Anzitutto si dimostra per quello che è: tradizionalista senza tradizione. Essa non conosce il fondamentale contributo italiano, diretto e indiretto, all'opera del «Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana» (VSI) – che nacque per impulso di Carlo Salvioni, ticinese, professore di glottologia a Torino, Pavia e Milano; che beneficiò della partecipazione di Pier Enea Guarneria, professore a Pavia, e soprattutto di Clemente Merlo, professore a Pisa, il quale sostituì lo stesso Salvioni alla direzione dei lavori (1920); che trovò un appoggiò fondamentale a Pisa, dove i materiali raccolti venivano trasportati per poi essere ordinati dagli studenti della locale Università; che, allorquando il materiale fu trasportato da Pisa al Ticino (1936), venne diretta da Silvio Sganzini, faidese, formatosi a Roma e a Firenze; e che poteva contare, tra gli altri, su Gianfranco Contini come membro della commissione filologica.