare, come vogliamo rilanciare il nostro Cantone e con quali strumenti.
La politica non  può ridursi a discutere di misure puntuali, sempre più o meno le stesse oltretutto, senza tenere conto di quello che sta succedendo nel nostro Paese, della situazione economica generale e delle riforme federali importanti che potrebbero arrivare a breve.
Già in passato si è avuto lo stesso atteggiamento, ad esempio nel campo ospedaliero. Non abbiamo voluto vedere e tanto meno intervenire sulla riforma federale che imponeva ai Cantoni di finanziare le cliniche private, ed oggi stiamo qui a lamentarci che dobbiamo assumerci un onere supplementare di quasi 100 milioni per finanziarle. Non avessimo questo finanziamento le finanze cantonali sarebbero sicuramente in un’altra situazione.
Neanche mezza parola e discussione sulle misure che andranno a colpire le persone già fortemente in difficoltà. E nessuna visione sul futuro. E tra l’altro come sempre gira e rigira ci sono due settori sempre fortemente sotto pressione per i tagli, quello dell’educazione e della formazione e quello della socialità. Due settori molto sensibili su cui non c’è più molto margine d’intervento.
È anche interessante notare che chi in Parlamento (e penso in modo particolare alla Lega) chiede i tagli, ha due ministri che non solo nei loro Dipartimenti non risparmiano un bel niente, mentre solo uno lavora sulle entrate. Ciò significa che sono tutti i coscienti che sul fronte del risparmio abbiamo fatto il possibile e che bisogna lavorare anche sulle entrate se si vuole migliorare la situazione, ma è più facile far credere con le grandi dichiarazioni che loro stanno lavorando per tagliare…
Qualcuno accusa i socialisti di non collaborare:
se collaborare significa accettare acriticamente tutto ciò che la maggioranza ci propina posso tranquillamente affermare che non siamo disposti a collaborare a queste condizioni; se collaborare significa prendere la scorciatoia dei tagli lineari a tutti, colpendo indiscriminatamente la cittadinanza, perché non si è in grado o perché non si vuole fare un lavoro accurato e mirato di controllo o anche di revisione, non possiamo aderire alla richiesta della maggioranza; se collaborare significa rendersi complici di una politica che ha quale unico obiettivo il ridimensionamento del servizio pubblico, soprattutto dei settori più sensibili, ossia il Meno Stato per continuare invece a mantenere ben intatti i privilegi di taluni o gli sprechi, posso riaffermare che non siamo disposti a collaborare.
Il nostro Cantone è in affanno anche perché con una politica ad innaffiatoio di sgravi, non ha puntato sulle eccellenze, non ha sviluppato una politica industriale basata su prodotti ad alto valore aggiunto. Ma anzi, ha sottratto allo Stato quelle risorse grazie alle quali avrebbe potuto incentivare una spirale virtuosa volta a dar vita ad un’economia produttiva di alto valore aggiunto. Per troppo tempo abbiamo “tirato a campare”. 
Il Ticino sta pagando un prezzo altissimo per l’atteggiamento irresponsabile di parte  dell’industria che corrisponde salari bassissimi che non permettono di vivere dignitosamente nel nostro Cantone. I bassi salari, indotti anche dal dumping, l’aumento dei workingpoor, costringono lo Stato a intervenire sussidiariamente a sostegno dei redditi insufficienti. Da qui anche la nostra opposizione ai tagli nel settore sociale perché in realtà questi interventi sono interventi volti a colmare un’ingiustizia.
La strada che proponiamo è quella di rilanciare seriamente il nostro Cantone con un progetto che abbia alla sua fondamenta l’innovazione economica, ma anche sociale e aggiungerei culturale. Un cambiamento di registro importante, ma anche di impostazione dove non deve più esserci spazio per la facile soluzione dei tagli lineari, dove invece deve trovare spazio una politica equilibrata che mette al centro del suo agire lo stato giusto, equo che lavora nell’interesse di tutta la cittadinanza o non solo di una sua parte. 

