POLITICA E POTERE
"E dopo Londra e Washington ora speriamo che cada anche Bruxelles". Boris Bignasca: "Trump porta avanti le stesse idee del Nano". E sulla tassa sul sacco dice: "Referendum molto probabile"
Intervista al deputato della Lega, "trumpista" della prima ora, che dice: "Per il piccolo Ticino il fenomeno Trump è molto più comprensibile che per altri parti del Mondo. Da noi qualcosa di simile è già successo".
©Ti-Press / Gabriele Putzu
POLITICA E POTERE

Trump "spacca" anche il centrodestra ticinese. Bignasca: "A metà tra il Nano e Berlusconi: lo voterei". Rusconi: "No, mai". Regazzi: "Pericoloso"

15 MARZO 2016
POLITICA E POTERE

Trump "spacca" anche il centrodestra ticinese. Bignasca: "A metà tra il Nano e Berlusconi: lo voterei". Rusconi: "No, mai". Regazzi: "Pericoloso"

15 MARZO 2016

LUGANO - Boris Bignasca è un "trumpista" della prima ora (leggi articolo correlato) e naturalmente ha gioito per la vittoria del candidato repubblicano alle presidenziali. Oltre alla soddisfazione e ai commenti politici espressi via social, Bignasca si è spinto un po' più in là: "Proporrò di nominare Donald Trump membro onorario della Lega dei Ticinesi", ha scritto ieri su Facebook. 

 

"Potrebbe essere un'idea complimentarsi con Mr President inviandogli una lettera in cui lo indichiamo come membro onorario della Lega. Naturalmente non mi sfugge il fatto che al 99% non la leggerà mai…", chiosa con ironia il deputato. 

 

Ma da dove nasce questa passione per Donald Trump. Quali sono le affinità tra il presidente eletto e la Lega che, almeno negli anni passati, non è mai stata filoamericana. Anzi. "Seguendo la campagna elettorale statunitense - spiega Bignasca - pur con tutte le differenze sia di merito che di grandezza, certe idee che ha proposto Trump sono le stesse portate avanti da Giuliano Bignasca con la Lega. In particolare l'attenzione alla classe media, la lotta contro establishment, il muro, la fiscalità bassa, un'immigrazione controllata a difesa dei posti di lavoro degli indigeni. Per il piccolo Ticino, in qualche modo, il fenomeno Trump è molto più comprensibile che per altre parti del Mondo. Da noi qualcosa di simile è già successo".  

 

Ora anche lei crede che l'onda lunga di Trump investa ancora di più l'Europa nei prossimi appuntamenti elettorali? Pensiamo alle elezioni francesi soprattutto.
"Londra è caduta, ora è caduta Washington, spero che presto possa cadere anche Bruxelles. Le roccaforti dell'establishment che portano avanti una globalizzazione selvaggia stanno crollando o scricchiolando pesantemente. Affermare che cadrà anche Parigi sotto il vento del populismo democratico è molto prematuro. Il sistema elettorale francese svantaggia una candidata come Marine Le Pen". 

 

E la Svizzera? Dopo la Brexit alcuni credevano che per noi sarebbe stato più semplice trovare una buona soluzione per applicare il 9 febbraio. Ma sembra che le cose stiano andando all'opposto.
"Di fronte a un presidente così forte come Trump si palesa ancora di più la debolezza del Consiglio Federale. Un Governo e una maggioranza parlamentare sempre più concentrati nel trovare il modo migliore per non disturbare gli euroburocrati di Bruxelles, anziché applicare la volontà popolare. Spero che Trump possa dare qualche ispirazione ma ne dubito". 

 

La vittoria di Trump segnala ancora una volta la crisi dei partiti tradizionali. Compreso quello del presidente eletto, i Repubblicani, uscito tramortito dalla vittoria di The Donald.
"È cambiato secolo e questi nodi cominciano ad arrivare tutti al pettine. Sono cambiati i problemi ed è normale che i partiti e i movimenti si devono adattare alla realtà e non far adattare la realtà alle loro ideologie. In questo Giuliano Bignasca è stato un precursore. Bisogna ascoltare i cittadini e fare quello che chiedono. Sempre di più è il popolo a voler decidere senza mediazioni".  

 

Ma il popolo e i cittadini non sono infallibili. Possono sbagliare e in passato lo hanno fatto anche clamorosamente. Pensiamo all'elezione di Hitler, ad esempio. Con questo nessun paragone fra il dittatore nazista e Trump. Ma la possibilità di errore esiste: può essere del tutto sottovalutata acriticamente?
"Credo che nel suo complesso il popolo ha un'intelligenza di molto superiore a quella dell'establishment. Nella mia esperienza di vita ritengo che il Sovrano si sia sempre dimostrato più saggio dei governanti. E quindi sbagliano quei partiti che al posto che ascoltare la gente ascoltano solo se stessi".

 

Un'ultima domanda. Poco fa citava i punti programmatici di contatto tra la Lega e Trump. Voi però ultimamente siete spesso accusati di incoerenza per aver approvato delle misure contrarie al vostro programma. Ultimo caso la tassa sul sacco, proposta dal Governo con il vostro ministro Zali e avversata dal gruppo parlamentare. Come la mettiamo?
"Il 18 giugno il popolo ha votato una tassa di collegamento che costerà ai cittadini 18 milioni, in parte per fortuna sarà pagata dai frontalieri. Pochi giorni dopo il Governo ha aumentato le stime immobiliari che costerà ai proprietari 30 milioni a livello cantonale e quasi altrettanti a livello comunale. La tassa sul sacco cantonale per i cittadini di Lugano rappresenterà un aggravio netto di 9 milioni, che non sarà compensato da un abbassamento del moltiplicatore. Queste sono le cifre. Il fatto che questo modus operandi non rientri nel programma della Lega mi sembra evidente. Stiamo quindi valutando il referendum  sulla tassa sul sacco perché questa proposta non è conforme al nostro programma. Una soluzione, quella del referendum, a questo punto molto probabile". 


AELLE


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