POLITICA E POTERE
Onore a Rocco: la presidenza Cattaneo secondo Celio: "Ha avuto il merito storico di trasformare il PLR da schieramento filo-governativo in partito che esercita uno spirito critico, di aver avviato un'intesa con gli avversari del PPD e di aver favorito la
Il deputato "radicale" analizza anche i risultati elettorali: "Con ogni probabilità, sarebbero stati suppergiù gli stessi, chiunque si fosse trovato al suo posto"
POLITICA E POTERE

Rocco Cattaneo lascia la presidenza del PLR: "Quattro anni possono bastare. Ho fatto il possibile e l'impossibile per il partito. I frutti li raccoglierà il mio successore"

01 AGOSTO 2016
POLITICA E POTERE

Rocco Cattaneo lascia la presidenza del PLR: "Quattro anni possono bastare. Ho fatto il possibile e l'impossibile per il partito. I frutti li raccoglierà il mio successore"

01 AGOSTO 2016
BELLINZONA – Il deputato Franco Celio, uno dei politici di riferimento dell’area radicale del PLR, traccia oggi sulla Regione un’analisi della scelta di Rocco Cattaneo di lasciare la presidenza e un bilancio della sua azione alla testa del Partito. L’analisi è interessante proprio perché è firmata da un esponente del fattore “R”, mentre Cattaneo lo è, senza dubbio, del fattore “L”. Nel senso che la sua azione e le sue posizioni politiche sono decisamente più liberali che radicali.

Celio annota che “la notizia della rinuncia di Rocco Cattaneo alla presidenza del Plrt è giunta come un fulmine a ciel sereno. Al termine cioè di un discorso nel quale l’interessato aveva ribadito la linea politica seguita negli ultimi anni, rivendicandone la validità. Tutto lasciava quindi prevedere che egli intendesse sollecitare un secondo mandato, tanto più che il progetto di nuovo settimanale “di area”, che dovrebbe consentire al partito di risolvere l’annoso “problema di comunicazione”, è ben lungi dall’essere concretizzato. È però vero che qualche problema in sospeso ci sarà sempre per cui, se dovesse aspettare la soluzione di tutti, nessun presidente potrebbe mai partire. È dunque comprensibile che Cattaneo abbia approfittato della scadenza del mandato per lasciare una carica che dà certamente molta visibilità ma che, altrettanto certamente, comporta più critiche che soddisfazioni”.

Poi traccia un bilancio dalla presidenza “di questo imprenditore prestato alla politica” e gli riconosce, “oltre al grande impegno”, “il merito “storico” di aver trasformato il Plr da schieramento filo-governativo quasi per definizione, in partito che esercita maggiormente lo spirito critico. Che poi tale esercizio rischi anche di trasformarsi in opposizione fine a se stessa (v. “guerra” alla tassa di collegamento), o perfino di scivolare sul terreno paludoso dell’anti-politica (v. proposte relative alla “governance” delle aziende para-pubbliche), è un altro discorso. Che però non cancella il valore della scelta di fondo”.

Celio cita anche “senza voler dare giudizi, che sarebbero prematuri, il tentativo del presidente uscente di dare avvio a una fase d’intesa con gli storici avversari del Ppd. Certo, sul piano elettorale, il tutto non è ancora stato pagante. Le elezioni cantonali sono andate discretamente, ma i risultati delle federali sono stati mediocri e quelli delle comunali, nel complesso, piuttosto deludenti. Sarebbe però ingiusto volerne dare la colpa al presidente. Con ogni probabilità, i risultati sarebbero stati suppergiù gli stessi, chiunque si fosse trovato al suo posto. La colpa è semmai delle nuove contingenze politiche, che non consentono più all’ex partitone di conseguire i successi dei tempi d’oro!”.

L’arrivo alla testa del Partito di un outsider come Cattaneo, non coinvolto direttamente nei conflitti degli anni precedenti, ha secondo Celio “favorito la riappacificazione interna, per cui i rapporti sono ora tornati buoni”.

Celio conclude la sua analisi con uno sguardo al futuro: “Resta ora da vedere come verrà impostata l’elezione del successore, ovvero se la base potrà di nuovo scegliere fra più proposte, o se dovrà solo applaudire quella voluta dai vertici, secondo l’antica prassi. Vedremo così se il “rinnovamento” di cui tanto si è parlato in questi anni, sia stato reale o solo apparente”.

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