Daniele Caverzasio: “Abbiamo perso troppo tempo a tergiversare, e ora…”

“Come tutti gli anni ci troviamo a discutere il preventivo di questo Cantone con l’obiettivo ormai dichiarato da tempo di arrivare al pareggio dei conti pubblici.  Esercizio che sembra essere sempre più difficile, forse complice la situazione economica non facile, così come una crescita che c’è a livello statistico ma che agli occhi di molti appare poco sana. Lo si può notare con la forte pressione sui salari, per non parlare del continuo aumento dei costi sociali, o dello sfruttamento senza freno di un territorio sempre più sofferente. 

I segnali di difficoltà arrivano anche dai grandi poli. Lugano ne è un esempio e un campanello d’allarme. Il motore economico del cantone è in affanno. Al di là delle rivalità tra Sopra e Sottoceneri, occorre essere consapevoli che una Lugano in difficoltà è un problema cantonale, non solo comunale. Gli equilibri regionali ne risentono, i meccanismi perequativi sono sotto pressione, la forza trainante del polo diminuisce.

In questo contesto per nulla semplice ci troviamo a discutere il Preventivo 2016 che possiamo considerare probabilmente di transizione e che voteremo certamente, ma non a cuor leggero. 
Il tergiversare ormai in corso da anni nell’intraprendere la via delle decisioni di carattere strutturale che permettano di invertire la rotta di questa nave chiamata Stato, non dà una spinta positiva alla soluzione del problema. Gli allarmi già lanciati dalla Lega sono stati molti in occasione dei dibattiti sul preventivo degli scorsi anni. Ma predicavamo nel vuoto…
Purtroppo questo immobilismo ci porterà a prendere decisioni solo quando ci troveremo con “l’acqua alla gola” e ci troveremo quindi a breve a dover adottare misure ben più drastiche e incisive chiedendo così sacrifici a 360°.  A questo punto il tempo della politica delle ripicche, degli sgarbi a fini elettorali o dei reciproci rimproveri dovrebbe essere depositato in un cassetto, riconoscendo l'urgenza di risolvere concretamente e seriamente questa situazione. 

Ciò che faremo del nostro futuro è semplicemente nelle mani di tutti noi. Per continuare a garantire un'offerta pubblica, magari rivista, ma pur sempre di prim’ordine, occorre agire velocemente e responsabilmente. Non possiamo più tergiversare. Sta quindi al Governo iniziare questo lavoro e a tutti noi portarlo in fondo e bene. 
Ci auguriamo che in futuro non si faccia un utilizzo sfacciato del ribaltamento degli oneri verso i comuni e al contempo che si riesca ad evitare il meccanismo del freno ai disavanzi. 
Il Ticino, i cittadini e le cittadine che lavorano, le loro famiglie, chi fatica a trovare un impiego, coloro che hanno raggiunto la pensione dopo aver lavorato tutta una vita, i piccoli e medi imprenditori confrontati con difficoltà di ogni genere che si battono giorno per giorno su mercati sempre più difficili, di tutto hanno bisogno fuorché un aumento delle imposte generalizzato. Auspichiamo quindi che si percorra la rotta per frenare l’aumento della spesa pubblica, e non quella che porti ad aumentare la pressione fiscale in un cantone che avrebbe invece bisogno di rilanciare una politica tributaria più concorrenziale e magari un po’ più favorevole al ceto medio”. 

Alex Farinelli: “Non è il preventivo delle meraviglie, ma…”

Il preventivo 2016 non è quello delle meraviglie, l'obiettivo finanziario (minimo) è centrato, le misure proposte soddisfano solo in parte e non vi è una vera revisione della spesa.
Alcuni interventi poi creano, in particolare nel personale, nei comuni, creano frustrazione e demotivazione.
Al Governo il compito di proporre un'alternativa maggiormente soddisfacente. Bisogna riconoscere che non si poteva fare molto di più.  Su questo preventivo si sarebbe potuta imbastire una lotta partitica, e tra Governo e Parlamento, ma il Cantone non ne avrebbe beneficiato.

