POLITICA E POTERE
Borradori sulla tassa di collegamento che a Lugano potrebbe costare un milione, "Stiamo facendo i conti. Non escludiamo il ricorso, ma sarà l'ultima ratio". E su Giovanna Masoni nel LAC il sindaco dice: "Il suo nome non fa l'unanimità"
“Un eventuale ricorso non sarebbe fatto per metterci contro una parte della Lega ma per difendere gli interessi della città”. E il "LAC ha ancora una certa fragilità politica. Vogliamo creare una piattaforma di consenso attorno a questa struttura importante per la città"
LUGANO - La tassa di collegamento e la presenza ai vertici dell’ente autonomo LAC dell’ex vicesindaco di Lugano, Giovanna Masoni... Due nodi politici sui quali si esprime il sindaco Marco Borradori, intervistato dal Caffè. Pian piano, il Ticino e i ticinesi, e per Ticino intendiamo soprattutto i comuni, si stanno rendendo conto che la tassa voluta dal ministro Claudio Zali e sostenuta a spada tratta dalla Lega (approvata in votazione popolare con soli 1'400 voti di scarto), non sarà soltanto a carico dei “borsoni” o dei frontalieri.

Così Lugano, che già non vive periodi di splendore economico, sta cercando di capire quanto costerà la tassa di collegamento ai contribuenti. "Stiamo facendo delle analisi – dice Borradori -. Il nostro primo obiettivo non è ricorrere contro questa tassa votata dal 53% dai luganesi, ma capire quali conseguenze, quale aggravio avrà sul bilancio comunale. Una valutazione nel 2015 aveva quantificato un costo fra 600 mila franchi e il milione. Ora ci sono degli altri elementi da considerare. Solo dopo questa verifica decideremo cosa fare. Teniamo aperta ogni ipotesi, anche se quella di ricorrere la considero l’ultima ratio".

Già, il problema per il Municipio a maggioranza leghista, e per il sindaco, è come gestire la patata bollente evitando troppe tensioni con via Monte Boglia.

“Un eventuale ricorso non sarebbe fatto per metterci contro una parte della Lega – precisa il sindaco -  ma per difendere gli interessi della città”.

Sul caso LAC-Masoni, Borradori non si sbilancia molto ma ammette che “in questa situazione il suo nome non fa l’unanimità".

Per questo, spiega, “abbiamo deciso di discutere con la commissione interpartitica sui due nomi che mancano per definire la rosa dei 5 candidati. Ci vogliono persone  competenti ma con una giusta rappresentatività partitica che non può che far bene al Lac che ha ancora una certa fragilità politica. Vogliamo creare una piattaforma di consenso attorno a questa struttura importante per la città. Se avessimo deciso subito per Masoni, avremmo avuto una rappresentanza non omogenea, con quattro liberali e un leghista e con due partiti esclusi. Ci confronteremo, poi, senza pregiudizi, valuteremo. Non c’è fretta".

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