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Ultimo aggiornamento: 19.09.2019 21:23
© Ti-Press / Samuel Golay
Politica e Potere
04.02.2017 - 16:540
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi. Il ministro delle istituzioni: "In uno Stato liberale ognuno organizza le feste che vuole, ma quella sui narcos per me è poco opportuna. Ecco perché"

Intervista al ministro delle Istituzioni: "Benché possa sembrare una realtà distante e magari - negli intendimenti degli organizzatori - su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de "Il Padrino". Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, 'Ndrangheta in primis"

BELLINZONA - In uno Stato liberale ognuno può organizzare i party che vuole (assumendosene però la pieno responsabilità), ma dedicare una festa di carnevale alla criminalità organizzata per me è insensato.  
 
È questo in sintesi il pensiero di Norman Gobbi sulla festa a tema ispirata alla serie tv che ha narrato le gesta di Pablo Escobar e dei narcos colombiani, che tanto sta facendo discutere. Il ministro delle istituzioni, interpellato da Liberatv, ha deciso di esprimersi sul party in agenda per il prossimo Rabadan al Caffè degli artisti di Bellinzona. 
 
A Gobbi abbiamo chiesto innanzitutto la sua opinione sul "caso" e se si augura un ripensamento sul tema della festa da parte degli organizzatori: "Diciamo innanzitutto - risponde il ministro - che in uno Stato liberale, ognuno può fare quello che intende, assumendosi però completamente le conseguenze del suo agire. Sta solo a loro quindi decidere se dedicare un party ad un'organizzazione criminale attiva e con ramificazioni globali sia qualcosa di sensato. Evidentemente per me non lo è.  Mi auguro che si tratti di una scelta inopportuna presa in buona fede, come d'altronde ha già avuto modo di spiegare il gerente del locale".
 
Con il direttore del Dipartimento delle Istituzione, dunque dell'ordine pubblico, cerchiamo di allargare il discorso, chiedendogli se un un party con un tema del genere possa essere dannoso per il carnevale di Bellinzona. La risposta di Gobbi è articolata: "Benché possa sembrare una realtà distante e magari - negli intendimenti degli organizzatori - su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de "Il Padrino". Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, 'Ndrangheta in primis. Non possiamo quindi banalizzare chi produce in Sud America e commercializza a livello globale stupefacenti, che giungono attraverso lo smercio sino alle nostre latitudini".
 
L'obiezione che alcuni hanno fatto alle critiche espresse da più parti sul tema della festa, è il diritto alla satira, stampato nel dna del carnevale, anche su questioni sensibili come può essere la criminalità organizzata. Traducendo in domanda: a carnevale ogni scherzo (e ogni festa) vale oppure esiste un limite alla satira (ammesso e non concesso che di satira si tratti)? "Come detto in entrata - risponde Gobbi - ognuno si assume le  responsabilità del suo agire. Certo hanno fatto parlare del loro party, ma banalizzare la criminalità organizzata mi sembra poco opportuno".
 
Infine la questione serie Tv, perché tutto parte da lì. L'ispirazione del party, infatti, nasce dalla fortunata serie di Netflix dedicata alla vita di Pablo Escobar e alla guerra tra i narcos (e tra narcos e autorità) che ha insanguinato la Colombia in quegli anni terribili. La questione degli effetti negativi, soprattutto sui giovani, che possono produrre questi telefilm dedicati alla criminalità organizzata, è da tempo al centro di un aspro dibattito tra chi sostiene che anche il male va raccontato senza filtri, e chi invece intravvede il pericolo della mitizzazione, se non dell'emulazione, di alcuni criminali.

Ecco come la pensa Norman Gobbi: "Diciamo che serie televisive come "Gomorra" o "Sopranos" servono a comprendere anche dal punto di vista conoscitivo come funzionano e agiscono le organizzazioni criminali. Credo che coloro che a seguito di serie tv, in particolare "Gomorra", possano poi essere attratti da questo mondo, sono fragili quanto coloro che abbracciano gli estremismi e il radicalismo islamico; necessitano di un'organizzazione in cui poter sentirsi qualcuno e poter diventare qualcuno agli occhi della comunità, in questo caso da temere. Il problema è sociale e associazioni criminali scaltre trovano in esso un terreno fertile per le loro azioni di reclutamento".

AELLE
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