Il risanamento finanziario non è una fisima dei Liberali radicali o dei partiti che hanno sottoscritto il rapporto di maggioranza. È una necessità, è un mandato popolare. È il momento di agire con una visione di medio termine, concretamente portando avanti l’annunciata manovra di rientro di 180 milioni, che deve essere presentata entro maggio. Nel limite del possibile vanno limitate le misure generalizzate sul personale; nei confronti dei comuni dovrà esserci un altro approccio: dovranno essere coinvolti al tavolo di lavoro. 

I partiti si assumeranno la responsabilità delle loro decisioni (non come con il rapporto di minoranza dei socialisti, che rispinge il preventivo ma propone alternative. E il Governo dovrà lavorare coeso, perché tutti e 5 i dipartimenti spendono e tutti devono contribuire a risanare il bilancio. 
Sappiamo che non sarà una passeggiata, ma proprio perché sarà un compito difficile è importante sapere che come PLR non saremo dietro il Governo, ma saremo al suo fianco, perché il Governo deve poter contare su un Parlamento pronto ad aiutarlo e a sostenerlo.

Sergio Savoia: “Responsabilità e coraggio: bisogna tagliare”

“Insieme alle palle sugli alberi, il vischio tra i rami, e il bue e l’asinello, troviamo le accorate esortazioni al risanamento finanziario, alla disciplina di bilancio, rafforzata dagli strumenti legislativi che il popolo ha confermato con il proprio voto.
Troviamo anche, come di consueto, la stucchevole alternanza di “soluzioni”: chi propone di tagliare, chi ritiene che si sia già tagliato troppo. Gli uni e gli altri, sia detto per inciso, facenti parte del medesimo Governo.
Quest’anno l’aspetto peculiare (ma non nuovo) è che ci troviamo confrontati con il primo preventivo di legislatura e con le consuete, anche quelle, dichiarazioni di intenti di un nuovo Governo. 
Il governo propone un assaggio della medicina a venire, in aprile tirerà fuori l’artiglieria pesante, con lo scopo di pervenire al pareggio di bilancio nel corso della legislatura.
La maggioranza commissionale approva, pur con un certo comprensibile scetticismo; incoraggia a fare il proprio dovere in linea con le richieste di questo stesso parlamento, mette mano qua e là a qualche voce di spesa o di risparmio e sostanzialmente dà credito al governo.

La minoranza (che pure fa parte di quel medesimo Governo) invece ritiene che si stia tagliando troppo e che bisognerebbe occuparsi dei salari dei ticinesi con non meglio precisati strumenti di intervento. Segue il consueto codazzo di difese corporative che, se affiorano nei rapporti, troveranno piena espressione nel dibattito sui singoli dipartimenti che ci sollazzerà per le ore a venire. Riteniamo che non si possa continuare a ipotecare il futuro dei cittadini permettendo che lo stato continui a indebitarsi, ad accumulare disavanzi. Riteniamo anche che sia giusto e responsabile dire chiaramente ai cittadini che non si potrà continuare a garantire tutto ciò che è stato garantito finora. Come ogni buon padre di famiglia, quando la situazione economica non permette di continuare a spendere come si faceva prima, bisogna saper fare sacrifici. Non tanto e non solo sulla base dell’equità (che comunque ci deve essere). Quanto sulla scorta di considerazioni razionali di priorità dell’azione di governo.

