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Fabrizio Cieslakiewicz: "Vi spiego i motivi del nostro successo"
"BancaStato sta diventando uno degli ultimi attori importanti e profondamente legati al territorio e, di conseguenza, il cliente ticinese si sta avvicinando sempre di più a noi"
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BancaStato, oltre 57 milioni al Cantone

13 MARZO 2026
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BancaStato, oltre 57 milioni al Cantone

13 MARZO 2026

BELLINZONA - Fabrizio Cieslakiewicz, 57 milioni e mezzo di dividendi distribuiti al Cantone in queste lune di carestia sono una manna dal cielo. Tant’è che lei e i suoi colleghi della Direzione generale avete ricevuto i sinceri complimenti del ministro delle finanze Christian Vitta… Anche se il dividendo era un po’ inferiore rispetto all’anno scorso. Ma lei ha spiegato che le condizioni quadro sono cambiate…

Sì, le condizioni quadro sono cambiate. Una banca come la nostra, che dipende in modo importante dal margine di interesse, risente molto dei cambiamenti di contesto. Detto questo, il risultato resta comunque il terzo miglior risultato della storia di BancaStato: possiamo dunque parlare di un’ottima annata.

Dal 2021 in poi c’è stata una crescita evidente: qual è stato il volano che ha reso BancaStato così performante?

I fattori sono diversi. Prima di tutto BancaStato sta diventando uno degli ultimi attori importanti e profondamente legati al territorio e, di conseguenza, il cliente ticinese si sta avvicinando sempre di più a noi, scoprendo concretamente cosa possiamo offrire. La scomparsa o il ridimensionamento di altre realtà — penso per esempio a Credit Suisse — ha giocato a nostro favore. Poi non va dimenticato che negli ultimi due anni, con una situazione di tassi e una grande liquidità a disposizione, la banca ne ha beneficiato grazie a operazioni di tesoreria e, di nuovo, grazie al margine di interesse. Oggi siamo tornati a una normalità che però significa comunque utili lordi intorno ai 100 milioni. Se pensiamo che solo sei anni fa eravamo attorno ai 60 milioni ed eravamo già contenti… si capisce bene l’evoluzione. Ora la banca deve approfittarne: deve farsi conoscere e apprezzare ancora di più dai clienti.

C’è però l’altro lato della medaglia: controlli più stringenti, regole più severe, maggiore pressione regolamentare.

Sì, naturalmente. Anche il passaggio di BancaStato da categoria 4 a categoria 3 ci ha portato a una sorveglianza più intensa da parte del regolatore. Ma sopra il regolatore c’è la Confederazione: è la Svizzera che chiede più rigore. Penso in particolare a tre ambiti: antiriciclaggio, rischio di bolle immobiliari e soprattutto rischio informatico. In questi campi la FINMA richiede maggior controllo e una gestione del rischio più strutturata. E questo si fa con più verifiche e assumendo personale specializzato. È quello che abbiamo fatto anche noi.

Un altro pilastro del successo è Axion Bank, la vostra consorella nel private banking: quanto pesa oggi?

L’investimento fatto a suo tempo in Axon nasceva proprio per ridurre la dipendenza esclusiva dal margine d’interesse e creare una vera diversificazione. E la prova è nei numeri: su un utile lordo di circa 107 milioni, 15 milioni arrivano da Axon. È un contributo molto importante, e significa che la diversificazione sta dando i frutti auspicati. In prospettiva, anche internamente, dobbiamo aumentare la componente commissionale: l’obiettivo è arrivare a un mix più equilibrato, idealmente 60% margine d’interesse e 40% commissionale, includendo anche il contributo di Axon.

Sul fronte ipoteche: lieve incremento, ma con difficoltà crescenti per molte famiglie.

Sì, è sempre più difficile costruirsi una casa, soprattutto se il reddito medio in Ticino non aumenta. E va chiarito un punto: non è perché oggi i tassi sono più bassi che le banche concedono più ipoteche. Oggi siamo vincolati a calcoli di sostenibilità dell’onere impostati su logiche di lungo termine. Se non cambiano reddito e condizioni quadro, sarà sempre più difficile vedere una crescita della proprietà privata da parte dei ticinesi. Ci sarà un ritorno a più affitto, che è anche la storia della Svizzera: ci sono più immobili in affitto che in proprietà.In più c’è un tema strutturale: sul nostro territorio ci sono sempre meno terreni. La scheda 6 chiederà anche di dezonare terreni edificabili: meno offerta significa prezzi più alti. E per sostenere quei prezzi servono mezzi propri e reddito.

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