I ticinesi devono sapere, e il Governo glielo deve dire, insieme con i partiti che ne fanno parte, che arrivano anni duri in cui bisognerà incidere duramente.
Bisognerà anche dire, chiaramente e con la testa china, che a pagare di più saranno i ceti più esposti. Nessun risanamento può essere fatto colpendo solo i ricchi. Per forza di cose chi dipende dalla mano pubblica in misura maggiore, pagherà in misura maggiore lo scotto del risanamento dei conti. Dirlo con chiarezza, senza dipingere impossibili soluzioni miracolistiche, è indispensabile.
D’altronde, l’aumento delle imposte dirette finirebbe anch’esso a gravare su ceti che le imposte le pagano già, con le conseguenze prevedibili sulla domanda interna, sull’economia, e sulla fiducia dei cittadini.
Noi riteniamo che oggi bisogna saper fare i tagli, che bisogna fare assumendosene la responsabilità di fronte ai cittadini. Responsabilità che sta interamente sulla schiena dei partiti di governo che hanno avuto tutto il tempo per mettere a posto le cose quando i tagli avrebbero potuto essere meno dolorosi e non lo hanno fatto, impegnati come sempre nel loro sport preferito: il trasporto idrico verso i propri mulini.
Oggi quella strada in salita e cosparsa di ostacoli bisogna percorrerla perché siamo entrati nell’epoca delle conseguenze. Le conseguenze di una politica che rimanda le scelte difficili alle calende greche. 
Noi sosteniamo il preventivo perché riteniamo che sia ormai irrinunciabile procedere con il bisturi, perché il medico pietoso finirà per uccidere il paziente e perché le soluzioni alternative, leggasi aumento delle imposte, non troveranno mai alcun sostegno politico, quindi non sono soluzioni realistiche.
D’altronde riteniamo che l’assunzione di responsabilità che una politica di riduzione della spesa ormai ineludibile comporta, permetterà ai cittadini di farsi finalmente un’idea chiara sul modus operandi dei partiti di governo e decidere con cognizione di causa, in sede elettorale, se continuare a sostenerli oppure no”.

Sergio Morisoli (La Destra): “Sotto a chi tassa!”

“Per non utilizzare il moltiplicatore d’imposte, ti aumentiamo le tasse e i balzelli. Potrebbe essere questa la sintesi del progetto di preventivo 2016 del Cantone. 
Governo, Parlamento e Partiti hanno fatto di tutto per dotarsi del moltiplicatore cantonale di imposte (pardon, freno al disavanzo). Sono riusciti a convincere i cittadini della bontà di questo strumento e glielo hanno fatto mettere nella Costituzione.  Il preventivo del 2016 presenta un buco di 87,8 milioni di franchi, ma potrebbero essere anche 160 a consuntivo. Per non far scattare il moltiplicatore di imposte automatico occorreva presentare un deficit inferiore ai 97 milioni. Il Governo ce l’ha fatta, ma vediamo brevemente come. 
Nel Messaggio si dice che, per raggiungere questo obiettivo sono state effettuate correzioni per 93.95 milioni di franchi tra spese, nuove entrate e slittamento di compiti nuovi. Non è un dettaglio a chi tocca farle queste correzioni: 25,27 mio li fa il Governo e 58.08 mio dovrebbero toccare al Gran Consiglio (mentre 10.6 mio è cosmesi cioè ritardare i nuovi i compiti). Le misure del Governo sono, molto discutibili. Quelle del Parlamento sono tutt’altro che acquisite e sono i 2/3 del totale! Il gioco è sottile, se il Parlamento non accetta qualche misura di sua competenza, ma ordinata dal Governo (sic…) e il deficit sale fino a superare la soglia dei -97 milioni, scatterà l’aumento delle imposte automatico. Non sarebbe colpa del Governo ma del Gran Consiglio. 

E qui viene il bello. Questo pacchetto di correzione contiene 35.29 mio di nuove tasse e balzelli: 2.06 milioni le vorrebbe imporre il Governo, mentre 33.23 milioni le dovrebbe decidere il Gran Consiglio, ancora una volta il 95% dei balzelli li deve decidere il Parlamento. A questo si aggiungano altri 12 milioni di oneri scaricati sui Comuni  che altro non sono che imposte comunali nuove per i contribuenti. Anch’esse di decisione parlamentare per un totale a carico del contribuente di 47.29 milioni. In altre parole: l’81% delle correzioni, di 58.08 milioni che il Gran Consiglio deve decidere sono nuove tasse, balzelli e imposte a carico dei contribuenti. 

L’intero castello di questo Preventivo sta in piedi con delle supposizioni ottimiste azzardate attraverso una maggiorazione delle entrate e una sottostima delle uscite. Per una volta senza scomodare l’analisi della stima del gettito fiscale e del metodo che la rende possibile, concentriamoci su 4, dico 4 “speranze” per capire quanto il deficit potrebbe tracollare e portare con sé l’intero Preventivo:

-    I dipendenti e i sindacati muti accettano i tagli per 14 milioni sul personale
-    I Comuni muti accettano i ribaltamenti di costi per 13 milioni
-    I cittadini  e l’economia muti accettano la Tassa di collegamento per 18 milioni  
-    La banca Nazionale distribuirà utili (che non ha) per 28 milioni

Si tratta di 73 milioni di buona speranza su 87 di correzione proposti in questo Messaggio, cioè l’84% della manovra. In tedesco si direbbe che c’è un certo “Klumpenrisiko”, cioè basta toccare una posizione che cade tutto.

Finora non si è fatto niente per sanare le finanze. Non è vero! Molto peggio,  volutamente si è voluto far niente. Di proposte, da parte mia e dei colleghi UDC, ce ne sono state molte in questi ultimi due o tre anni:
In cambio Governo e i partiti di Governo in Parlamento, non hanno avuto dubbi o difficoltà per accordarsi a votare favorevolmente:

-    48 aumenti di tasse e balzelli nella scorsa legislatura
-    Il Moltiplicatore automatico di imposte
-    15 Preventivi consecutivi che presentavano  deficit importanti

Inutile dire che le minacce, finte, di PPD, PLR ai quali ora si aggiunge anche la Lega, contenute nel Rapporto di maggioranza sono il copia incolla di quelle espresse ogni anno da 15 anni a questa parte mai tramutate in nessun provvedimento, nemmeno quando i Consuntivi risultavano addirittura ancora peggiori dei Preventivi!
Non è un caso se:
 
-    il debito pubblico è raddoppiato in 10 anni, passato da 1 miliardo nel 2005 a 2 miliardi nel 2016
-    il debito procapite sempre in 10 anni è passato da 3'200 Fr. a 5'700 Fr. (+ 78%)

Dimenticavo, per dirne una o due, il Preventivo 2016 è di una fragilità disarmante ma di È difficile capire cosa manchi ancora all’amministrazione per dover spendere da oggi 2015 a domani 2016 altri 12,5 milioni  in più rispetto agli attuali 269 milioni! Oppure è difficile trovare argomenti per spiegare ai contribuenti che le loro imposte sul reddito e la sostanza di 926.8 milioni non basteranno per fare le paghe ai dipendenti dello Stato che necessitano di 996.7 milioni di franchi annui! 

Che dire poi che a dicembre, a sei mesi dalle elezioni non si ha ancora in mano il Piano Finanziario di legislatura… e che si sognano misure magiche di risparmio per la prossima Primavera? Per questo La Destra ha deciso di non votare più nessuna spesa nuova fino a tale data, è un atto concreto per bloccare l’andazzo del “tassa e spendi”; condiviso con finte sfumature di risentimento, da tutti quelli che ci governano e dai loro partiti”.

Matteo Pronzini (MPS): “Un preventivo nato sotto la minaccia dell’aumento di imposte”

“Il mio voto sul Preventivo 2016 sarà negativo. Non voglio qui dilungarmi su tutte le ragioni che militano in favore di questa scelta. Molte di queste sono già contenute nel rapporto di minoranza. Mi limiterò invece a sollevare alcune considerazioni di fondo, squisitamente politiche.
La prima, fondamentale, è quella del rapporto tra questo Preventivo e la legge sul cosiddetto freno al disavanzo approvata dal Gran Consiglio e poi ratificata in votazione popolare.
Ho combattuto, come si ricorderà, quella proposta: ne ho combattuto non solo la versione uscita dalla maggioranza del Parlamento (contrariamente, ad esempio, ai mie colleghi socialisti e Verdi);  abbiamo contestato il principio stesso che si dovesse, ed in più ancorandolo alla Costituzione, introdurre un simile meccanismo.

L’adozione di quella disposizione rappresenta  (più o meno) un versione nostrana del famigerato fiscal compact vigente nell’Unione europea. Un orientamento di politica di bilancio che di fatto si traduce, nel contesto nel quale viviamo, in una politica sistematica di taglio alla spesa pubblica.

E questo preventivo 2016 è il primo (sicuramente di una lunga serie di preventivi) che si caratterizza per una sistematica esigenza di tagliare (magari parlando di riorganizzazione o riqualificazione) la spesa pubblica cantonale. Con tutte le conseguenze del caso.

Nella discussione pubblica su questo Preventivo, come vi era da aspettarsi, abbiamo visto concretizzarsi la logica viziosa del cosiddetto freno ai disavanzi. Di fronte alle incertezze su tagli o su qualsiasi dispositivo di legge, ecco scattare la minaccia di un possibile aumento delle imposte, per riportare i conti entro i parametri previsti. Uno strumento per mettere in riga chiunque, in un modo o nell’altro, voglia contestare gli orientamenti di fondo del preventivo e muoversi in una prospettiva diversa.

Il preventivo 2016 è il primo nato all’ombra di questo nuovo regime e preannuncia tutta una serie di interventi sulla spesa pubblica con l’obiettivo di raggiungere il pareggio dei conti e di diminuire il debito pubblico.
Una situazione che mortifica la politica intesa come capacità di scelta e di progettazione; una situazione simile a quella dei paesi dell’UE che, all’epoca del fiscal compact, hanno di fatto perso qualsiasi possibilità di scelte politiche di fondo che possano, seriamente e realisticamente, rispondere alla crisi sociale che essi vivono.
Crisi sociale che anche il nostro cantone vive. Potete raccontare quello che volete, ma i segnali di una crisi sociale in questo cantone esistono e sono visibili: dal costante numero di persone alla ricerca di una lavoro, al numero di giovani disoccupati, ai casi di assistenza sociale, alla diminuzione sistematica dei salari, sospinti verso il basso  dalla concorrenza organizzata dal padronato con il solo obiettivo di abbassare i salari e difendere o aumentare i propri margini di profitto. Il Ticino è anche tutto questo: una serie di fenomeni evidenti di crisi sociale che tendono ad approfondirsi.

In un contesto nel quale il ciclo economico tende a peggiorare, il compito dello Stato, dal nostro punto di vista, non può essere che quello di un’azione anticiclica, pur nella modestia di quanto potrebbe fare un Cantone con il proprio bilancio. Qui invece si fa esattamente il contrario: il preventivo e la logica che lo sottende (quella del cosiddetto freno ai disavanzi) è una logica che tenderà inevitabilmente a peggiorare le cose, non certo a migliorarle, soprattutto per quelle ampie fasce di popolazione che subiranno le conseguenze.

In questo contesto un politica di contenimento della spesa, o peggio ancora di taglio, rischia di compromettere servizi pubblici fondamentali, sia per lo sviluppo individuale delle persone che per lo sviluppo sociale, economico e culturale del cantone.
E rappresenta una politica miope penalizzare, come si fa con le scelte previste in questo preventivo, il personale che garantisce il funzionamento amministrativo, il servizio pubblico”. 

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